Mia moglie ed io è la quarta volta che ceniamo in ...

Recensione di del 27/08/2011

Marconi

45 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 45 €

Recensione

Mia moglie ed io è la quarta volta che ceniamo in questo ristorante, e la seconda che lo recensiamo. Prima di iniziare la descrizione della serata vorrei quindi soffermarmi sugli elementi comuni a queste diverse esperienze, che sono poi a nostro avviso quelli che meglio possono esprimere il nostro punto di vista sulle proposte culinarie del Marconi. Innanzitutto il bilancio complessivo è senz’altro positivo, sarei tentato di dire molto positivo (in particolare se pensiamo alla fascia di prezzo in cui si colloca il locale, ovvero 40-45 euro per un pranzo di tre portate) se non fosse per quel piatto che a volte proprio non convince. Una volta possono essere i paccheri con un’amatriciana di mare, un’altra (che sarebbe poi quella di cui parlo in questa recensione) gli spaghetti di Gragnano con julienne di verdure, gocce di pomodoro e fiocchi di ricotta di capra, fatto sta che accanto a preparazioni ben eseguite e davvero gustose abbiamo spesso trovato una vivanda a nostro avviso proprio “sbagliata”, se non nella tecnica (in merito alla quale lascio la parola a chi questa tecnica possiede o almeno conosce meglio di me) quantomeno nell’effetto al palato. Intendiamoci, se è la quarta volta che scegliamo di cenare qui significa ovviamente che ci attendiamo di mangiare bene, e così è stato finora. Però, c’è sempre (rectius: spesso) quel “però”, ed è un peccato perché ci troviamo davanti ad uno chef (Denis) che propone in un territorio che è vissuto per anni solo su “polenta e...” una cucina che vuole innovare e sperimentare pur restando con i piedi ben saldi a terra.
Veniamo alla nostra cena. Per quanto riguarda l’ambiente sarò rapido, spero non sbrigativo: due sale, una interna con tinte calde e delicate (giallo, arancione, e una parete rossa dietro alla cassa), e una bella terrazza estiva, che le normalmente rigide/fresche temperature di Crodo non consentono di sfruttare quanto meriterebbe. Tavola curata, posate Sambonet, e un cestino del pane molto vario e davvero ottimo: pane di segale, alle uvette e noci, mini focacce e, se ben ricordo, dei panini ai semi di papavero, oltre a grissini caserecci (intendo non industriali) davvero buoni. Dopo due (mini) tartine di benvenuto (al salmone e alle olive e caprino) arrivano i primi che avevamo ordinato: gnocchi di patate ripieni di Robiola di Roccaverano con vellutata di noci e castagne al vapore, e gli spaghetti di Gragnano con julienne di verdure e ricotta di capra a cui ho già accennato più sopra. Gli gnocchi (sei o sette grandi gnocchi allineati su un bel piatto di porcellana rettangolare) adagiati su una crema di noci e castagne (forse un po’ pochina) sono stati davvero un bell’incontro: il formaggio dal gusto giustamente marcato a bilanciare la delicatezza degli gnocchi e il dolce delle castagne. Gli spaghetti, al contrario, deludenti. Cottura non perfetta della pasta, a mio avviso troppo prolungata (corretta invece a parere di mia moglie) e un sugo insapore, scialbo, una sorta di gazpacho (i puristi mi perdonino, ma si fa per capirsi) senza un gusto percepibile, direi quasi una salsa “neutra” che nulla ha aggiunto agli spaghetti peraltro di buona fattura.
A seguire, un galletto ruspante profumato al limone con salvia fritta e un caprino ossolano della Val Toppa con indivia brasata in agrodolce, mele allo Chardonnay di Crodo, noci e focaccia (quest’ultimo in realtà un antipasto). Cottura perfetta del galletto, con gli umori della carne ancora ben presenti a rendere il tutto succulento e piacevole; buona la scelta della materia prima per il caprino (reso forse un poco asciutto dalla permanenza in frigorifero).
Infine una gran tavolozza di dessert: otto diversi dolci che vanno dal gelato di albicocca (molto saporito) alla crema alla vaniglia con salsa ai lamponi (eccellente), passando per crema bruciata, bavarese al cioccolato, e altre simili delizie, per un insieme di grande qualità tecnica.
Servizio attento e cortese con qualche sbavatura nella mescita del vino, a seconda dei casi servendo prima me o la mia signora senza ragione apparente (ma qui è almeno un concorso di colpa visto che avrei dovuto versarlo io alla mia signora, cosa che per distrazione non ho sempre fatto), e con un “buon appetito” di troppo da parte della, peraltro gentile, cameriera a inizio pasto.
A distanza di due anni dalla precedente recensione, una delle prime, mossa da qualche entusiasmo di troppo, non posso che rivedere al ribasso i voti dati alla cucina, nonostante il ristorante resti comunque uno dei più interessanti dell'Alto Verbano e il giudizio non possa non tener conto di quanto di cattivo se non di pessimo si trovi ormai in giro a 40 euro a persona.
Conto, onesto, di 90 euro tondi in due, che includono una bottiglia di acqua, una mezza bottiglia di Kratos IGT Paestum Fiano Luigi Maffini e due caffè.

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