La mia miglior uscita stellata è firmata Cerveni

Recensione di del 26/09/2017

Due Colombe

100 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 100 €

Recensione

Erbusco, nelle colline del bresciano, nel cuore della Franciacorta, in un borgo medievale autarchico di recente ristrutturazione situato accanto alla storica Berlucchi, in una collina letteralmente dominata dai vigneti (Ca' del Bosco, Contadi Castaldi, Berlucchi stessa..), è proprio qui che chef Stefano Cerveni ha rapito quasi un anno fa il mio palato. Da fuori il locale sembra un piccolo castello antico ed elegante e non può fare altro che invogliarti ad entrare. All'interno è fresco, pulito, giovane ma con una stretta connessione col passato grazie all'abbinamento pietra viva-legno scuro che personalmente mi ha fatto sentire a casa. Sembrava di essere nella classica casa di campagna/montagna dei nonni più che in un ristorante stellato con arredi ipermoderni che alle volte mette in soggezione.

Un servizio giovane, preciso, quasi timido, è bilanciato da un sommelier decisamente più spigliato, Gianluca Goatelli, per il quale mi permetto di aprire una parentesi: cura una cantina estremamente ricercata che vanta circa 750 etichette, che senza problemi al termine del pranzo ci ha mostrato, raccontandocela con una dovizia di particolari quasi imbarazzane per chi ascolta, e gestisce la sala con una classe e una naturalezza, precisione e gradevole spiritosaggine, con una personalità spiccante che costituiscono un plus notevole nel giudizio complessivo.

Location e servizio sono il contorno perfetto ad un pranzo da pelle d'oca: è con un menù degustazione da 7 portate che Cerveni mi ha raccontato di sé e delle sue origini bresciane.

La gradevole entrè, succo di pomodoro, pesto, panna acida e melone, è seguita da un triplo antipasto: burrata scaldata sotto la lampada, ostrica, caviale, cipolla rossa e crostini di pane è un piatto dalla completezza spiazzante, da 10 e lode; insalatina con bocconcini di quaglia, burro di foie gras ghiacciato, riduzione di aceto balsamico e germogli è fresco, leggero e con personalità; vellutata di patate, salsa verde, acciughe essiccate e crostini di pane a concludere la partita degli antipasti è tutt'altro che una semplice vellutata.

Di primo, spaghetti mantecati alla paprika con scampi e caviale è un piatto completo e rotondo al palato. Segue un doppio secondo: porcino in tre consistenze e gamberone di Mazzara, diretto ed efficace; piccione con sugo di cottura, purè di patate, pistacchi e uvetta, servito con il suo sugo di cottura è un grande classico che non perde mai il suo fascino. Una granita di gin tonic ripulisce la bocca prima del dessert: succo di passion fruit e sfera di meringa sulla quale viene versato cioccolato al latte fuso.

Ecco, se si vuole trovare un piatto non proprio all'altezza degli altri, questo è il dolce, giudizio però dettato anche dal fatto che non sono un amante né della meringa né del frutto della passione.

Un pranzo da incorniciare, un'amore che è nato e che mi porterà nuovamente a sedermi in quel tavolo con vista vigneti franciacortini.

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