L’idea di recarci all’Antica Osteria è di mia mogl...

Recensione di del 19/08/2012

Antica Osteria

24 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 24 €

Recensione

L’idea di recarci all’Antica Osteria è di mia moglie, che desidera riprovare piatti apprezzati in precedenti visite. Io concordo, anche considerando che il locale si trova a Concenedo, una località situata in Valsassina, a quasi 1000 metri, quota che ci dovrebbe evitare la calura che caratterizza queste giornate estive.

Il locale è situato nel cuore dell’abitato storico, ove le strade si fanno più strette, per cui è necessario percorrere un breve tratto a piedi dopo aver parcheggiato l’auto all’inizio del paese.

All’ingresso, oltre al menù, campeggiano vari cartelli. Uno annuncia che il locale è in vendita: fortunatamente il timore che questa circostanza possa indurre un calo della qualità verrà smentito poco dopo. Un altro, di migliore auspicio, avverte che i piatti cucinati sono disponibili per l’asporto. Un terzo, un avviso del Comune di Barzio, individua con un linguaggio contorto i giorni di apertura e di chiusura dell’esercizio. Infine, in una bacheca sono incollati vari ritagli di giornale in cui viene esaltata la cucina del locale ed in particolare le crespelle di riso, che costituiscono il piatto forte della cucina.

Essendo arrivati presto, possiamo scegliere la nostra sistemazione. L’interno è esteticamente molto più gradevole: camino, acceso, per preparare i piatti alla brace, rivestimenti in legno alle pareti, originali tavoli con il basamento di acciaio verniciato opaco e con il ripiano fatto di pietre multicolori incorniciate da un bordo di legno, belle sedie di acciaio intonate ai tavoli, tovagliette all’americana di pizzo che suppongo realizzate al merletto, doppi bicchieri, in cui sono disposti i tovaglioli dispiegati in modo da simulare un fiore.
Noi, per beneficiare della brezza di montagna, scegliamo l’esterno, che si presenta molto più spartano. Si tratta di una terrazza ricoperta da un tendone, con tavoli piuttosto ravvicinati, sedie di plastica, tovaglie in stoffa a fiori, tovaglioli pure in stoffa, ma diversi e, chissà perché, un solo bicchiere per coperto.

Tutti i piatti elencati nel menù sono contrassegnati da un numero. In un foglietto a parte sono indicati i numeri corrispondenti alle portate effettivamente disponibili nella giornata odierna. Quindi, è necessario prestare attenzione, anche considerando che, in passato, un mio commensale venne redarguito in modo scherzoso, ma forse non troppo, per aver ordinato il numero sbagliato.
Insomma, i numeri del menù sono una sorta di tratto distintivo della trattoria, tanto che, in famiglia, non la identifichiamo con la denominazione vera, ma la chiamiamo Osteria Ai Numeri.
Oggi i numeri disponibili consentono una scelta piuttosto ampia. Inoltre è disponibile un menù fisso che scelgo per me, dato che comprende piatti a me graditi.

Da bere ci viene sevita una bottiglia di acqua minerale Surgiva, non fredda a sufficienza, proveniente dal Trentino. L’acqua Norda di produzione locale va altrove. Un’altra volta chiederò lumi per cercare di capire una logica che in questo momento mi sfugge.
Come prevedibile, non sono disponibili mezze bottiglie di vino, sicché ordiniamo affrettatamente del vino sfuso, commettendo un errore, non solo perché di qualità appena passabile, ma anche perché verifichiamo immediatamente dopo la presenza nella lista di alcune bottiglie caratterizzate da ricarichi non eccessivi.

Il mio menù comprende un antipasto, che ci suddividiamo: Un piatto di buona bresaola, tagliata sottile e piacevole da consumare anche senza l’aggiunta di olio e limone, insalata russa, gradita da entrambi, peperoni e melanzane sott’aceto, il cui elevato livello di acidità appare incompatibile con il nostro gusto.

Dopo una breve attesa ci vengono serviti i primi. Per mia moglie, le famose crespelle di riso, che lei apprezza molto e che io amo meno perché hanno un sapore, seppure non marcatissimo, di riso e latte, una preparazione che da bambino ho cordialmente detestato. Per me dei pizzoccheri, di cui ho apprezzato il profumo ancor prima di assaggiarli.
Le varietà di pizzoccheri provate in vita mia sono numerose, benché gli stessi fossero ignoti alla tradizione della mia famiglia, originaria dell’Oltrepo Pavese. Questi direi che sono a bagno di burro fuso, presente in misura eccessiva secondo il mio gusto. Devo però riconoscere che la ricetta tradizionale, reperibile sul web nel sito dell’Accademia del Pizzocchero di Teglio, prevede 200 grammi di burro per quattro persone, esattamente corrispondente all’impiego di una confezione da 250 grammi, che la moglie valtellinese di un mio amico destinò, con mia meraviglia, alla preparazione di pizzoccheri per cinque persone.

I secondi da noi scelti sono costine di maiale per mia moglie e stinco al forno per me.
Le costine, arrostite in modo corretto, appaiono carnose e un po’ grasse, ma ciò, a parere di entrambi, non costituisce un difetto, perché conferisce morbidezza ad una carne che altrimenti potrebbe risultare stopposa. Riteniamo entrambi che siano tra le migliori da noi assaggiate.
Il mezzo stinco, un po’ meno croccante delle costine, è morbido, ma un po’ filoso, come normale per questo tipo di carne e preparazione. Nel complesso lo gradiamo, anche se lo consideriamo distante dai migliori “schweinshaxe” provati in Austria e in Germania.

Da ultimo, mia moglie sceglie una crema al mascarpone ed amaretto, che assaggio anch’io, caratterizzata da un sapore piacevole e che avremmo preferito un po’ più cremosa.

In conclusione, il pranzo odierno conferma l’impressione che avevo tratto dalle precedenti visite: la cucina garantisce gradevoli preparazioni dal sapore schietto, con abbondante presenza di grassi, adatti a chi è disposto ad apprezzarli. D’altro canto, va sottolineata la presenza nel menù di una scelta di carni più magre.
Il servizio, per quanto organizzato in modo da evitare lunghe attese, è a volte un po’ disattento e ruvido, tanto che qualche sorriso in più non guasterebbe.
L’ambiente, come spesso accade, è molto più curato all’interno che all’esterno.

I conto di 47,90 euro per due persone mi sembra contenuto in assoluto ed in rapporto ai cibi proposti.
In dettaglio, 17,90 euro per il menù fisso (antipasto, primo e secondo e contorno), 20,50 euro per il menù alla carta (primo, secondo, contorno e dolce), 3,50 euro per mezzo litro il vino, 2 euro per una bottiglia di acqua minerale, 4 euro per due coperti.
Ricevuta fiscale n. 474 del 19 agosto 2012

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