Un "ma" grosso come una casa...

Recensione di del 17/09/2014

Osteria la Cuccagna

58 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 58 €

Recensione

Davvero un peccato, e dirò presto il perchè. Cominciamo dalle note positive.

La cucina è più che discreta, anche se non mi sento di aderire ai toni lirici di altre recensioni prima della mia, e varrebbe senz'altro una seconda visita.

All'interno del menù guidato "ordine di mare", i piatti vanno dal discreto al buono. I punti di forza sono la crema di ceci con gamberi (anche se, a mio gusto personalissimo, avrei forse preferito un'aggiunta di olio a crudo e una spolverata di pepe bianco), le acciughe del cantabrico su pan dolce, in cui il contrasto del dolce del pane, il salato dell'acciuga e la geniale aggiunta di una fogliolina di menta danno un tocco intrigante che merita una lode, e, anche se in sordina, l'insalata di polpo, in cui si avverte un profumo discreto, non invadente, con una punta di dolceamaro: presumo si tratti del miele.

Mia moglie ha gradito molto il tempura di baccalà, che a me ha lasciato freddo. Punti decisamente migliorabili sono la pasta ai 33 tuorli, in cui l'accostamento col granchio è scontato, e che innervosisce un tantino per la dicitura "granchio dei ghiacci": che è? Non sono stato capace di trovarlo, ma forse è colpa mia, e ne faccio ammenda in anticipo.

Il locale è ben fatto, giocato sui toni del sabbia e del grigio, probabilmente diverso da come poteva risultare prima: ha un tocco sofisticato, anche se in qualche punto ha qualche carenza di finitura (tavoli fessurati e mal verniciati, legno scadente...). Nel complesso ha un tono "in", tale da far prevedere una cena di livello.

Ma, e ci siamo, abbiamo mangiato un pranzo di una decina di portate in un'ora esatta, serviti a raffica, senza neppure tre secondi tra una portata e l'altra.

I piatti vengono sbattuti sul tavolo al punto da scompaginare la preparazione estetica.

Non si può essere schizzati dalla mescita del vino al primo assaggio, perchè viene versato mezzo bicchiere dall'alto.

Non si può essere preoccupati dalla sorte delle posate che, ad ogni cambio, devono venire prese al volo dal cameriere perchè altrimenti finiscono in grembo al commensale.

Non si può veder portare via il cestino del pane mentre portano via il piatto del secondo che hai appena finito, cestino verso cui stai allungando una mano per un ultimo grissino.

Poi, ed è proprio la classica goccia, non si può vedersi togliere, sia pure a fine pasto, la bottiglia dal secchiello del ghiaccio perchè ne hai bisogno, lasciandoti un terzo di bottiglia sul tavolo a riscaldarsi.

Che devo dire? Ho mangiato con questi ritmi e modi in una trattoria dove si girano tre turni in un'ora e mezza-due su una ottantina di tavoli, frequentati da camionisti e impiegati (si mangia benino, tra l'altro, il locale è un classico ben conosciuto), o in una pizzeria che una volta esisteva a Milano sotto casa mia, dove il padrone, simpaticissimo peraltro, ti offriva il caffè se te ne andavi alla svelta. In un ristorante con un certo look pretendo un po' di calma.

Faccio un'ultima considerazione, che tuttavia dipende esclusivamente da una mia idiosincrasia, per cui, non avendo valore oggettivo, va presa molto con le molle.

Io odio due cose, in un menù:

a) Piatto enorme e miniporzione. Avete presente quando sul bordo del piatto vi mettono quello sbaffo di inutile colore? a me da sempre l'impressione che lo facciano per far sentire meno sola la porzione.

b) quando, nella logica del menù guidato di degustazione, vi danno un solo pezzo di una qualsiasi cosa. Signori, in una - dico 1 - capasanta c'è qualcosa di immorale. E così in una acciuga. O togliete quella degustazione, visto che ogni portatina è oggetto di piatto singolo, o me ne date almeno due, e accetto anche qualche euro in più.

Intendiamoci, alla fine del pasto la quantità era sufficiente (non abbondantissima, ma sufficiente) quindi non ho recriminazioni globali, ma credo sia una sorta di rispetto verso il cliente. Prendetelo per quello che vale.

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