Affacciata sul porto canale di Fiumicino, troviamo...

Recensione di del 30/03/2007

Zi Pina

37 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 37 €

Recensione

Affacciata sul porto canale di Fiumicino, troviamo questa trattoria dall’ambiente caldo ed accogliente, con le finestre basse che danno sulle barche. Al primo impatto l'atmosfera è tranquilla e rilassata.
L'ambiente si sviluppa su due sale con pareti e soffitto in legno, illuminate soffusamente; complessivi 50 coperti, tavoli piccoli ma non minuscoli apparecchiati con tovaglie rosso-granata; all’ingresso la vetrina del pesce fresco con rombi, spigole, orate, scorfani, gallinelle e branzini, di buona taglia ma di probabile acqua cultura.

Il menu non è enciclopedico, anzi sono solo due facciate, ma è organizzato per stili di cucina e ogni stile copre tutte le portate, dall’antipasto al secondo; chiaramente il pesce fa da padrone, anche se c’è un’offerta di piatti della tradizione popolare di terra, in particolare primi.
Oltre all’organizzazione non proprio intuitiva della carta, la scelta si fa difficile sui primi, ai quali vengono assegnati nomi di fantasia di cui bisogna chiedere la spiegazione: le fettuccine alla barcarola sono con lupini e pesce sfilettato, mentre le pappardelle dell’ammiraglio sono condite con pachino, pesce filettato e molluschi. Il tono da scolaretta che recita la poesia della cameriera, poi, non è dei più confortanti (tra l’altro, c’è proprio bisogno di aggiungere “signore” alla fine di ogni frase?).

Carta dei vini con proposte da tutta Italia, sia locali sia grandi nomi. Ordiniamo un Frascati Villa Candida con cui il cameriere benedice il pavimento nello stappare la bottiglia con un po’ troppo di scena.

Non c’è entrée, ma il cestino del pane la sostituisce con panini alle olive, focaccine con pomodorini e basilico e grissini tozzi al sesamo (confezionati). Come primi scegliamo le pappardelle dell’ammiraglio (buone, ma mancava ancora un minuto di cottura) e i paccheri alla Positano, con pesto di basilico e frutti di mare (buono il gusto, ma un po’ slegato il condimento dalla pasta).

Come secondo abbandoniamo l’idea di una pezzogna per una semplice grigliata mista: scampi, gamberoni, moscardini e calamari. Portata non abbondante, qualità discreta senza entusiasmare.
Come contorno una ruchetta e un carciofo alla romana, insolitamente tiepido. Onesto, senza grosse emozioni.

Lasciamo perdere il dolce (la recita del cameriere ci insinua il dubbio di industriale) nella speranza di trovare un amaro tradizionale, comune in molte trattorie di Roma, rimanendo delusi all’offerta di sole marche commerciali.

Il conto finale recita 111 euro in 3.

Non si mangia male, ma abbiamo l’impressione che l’onesta trattoria vicina al porto abbia voluto darsi aspirazioni alzando i prezzi (7 euro un carciofo ci sembra un po’ eccessivo) e la misura dei piatti (dimensioni extralarge, e a che pro il decoro a fette concentriche di limone e carota?). Forse meglio lasciarsi tentare dal pescato cucinato a piacere, anche se a prezzi non proprio popolari.

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