Poldo Atto Primo.
A Cormano, era tempo che ci...

Recensione di del 04/03/2011

Poldo

16 € Prezzo
8 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 16 €

Recensione

Poldo Atto Primo.
A Cormano, era tempo che ci dovevo passare; a trovare Ippolito Carrieri, in arte Poldo, classe ‘53, trenta e passa anni a impastare alla “Luna Rossa” e dal 2008 al governo della “Sua” nuova fucina, la "pizzeria Poldo".
Col tempo si era anche stancato di ricordarmelo; io d’altra parte, che ho Cormano non proprio sulle rotte e nemmeno a un tiro di schioppo, giù a temporeggiare: “è aperto solo la sera, e poi io la pizza, ne ho mangiata così tanta, in gioventù, che ora...”.
Fatto si è che per sbrigare una questione l’uomo dovrebbe passare da me: “fermo lì” gli dico: “venerdì 4 marzo di ritorno da Genova passo io da te, contento?”.
Non c’è melina più lunga di questa e della quale mi sia pentito meno; perché di pigro snobismo gastronomico in effetti si è trattato: sappia Poldo che macino chilometri a iosa per agganciarmi a un buon tavolo; con questa confessione siano chiuse le mie scuse per il ritardo; a Ippolito quel che è di Ippolito.
Così è stato quindi; quel giorno, senza altro preavviso (tanto sarebbe inutile: non si accettano prenotazioni) imbocco, con un mio collega abile forchetta, la Via Nazario Sauro e, al nove, angolo Via Da Vinci, piazzo la mia placida crossover sul comodo marciapiede, giusto il tempo per leggere l’avviso di non mettere le macchine sul marciapiede perché fioccano le multe; touche! Mentre il compare tosto ridiscende io conquisto in poche falcate con fantozziano trafelamento un posto che si è appena liberato a fianco (avevano offerto anche il parcheggio interno telecomandato che per senso di colpa rifiutai).
La scritta Poldo al neon colorato è invitante e incuriosisce; entriamo nell’ampio spazio, un ex opificio, ben ristrutturato e areato (notiamo le numerose bocchette della climatizzazione), dai colori tenui; a destra i tavoli in legno scuro (i coperti a occhio e croce saranno non meno di 150) tutto sommato abbastanza distanziati, a sinistra il lungo banco degli operatori: birreria, bar e, in fondo, la fonderia; sei forni elettrici.
Proiezioni di film sul muro, niente musica (ci mancherebbe! Basta e avanza già il rumore dei manducatori in sala e quello, che personalmente considero - nel contesto - invitante, delle teglie nel dentro-fuori dai forni).
Lavorare si lavora: non sono pochi i ragazzi e le ragazze dello staff (tutti con T short “Poldo” nera), e tutti corrono; mangiare si mangia: non vedo tavoli restare liberi più del tempo (minimo) applicato dai ragazzi per sgombrare le tovagliette (in carta) e riapparecchiare; se il buon giorno di vede dalla sera...
Poldo come nome promette bene: chi non lo associa a quel simpatico divoratore di panini amicone di Braccio di Ferro?
Se cercate quello vero però dovete pensare al giovanotto asciutto, dai robusti lacerti, bicipiti da palestrato e folta chioma di capelli alla Bernie Ecclestone, ma grigi alla Richard Gere (purtroppo per lui solo quello ha del mitico mister Gigolò); mi viene incontro per salutarmi; impieghiamo pochi secondi per dirci che ci troviamo bene l’un l’altro e passiamo subito alla birretta come aperitivo, in attesa che ci trovino un tavolo; trovato nel tempo di pochi sorsi (mi sa che qui però mi han raccomandato)!

