Riso e pesce persico come da tradizione

Recensione di del 04/12/2013

Trattoria Ruffino

15 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 15 €

Recensione

L’inverno è alle porte, ma la giornata serena e mite è ideale per una gita sul lago a cui associare un pranzo a base di pesce.
Sia io che mia moglie siamo attratti da Ruffino, osteria segnalata della guida di Slow Food, a cui telefoniamo preventivamente per verificare l’effettiva apertura, dando per scontata la disponibilità di posto in un giorno infrasettimanale di dicembre.

Giunti a Domaso facciamo quattro passi soffermandoci a leggere il menu proposto in alcuni dei numerosi ristoranti del paese cercando ispirazioni per una futura visita. Il nostro interesse non sfugge al proprietario di uno di questi, che ci avvicina e ci invita a fermarci da loro. Ma noi abbiamo prenotato altrove. Ci chiede dove e, con una smorfia di disgusto ci avverte che non faremo fatica ad individuare la nostra meta perché avvolta da un forte odore di fritto. Di fronte all’insistenza replichiamo che reputiamo scorretto disdire la prenotazione e, pur perplessi, decidiamo di non farci scoraggiare, considerando che il fair play è una virtù di cui non sempre sono dotati gli imprenditori in concorrenza diretta.
Nel vicolo che porta alla nostra trattoria, situata a pochi passi dalla riva del lago, non si sente odore alcuno, ma appena entrati nel cortiletto che dà accesso al locale, l’odore di fritto è effettivamente penetrante. Un po’ titubanti varchiamo la soglia, ma qui l’odore non c’è più.

Ci troviamo in un piccolo locale con un banco bar ed un grande camino acceso. Sopra il fuoco c’è una piastra su cui sono distesi dei filetti di lavarello in fase di grigliatura. Sopra il camino c’è una parata di vecchie sveglie e, appese alle pareti, una miriade di chiavi e di vecchi oggetti di cui non sempre riesco a decifrare la funzione. Su un tavolo ci sono grandi marmitte contenenti varietà di pesce conservate con modalità diverse. Ricaviamo l’impressione, un po’ positiva e un po’ no, di trovarci in un luogo dove il tempo si è fermato alcuni decenni fa.
Da qui veniamo accompagnati al nostro tavolo, sistemato in una più ampia sala ben riscaldata ed affollata da giovani, chiaramente in pausa pranzo, ed anziani, verosimilmente pensionati. L’alto numero di presenti e le espressioni in dialetto comasco che riusciamo a cogliere ci sembrano indicare apprezzamento da parte di clienti che conoscono la cucina locale.
Anche questa sala ha un aspetto di altri tempi. Sulla parete di fondo c’è una grande pittura di ispirazione popolare, mentre le altre pareti sono ricoperte da legno scuro. Il pavimento è rivestito da vecchie “cementine” esagonali rosse e bianche. I tavoli sono apparecchiati con tovaglie rosso vivo su cui sono disposte tovagliette e tovaglioli di carta. Alle stoviglie, prive di qualsiasi ricercatezza, fanno da contrappunto le candele accese su tutti i tavoli che contribuiscono a creare un’atmosfera calda ed accogliente.

Non c’è menu scritto. Nemmeno la cameriera è prodiga di informazioni sui piatti odierni, tanto che per orientarmi sono costretto a fare ripetute domande. Chiedo anche quale vino sia disponibile, così vengo a sapere che posso scegliere tra bianco e rosso. Un po’ disarmato chiedo se ci sia anche vino in bottiglia ed in particolare se ci sono mezze bottiglie. Risposte: sì alla prima domanda, no alle seconda. Alla fine, vedendo la scelta di tutti gli altri commensali, decidiamo per del bianco sfuso, la cui qualità si rivelerà mediocre.

Tra i cibi proposti scegliamo il riso con filetti di pesce persico, saltando gli antipasti e rinviando l’ordinazione di un secondo, magari i bei filetti di lavarello visti sulla piastra.

La portata viene servita su un vassoio di acciaio. C’è una montagnola di riso su cui sono disposti numerosi filetti di pesce impanato e fritto. La porzione è molto abbondante e si configura come piatto unico, rispettando la prassi in uso nei locali affacciati sul lago. Il riso, cucinato in bianco, è condito con il sugo di frittura, aromatizzato con salvia ed altre erbe e spolverato con formaggio grattugiato leggermente gratinato, rispettando la tradizione locale che privilegia questo tipo di preparazione rispetto al risotto tostato e mantecato. I filettini di pesce, buoni e saporiti, sono croccanti, ma anche abbastanza unti. Piatto molto gustoso, che consumiamo con golosità fino in fondo, anche dopo aver raggiunto il normale livello di sazietà, sfidando l’avvertimento del ristoratore concorrente. Alla fine non ce ne pentiremo, ma solo dopo aver verificato la totale assenza di postumi problemi digestivi.

In sintesi.
Abbiamo mangiato un solo piatto: riso con filetto di pesce persico. Uno dei più buoni assaggiati nei paesi attorno sia al Lago di Como che agli altri laghi lombardi.
Il servizio è ruspante. A mio modo di vedere accettabile in questo tipo di trattorie tradizionali, ma certamente criticabile da parte di chi attribuisce peso determinante al rispetto delle forme.
L’ambiente vecchia maniera è rustico, ma di fatto gradevole e accogliente.

Conto di 30 euro per due persone, di cui 20 euro per il piatto unico destinato a due persone ma idoneo per sfamarne anche un’altra, 6 euro per mezzo litro di vino sfuso e per una bottiglia di acqua minerale, 2 euro per due caffè, 2 euro per due coperti: contenuto in assoluto ed in rapporto alla soddisfazione per il pranzo che ci è stato servito.
Ricevuta fiscale XMRS 1680/2013 del 4 dicembre 2013

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