Ho sempre avuto la curiosità di provare questo fam...

Recensione di del 24/03/2007

La Maison de Filippo

52 € Prezzo
4 Cucina
5 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 52 €

Recensione

Ho sempre avuto la curiosità di provare questo famosissimo locale, che da anni conserva nel mio immaginario un fascino meraviglioso ed evocativo di tante belle cose; purtroppo per mille motivi, nonostante si frequenti la zona da quasi trent'anni, solo ora ho potuto accedere a questo "tempio" della cucina
di montagna di un tempo.

Il locale è situato in una grazione di Courmayeur, l'incantata e romanticissima Entreves, ai piedi del massiccio del Monte Bianco, così ai piedi che sembra di poterlo toccare. Si posteggia nel grande garage dell'omonimo (e meraviglioso) hotel de la Maison, gestito dalla stessa famiglia. In particolar modo il fratello che "lanciò" a suo tempo il ristorante, da qualche anno si è spostato sull'albergo. E il ristorante è passato di mano al fratello. Purtoppo. O per fortuna per chi cerca alloggio.

L'ambiente è lo stesso di un secolo fa: una grande casa di montagna, rustica ma calda, accogliente, trasudante di tradizione.I grandi tavoli disposti sui tre livelli sono attaccati l'uno all'altro, attaccatissimi, quasi non si riesce a passare, del resto business is business.

Prenotiamo con una settimana di anticipo il nostro sabato sera alla Maison.
Veniamo accolti con poco garbo ma senza sgarbo, veniamo orientati al primo piano e ci imbattiamo in un cameriere palermitano che ci accompagnerà nel nostro viaggio.

In tavola c'è già un cesto con il pane (meraviglioso) e un tagliere con una decina di salami da affettare, tutti di varietà diverse. Uno più cattivo dell'altro. Ma è divertente.

Il menu è a prezzo fisso (45 €) e prevede una serie interminabile di antipasti caldi e freddi, una scelta di un primo e di un secondo piatto tra quelli proposti, e sono tantissimi! E dolci della casa.

Bene, salami a parte io e mia moglie in libera uscita ci apparecchiamo la pancia per goderci gli antipasti e domandiamo a Carmelo di portarci un vino valdostando "di corpo" abbastanza "pieno e rotondo".
L'ignaro bravo ragazzo siculo, ahimè, arriva con un Torrette 2005: noi lo guardiamo un po' come si fa con un u.f.o. Allora si scervella, consulta una fantomatica inesistente carta dei vini e partorisce l'unica alternativa (esclusi Chianti vari e Baroli DOCG) da lui definita "corposa" di cui dispone la casa: un meravifglioso Donnaz 2003. Di una freschezza impressionante, pochissimo corpo e rotondità (come la maggior parte dei vini di queste parti) ma noi lo accettiamo, perlomeno per la buona volontà dimostrata.

La cena prosegue, e ci vengono messi sul tavolo prelevati da altri tavoli (divertente, forse poco haccp ma divertente) degli orribili antipasti, che non avrei offerto nemmeno al mio peggior nemico.
Vi risparmio i nomi delle atrocità, per brevità ed educazione segnalo solo la "cipolla contta con le uvette" buona e divertente, ed il cotechino (servito con il prosciutto cotto caldo e insapore) con una composta di mela e la verza. Buonino.

Passando ai primi piatti, vista la mia indecisione tra un raviolo di erbette con la fonduta e un trortello di carne in crema di toma d'alpeggio il buon Cammelo mi risponde affabilmente che potrò averli entrambi. E viva l'Italia!
Mi arrivano diue fumanti pirofile da campo (a Milano avrebbero sfamato una dozzina di commensali) con dei bellissimi ravioli e tortelli.
Per fortuna bellissimi, perchè in bocca emozionavano poco più di una vaschetta di cibo per gatti.
E via, del resto, business is business, il locale è pienissimo e hanno ragione i proprietari, perlomeno, io sono di questa idea.
E' il mercato che conta molto spesso.
Per pudore evitiamo il secondo piatto, con grande, grande rammarico.

Ma qui, finalmente, la bella notizia.
Il dolce.
Io credo che valga la pena arrivare sino ad Entreves, sciropparsi la cattiva accoglienza, il locale urlante, Carmelo e i sui vini terribili, la trafila di cibo mal cucinato, i 45 euro e tutto quanto "anche solo per godersi il dessert".

Castagne cotte con panna montata (fatta in casa, anche se si è risparmiato un poco sulla qualità del latte). Abbiamo fatto il bis.
Prugne cotte e fichi cotti. Una delizia di semplicità ma anche di bontà.
E poi il gelato della casa!
Un gelato di crema con caramello e cioccolato che così buono non abbiamo mai mangiato nella vita.
Sul serio. Bravi!
Peccato quei ritocchini da fare su accoglienza, antipasti, primi e secondi...a parte questo i dolci davvero li dovete assaggiare.

Per il resto che dire? Se non dispiacersi del fatto che l'ennesimo monumento alla buona cucina italiana tipica regionale è diventato una money machine dalla quale però vince solo il banco! E vabbè, business is businnes.
Ci consoliamo con l'Auberge de la Maison, il suo bel ristorante e il suo meraviglioso breakfast e riviviamo con esso i tempi dei fasti, tramontati e passati.
Alla prossima miei cari.

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