Una giornata di relax a Firenze è l’occasione per ...

Recensione di del 01/11/2011

Da i' Coco Filippo

35 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Una giornata di relax a Firenze è l’occasione per girellare anche fuori dalle solite mete turistiche e, da bravi viandanti del gusto, scegliere come location questa trattoria che, da fuori, limita la sua presenza ad una semplice vetrina con porta, quasi una pudica esposizione di se stessi.
Entriamo e veniamo accolti subito da un’armonia di aromi provenienti dalla cucina degni di esser descritti dalla penna e dal calamaio di Dante e dalla simpatia del titolare in persona: i’coco (il cuoco, in fiorentino) appunto!
Il locale si sviluppa prevalentemente nella sala al piano sottostante, che si apre con un arco su una prima sala ristretta ma accogliente, arredata in stile rustico. Alle pareti trovano spazio foto di caccia e una bella cantina ricca di etichette locali anche di annata.
Qui si mangia toscano, anzi fiorentino e tale deve essere l’approccio di altri futuri mangioni che si appropinqueranno da queste parti.
Accomodati al tavolo e serviti subito di cestino del pane e dall’acqua, leggiamo i menù districandoci tra quelle che appaiono fin da subito, autentiche leccornie.

Iniziamo da un antipasto: crostini toscani. Un ensemble di tre crostini a testa con patè di fegato, ragù di cinghiale e porcini e tartufo (quest’ultimo squisito). Freschi, prelibati sufficientemente grandi di dimensioni.
Insieme all’antipasto arriva il vino: un Sangiovese locale del 2009, capace di armonizzarsi ai sapori decisi di quanto andremo a consumare.
I primi.
Valentina sceglie le tagliatelle con ragù di cinta senese; una leccornia da leccarsi i baffi, con maggior convinzione, sapendo che le tagliatelle sono rigorosamente fatte in casa, alla vecchia maniera, con sfoglia ruvida che ben cattura gli aromi del condimento.
Io vado invece sulle pappardelle su papavero e funghi porcini: il papavero dona note di prato che donano nuove armonie al forte sapore di bosco dato dai porcini, freschi e abbondanti. Ottime senza alcuna riserva!
I secondi.
Valentina si mantiene sul classico, ordinando salsiccia con fagioli. La salsiccia è saporita (oserei dire in vino bianco) ed i fagioli sono l’accompagnamento ideale, sodi e ben cotti. Nel profumo e nel sapore si ritrova proprio l’armonia dei piatti di una volta.
Il sottoscritto rimane invece affascinato dal cinghiale in umido: che scelta azzeccata! In cucina sono stati capaci di conservare il selvatico di questa carne prelibata senza affogarlo in un condimento che ne avrebbe tolto tale peculiarità. Entrambi i piatti si sposano bene con il vino precedentemente ordinato.
I dolci.
Valentina decide di andare sul tradizionale: cantucci in vin santo. I cantucci sono fatti a mano, si riconosce dal giallo di abbondanti uova che hanno dato origine ai biscotti e dal taglio degli stessi. Ne rubo un paio anch’io, offrendola una piccola porzione della mia crostata di arance e pinoli. Ovviamente casalinga, ovviamente ingredienti genuini.
Giudizio finale.
Sembra di mangiare presso la cucina di una nonna, tanto il sapore è genuino.
Soddisfatti dalla scelta, tanto per l’ambiente ed il servizio (i’coco s’è mostrato ospitale, disponibile a descrivere i suoi piatti ed ha tolto dal menù il costo del coperto) quanto e soprattutto per le libagioni, paghiamo soddisfatti il conto. Settanta euro (35 a testa) per antipasti, due primi, due secondi, due dolci, vino e acqua. Senza dubbio un locale dove tornare con fiducia ed un “bravo” su tutta la linea “a i’ coco”!

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