"Compagnia allargata". Serata didattica e di piace...

Recensione di del 18/10/2010

Crotto del Sergente

40 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

"Compagnia allargata". Serata didattica e di piacere al Crotto del Sergente. La degustazione di formaggi lombardi, i vini Fay ed il menu a tema spingono il mio amico Stefano ed io a ritrovarci dopo mesi di lontananza. Nella sala principale è stata apparecchiata un'ampia tavolata a forma di ferro di cavallo. Ambiente caldo, confortevole e luminoso, arredamento rustico ma curato con alle pareti alcune delle bottiglie presenti in una carta caratterizzata da un'impronta soprattutto lombarda.
Dopo una piacevole e fresca bollicina rosè gentilmente offerta, ed una volta giunti tutti i partecipanti della serata, la Sig.ra Simonetta Cortella, rappresentante ONAF, parte con la presentazione di quattro formaggi dalle caratteristiche uniche.
Caprino di Caslino d'Erba nella sua versione più fresca, notevole per cremosità ed equilibrio acido.
Semuda nella versione con 40 giorni di stagionatura, occhiatura piccola (difetto enunciato preventivamente), consistenza gommosa non molto accattivante.
Formaggio d'alpeggio tipico formaggio della merenda dopo la passeggiata in montagna, consistente, pastoso e persistente in bocca. Inizio dolce e finale amarognolo. Confortante.
Zincarlin ricotta avanzata il giorno prima "asciugata" del suo siero, arricchita da una buona dose di pepe nero tritato grossolanamente. Un'esperienza dei sensi quando si è a cospetto di un esemplare così ben realizzato (diffidate dalle imitazioni). Al naso profumi corroboranti di stalla, in bocca intenso ma non anestetizzante, da centellinare.
Riposte nel cassetto le nozioni casearie, siamo pronti ad affrontare i piatti del crotto accompagnati dai vini valtellinesi Fay. Un'esaustiva presentazione da parte della responsabile Elena Fay dà il via alle danze.
Giungono i cestini/sacchetti del pane con grissini, pane bianco e pane nero con semi, di discreta fattura.

Si parte con saccottino di pasta fillo al tomino piemontese su salsa di spinaci estremamente semplice, quota forse troppo generosa di formaggio con la sua nota affumicata. Onesto.
Sassella il Glicine '06: lontano dalle riuscite espressioni del Sassella provate negli ultimi anni, questo glicine presenta molti tratti spigolosi al naso ed in bocca.

Si continua con raviolo di grano saraceno con patate e verze, tuorlo e tartufo nero. Interessante la presenza del tuorlo all'interno che fuoriesce al primo taglio. Leggermente cruda la pasta e giusto un accenno quello dato dal tartufo. Interessante ricetta migliorabile nella realizzazione, non facile per 30 persone.
Valgella Cà Morei '07: dei tre il vino più convincente della serata con la prospettiva (dopo un ulteriore anno di affinamento in bottiglia) di una rotondità non ancora raggiunta.

Il piatto forte sarà filetto di vitello alla fonduta di zola di capra, cuore di polenta bianca semplice realizzazione ma connubio perfetto tra crema, carne morbida e rosata e funghi porcini e finferli. Un'idea riproponibile anche a casa, davvero ottimo.
Sforzato Ronco del picchio '06 per entrambi la delusione della serata, nella versione '06 ancora troppo acerbo e servito in un calice non all'altezza.

La nota dolce verrà apportata da una bavarese al caprino con salsa ai frutti di bosco fresca ed acidula chiusura, ideale dopo una cena dai toni cremosi.
Chiacchiere finali e caffè concluderanno la nostra cena proposta alla cifra consona di 40 euro.

Conclusioni.
Cucina: lo stile sembra rimasto quello di una volta anche dopo il cambio al timone. Piatti genuini, ben presentati, una cucina concreta che solletica il palato senza stravolgerlo. Solo alcune imperfezioni riscontrate.
Servizio: l'occasione conviviale di gruppo non permette di dare un giudizio completamente esauriente. Mi limiterò a sottilineare l'ottima accoglienza e la buona tempistica nella distribuzione dei piatti.
Ambiente: ideale per tutte le occasioni. Sarei curioso di trascorrere una serata anche nella sala al piano superiore dove sono stati indirizzati vari avventori non partecipanti all'evento.
Vini Fay: forse penalizzati da bicchieri non sempre consoni (soprattutto lo sforzato) e dalle annate, in questa occasione non ci hanno particolarmente intrigato, la voglia di approfondire (a breve) la conoscenza non è scattata.
Tutto sembra immutato dopo il passaggio di consegna alla guida del locale. Un indirizzo da tenere segnato in agenda se siete alla ricerca di una cucina tradizionale. Consiglia Slow Food.

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