Poldo è già scomparso, tornato a produrre (capisco che qui a quest’ora anche i minuti contano).
Il menu presenta anche offerte di piatti “comuni” e qualche vino, ma basta guardarsi attorno per capire che qui devi andare di pizza, acqua, Coca Cola et similia, e birra, offerta in numerose tipologie; in lista ci sono una cinquantina di varietà di pizza, si spazia dal classico (“quattro stagioni”, “prosciutto”, ecc.) alle più innovative, dai nomi più strani (una si chiama “manetta”).
I tagli sono di due dimensioni: normale e super; c’e anche la lista per gli optional e le personalizzazioni.
Vado per una taglia normale al salame piccante e prenoto anche una seconda che mi consiglia lui, inventata da poco; il mio partner prende una “squilibrio” (bresaola, porcini ed altro) e prenota il bis con una “rustica” (cime di rapa, salsiccia ed altro).
Nell’attesa mi scolo anche la seconda birra (media) e caccio via il pensiero che è corso - improvvido - al mio dietologo mormorando tra me e me e che sono a digiuno da una dozzina di ore.
Arrivano le pizze: una idea me l’ero già fatta guardandomi intorno, ma adesso che ce le ho sotto gli occhi devo dire proprio che sono veramente belle!
Alte, traboccanti, morbide, asciutte, odoranti, con una bella crosticina scura sul lato teglia.
La “piccanta” me la faccio tutta proprio di gusto, quasi d’un fiato (e più sorsi di birra).
Giusto il tempo di un time out e arriva la seconda: “contadina”, zucchine, grana gratinato ed altro; più delicata, complessa ma ben equilibrata; promossa anche quella.
Guardo l’amico al mio fianco, anche lui dall’aria più che soddisfatta e gli dico che io mi faccio anche la terza; lo convinco per pudore e per coscienza a dividerla con me (poi alla fine dovrò comunque sacrificarmi io); nel frattempo con l’ultima media il dietologo mi appare ancora, è incappucciato e questa volta mi parla e mi dice “ ricordati che devi dimagrire!”. Lo ignoro.
La terza, visto che sono a dieta(!), è una leggera con pomodoro crudo e rucola: va giù come un sorbetto.
Nel frattempo la serata è andata avanti, e la stanchezza della giornata si aggiunge alla mangiata: so che sono aperti sino a mezzanotte ma ci alziamo molto prima; caffè di rito e grappa e saluti a tutti.
In macchina penso: “però…hai capito?...Il Poldo!”

Poldo Atto Secondo
Il giorno dopo è sabato, e la vera sorpresa e lì: mi sveglio di un bene, senza problemi, digestione perfetta; l’alka seltzer e il Giuliani (quello dello schiaffo all’anchorman) li ho lasciati nella fondina.
In famiglia, parlo della mia esperienza (tralascio l’episodio eno-mistico-dietetico della visione del dietologo): non c’è storia, vogliono provare anche loro.
Parte l’sms a Poldo: “non spaventarti se mi vedi arrivare anche questa sera, tutto ok siamo in quattro, dammi un consiglio sull’orario migliore”.
Siamo lì prima delle 20; lascio giù moglie e figli e vado a parcheggiare un po’ avanti (un bel pò).
Le birrette al banco adesso sono due, una per me e una per la coniuge; il boss ci presenta anche gli altri suoi preziosi sparring partner: la moglie Claudia e i cognati, Virginio & Jenny.
Il lavoro ferve anche più di ieri (l’asporto è sugli scudi, spinto al rialzo da Milan-Juve); altra birra, altra corsa, stessa pizza: non mollo il salame piccante ma braccio di ferro mi consiglia la “spugna,” quella con in più acciughe e capperi.Ormai ci sono dentro sino al collo: ordino anche la seconda: una large dal nome che è un programma (ci prende proprio coi nomi, il tipo): “velenosa”, gorgonzola, cipolle e tonno ed altro; mi faccio orrore.
Il mio ragazzo onora le sue origini e prende una large “salame piccante”, la mia ragazza una “prosciutto” e la moglie una canonica “quattro stagioni”.
E’ una festa a coriandoli; birra (se la scola per bene anche la mogliettina) acqua e Coca Cola a gogò; e piatti spazzolati.

Ecco la grappa ( non devo guidare al ritorno), e di nuovo il dietologo adesso vestito da frate oscuro e gli occhi di bragia: “ ricordati che devi dimagrireeee!”. Questa volta gli rispondo ad alta voce non so perché in un perfetto dialetto partenopeo a me - lombardo doc - sconosciuto, che fa più o meno così: “eh… mò mù segn propr...”.
Il caffé é doppio questa volta e il conto (ieri non pagai io) è di 63 euro per cinque pizze (due large) in quattro, diverse birre, due acque, tre caffè e grappa.
Conclusione: se una sera vi va di cambiar canale, fatelo al Poldo da Cormano: un nome, una garanzia: uscirete molto meglio di come sarete entrati, e con la spesa di un “prima fila” su Sky!
Ultima nota; lui ci ha tenuto a dirmi che per quel fisico non ha mai fatto un’ora di palestra: è il muovere le teglie da due chili che fa tutto.
Salute!

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