È tempo di stinco!

Recensione di del 27/04/2013

Antica Osteria Lungoladda

25 € Prezzo
7 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 25 €

Recensione

Selezioniamo questa osteria nei dintorni di Lodi dopo aver consultato la nuova versione de ilmangione.it e il ricco sito web del locale, in cui è pubblicata la composizione ed il prezzo di un menu comprendente un attraente stinco di maiale al forno.
L’osteria è situata in piena campagna, in un ambiente che, pur essendo vicino alla città, ne appare lontanissimo, tra prati, rogge, brume e casolari sparsi.
Parcheggiamo in un ampio spiazzo adiacente all’osteria e l’autenticità dell’ambiente campestre, oltre a balzare all’occhio, balza immediatamente al naso per il diffuso odore di concime, che tuttavia non risulta neanche tanto fastidioso, in quanto connaturato con le caratteristiche del territorio agricolo.
Accanto all’osteria sono visibili vecchie attrezzature contadine, tra cui un classico carretto con le ruote di legno alte e massicce. Qua e là, oltre ad alcune galline, gironzolano liberamente delle oche con il becco nero con sopra una specie di bernoccolo nella parte superiore, che credo sia caratteristico di una varietà cinese.
Si passa da uno spazio coperto ove sono esposti album fotografici di matrimoni festeggiati nel locale. A destra c’è una grande area coperta da tendoni a gazebo, oggi non è utilizzata, mentre a sinistra c’è l’ingresso dell’osteria.

Veniamo accolti da un cameriere che non ci saluta, ma che ordina a mia moglie con tono perentorio di lasciare l’ombrello (asciutto) in un portaombrelli che non avevamo notato all’esterno del locale.
Un po’ perplessi lo seguiamo attraversando un ambiente rustico, pieno di pentole di rame ed oggetti di ogni tipo in cui sono collocati grandi tavoli rotondi ed un pianoforte. Veniamo sistemati in un angolo di un’altra sala ove è acceso un camino che dona una gradevole atmosfera all’ambiente.
Il tavolo è apparecchiato con tovaglia e tovaglioli di stoffa color rosso mattone, copritovaglia bianca, stoviglie di decoroso aspetto. È presente un tagliere con pane da affettare fatto in casa.
Il cameriere ci chiede se siamo in possesso di un coupon: domanda che sembra aver senso solo nel caso venga riservato un diverso trattamento ai clienti che pagano un prezzo scontato. Al nostro diniego rimane comunque impassibile.

Ci vengono serviti due bicchieri di prosecco come aperitivo e ci viene portata, già stappata, una bottiglia di Pungranino, vino rosso secco dall’Azienda Nettare dei Santi di San Colombano, a noi già nota per la buona qualità dei suoi prodotti. Giovane, grado alcolico non elevato, bevuto con piacere sia da me che da mia moglie.
In breve ci vengono portati i piatti di antipasti, che vengono lasciati sul tavolo senza alcuna descrizione dei singoli assaggi, i quali tuttavia risultano di non difficile decifrazione, grazie anche all’accurata descrizione che abbiamo trovato nel sito web.

Si inizia con affettati tipici locali di media qualità comprendenti lardo, pancetta, mortadella, salame cotto e salame crudo di livello un po’ migliore, cui segue immediatamente il piatto degli antipasti caldi, accompagnati da verdure miste in agrodolce.
Ci sono i mondeghili “della nonna”, le gustose polpettine milanesi, le cui origini, curiosamente, risalgono alla dominazione degli Spagnoli, che, a loro volta, si sarebbero appropriati di un piatto acquisito dai dominatori arabi; il cotechino nostrano in camicia di sfoglia che lo avvolge con gradevole consistenza e piacevole sapore; il purè rosso di patate all’antica, che spicca per l’originalità del colore carota scuro, il cui sapore evoca la presenza di pomodoro; delle foglie di salvia dorata croccanti e gustose; uno spicchio di frittatina lodigiana alle erbe e, infine, da spalmare su un crostone di pane abbrustolito, un battuto di lardo insaporito e aromatizzato con erbe, tra cui è avvertibile la presenza di menta. Tutto gradevole, ma niente da tenere nella memoria, con l’eccezione della battuta di lardo, più per l’originalità del sapore che per l’appagamento del gusto.

Il menu fisso non comprende primi, di cui non si avverte la mancanza, per poter gustare lo stinco di maialino, che costituisce il piatto forte del menu, non a caso intitolato “È tempo di stinco!”
In un piatto di portata viene servito uno stinco tagliato in due, arrostito e cosparso da un sughetto di verdure. La carne è tenera e per niente filosa, nonostante la scarsa presenza di grasso. Il sapore è piacevole, ma non può competere con quello degli stinchi di maiali più maturi, cucinati lentamente allo spiedo, che ho trovato solo in Austria.
Come contorno, patate al rosmarino e altre erbe aromatiche un po’ dolciastre (che non incontrano il nostro gusto) e polenta rustica di Storo, fatta con la celebre farina prodotta in Trentino con una particolare varietà di granoturco macinato a grana grossa.
Siamo sazi e rinunciamo alla possibilità di farci servire dell’altro maialino, come promesso con la formula “mangia quanto vuoi”.
Per dessert un pezzetto di crostata, un semifreddo guarnito con sciroppo di amarena e un assaggio di un dolce al cioccolato contenente biscotti con il sapore di amaretto.
Si termina con due caffè.

Saldo il conto alla titolare, con cui converso piacevolmente esprimendo le mie perplessità sull’uso dei coupon, di cui spesso i clienti si lamentano per il trattamento di serie B. La gentile signora mi illustra le problematiche dal punto di vista del ristoratore e, per smentire la diversità del trattamento chiama a testimoniare altri clienti che hanno pranzato spendendo 19, 90 euro per due persone.
Che dire? Sarà un’utile politica commerciale di promozioni sottocosto, ma, per chi paga il prezzo pieno, la perplessità è notevole.
In sintesi.
La cucina complessivamente non è male, ma non propone piatti capaci di imprimersi nella memoria.
Il giudizio sul servizio non può ignorare la prima accoglienza del cameriere, tutt’altro che garbata, parzialmente corretta dall’affabilità della titolare con cui è stato piacevole fare una breve chiacchierata, ma solo al momento del conto.
L’ambiente è molto rustico e gli oggetti di arredo gli conferiscono un aspetto un po’ caotico. Nelle giornate di pioggia un pranzo sotto il tendone esterno non appare per niente allettante, ma penso che possa essere gradevole nella bella stagione.
Il conto di 50 euro per due persone comprende coperto, antipasti, secondo, contorni, dolci, vino, acqua minerale e caffè. Rispetto ad un menu tradizionale mancano solo i primi.
Il prezzo di 25 euro per persona è decisamente onesto (stracciato per chi ha fruito di coupon), ma il rapporto con il livello di qualità è un po’ meno brillante.
Ricevuta fiscale: n. 525 del 27.04.2013

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