A margine di un appuntamento di lavoro in quel di ...

Recensione di del 07/05/2009

Carlo Magno

66 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 66 €

Recensione

A margine di un appuntamento di lavoro in quel di Brescia, decido di provare, insieme ad una collega, questo celeberrimo ristorante che da molto tempo ho nel mirino.
Trovare il locale è stato piuttosto facile, grazie al navigatore. Giungendo al tramonto, il panorama era davvero stupendo: il ristorante, che si trova in cresta al colle, regala a 360 gradi uno stupendo panorama di cascine e pittoreschi filari di vite che scendono dolcemente a valle. Il parcheggio è piuttosto grande e, dettaglio non indifferente per le famiglie, il vasto giardino è attrezzato con giochi per i bambini.
Gli interni sono stati fedelmente descritti nelle precedenti recensioni e, ancor più distintamente, si apprezzano sul sito internet del ristorante. Lo sguardo esperto della mia collega (moglie d’un restauratore) si sorprende per la cura impiegata nel recupero dei materiali originari, anche nell’ammodernamento di finestre e pavimenti. Complessivamente il locale è davvero bello e, per location ed interni, meriterebbe un voto tra il 9 ed il 10, se non fosse per alcuni dettagli che personalmente non sposano il mio gusto: si entra attraverso l’antico fienile, senza incontrare anima viva e guidati da una soffusa musica folcloristica; il fienile è arredato con tavolate bianche, fornite di sedie e tovaglie, ma non apparecchiate. L’insieme crea un’atmosfera vagamente spettrale. La porta d’ingresso si apre su un’angusta saletta che ospita il banco e dalla quale si accede alla cucina ed alle sale da pranzo. La cucina è a vista, nel modo più letterale del termine: una porta aperta, più che un’elegante finestra sul lavoro dei cuochi.
Per il resto il locale è davvero stupendo: caratteristico, sobrio ed elegante; tal è anche la mise en place.

Il servizio sarà la nota stonata della serata. Giungiamo per primi; dopo di noi arriverà una tavolata di circa dieci persone, ed un’altra coppia. Tutti gli avventori erano piuttosto riservati, tuttavia non era il caso di concentrarci in tavoli attigui, date le vaste dimensioni del ristorante. Ci vengono servite le carte dei menu, ma si scordano la carta dei vini, che dovrò esplicitamente richiedere. Ci viene servita dell’acqua minerale, che terminerà verso la fine dei secondi piatti e non verrà più sostituita. I vini vengono serviti così velocemente che non si riesce a leggerne l’etichetta. In un’occasione, il vino arriva dopo la pietanza. Il servizio dei ravioli prevedeva il condimento con olio del Garda al tavolo: il cameriere lo ha versato con tale abbondanza da ricordare un barman che versa il gin nel Negroni. La piccola pasticceria verrà servita senza chiederci se gradiamo il caffè, e finirà ben prima del tardivo arrivo di quest’ultimo. Dulcis in fundo, per più di dieci minuti, cerco invano di attirare l’attenzione del cameriere per pagare il conto al tavolo; dovrò desistere, ma anche al bancone non c’è nessuno e mi toccherà attendere ancora. Per la prima volta in vita mia, non lascio la mancia e mi sento in diritto di fare un educato appunto al servizio. Note positive sono la gentilezza, l’educazione e la spiegazione dei piatti da parte dei camerieri, che sono in livrea; altro punto a favore: la carta “per signore” è senza prezzi.

Il cibo: optiamo per due “menù di terra” composti di tre portate, più dessert, caffè e piccola pasticceria. Dopo uno sguardo alla carta dei vini, di tutto rispetto, chiedo al maître di proporci, secondo il suo gusto, un abbinamento al bicchiere per ogni portata. Vogliate scusare eventuali imprecisioni nel riportare il nome dei piatti ma, ingannato dal menu riportato su internet (che non è aggiornato), non credevo di dover fare particolari sforzi mnemonici e mi sono abbandonato al cibo.

Per iniziare, ci viene proposto un appetizer costituito da una delicata emulsione verde a base di zucchine e cetrioli, sormontata da un dado di salmone crudo e due punte d’asparago; l’aperitivo era accompagnato da un discreto Franciacorta, profumato e non particolarmente secco. E’ stata la portata più gradita alla mia commensale.

Come antipasto, in sostituzione del mitico uovo di Parisi, non disponibile, ci viene proposta una tartare di manzo. Il piatto rettangolare contiene tre diversi assaggi di carne, preparati rispettivamente con battuta di carote, sedano e di zucchine. Con questo piatto ci viene riproposto lo stesso Franciacorta che accompagnava l’appetizer. Per quanto il piatto fosse inappuntabile, la preparazione, senza uovo, perdeva il sapore contadino e deciso dell’entroterra, avventurandosi in funamboliche citazioni delle delicate tartare d’oltralpe. Diciamo che non si raggiungevano tali livelli d’equibrio e delicatezza da reggere l’abbinamento con un prosecco della Franciacorta.

Come primo, ravioli di ricotta affumicata, con parmigiano reggiano e olio del Garda. Un piatto semplice ma notevole. I ravioli, appena spolverati con grana, erano disposti a raggiera intorno a due punte d’asparago, e venivano conditi al tavolo, con olio del Garda (a profusione, tipo Vissani quando va in TV!). Pasta spessa e porosa, con un ripieno saporito, addolcito nel gusto e contrastato nel profumo dall’olio d’oliva.
L’abbinamento era con Sauvignon del Collio, che tuttavia mi pareva troppo poco strutturato e troppo poco alcolico per reggere i gusti dominanti dei formaggi e dell’olio; presentava inoltre un’invadente fragranza floreale che non si prestava particolarmente sugli asparagi.

Come secondo piatto, per me un pezzo di carne di manzo rosolato e tagliato in tre cilindretti perfettamente cotti e morbidi, accompagnati dal loro sugo e serviti con tre cilindretti di patata arrosto; ogni patata sormontata da spettacolari pomodori ciliegina, ancora con il loro picciolo e semi-sbucciati, a creare una coreografia quasi animata.
Per la mia collega, su nostra richiesta, un assaggio di formaggi, servito su un piatto rettangolare che, nella parte anteriore, presentava quattro affossamenti per le marmellate e contenenti rispettivamente due lamponi, e tre confetture molto delicate. Quattro semi-stagionati, di cui un caprino, del bagoss ed un erborinato. Cameriere troppo veloce per ricordare i nomi, comunque tutti formaggi di ottima qualità, eccetto il bagoss (se bagoss era..) che si presentava molliccio (tipo grana conservato nel domopack a temperatura ambiente).
I secondi si accompagnavano ad un Merlot equilibrato e morbido, con sentori dominanti di tabacco e vaniglia.
I formaggi erano serviti con un ottimo pane con noci ed uvette. Per il resto del pasto, ci hanno servito bocconcini di pane caldo e fragrante e grissini altrettanto gradevoli.

Come predessert, un bicchierino che conteneva, dall’alto verso il basso, una pallina di gelato al cioccolato fondente, pan di Spagna a cubetti, uno strato lieve tipo panna e zabaione su fondo. Per me la miglior portata della serata, per la mia collega il peggiore.

Come dolce.
Millefoglie croccante con mousse al limone e frutti di bosco. Una preparazione concettuale, minimalista: su un ampio piatto, tre sfoglie sottilissime e croccanti racchiudevano due strati di un’ariosa mousse profumata al limone che aveva un chiaro e delicato retrogusto “cheese”, forse ricotta; disposti, in tre file ordinate, ribes, lamponi e more.
Per concludere piccola pasticceria: su quattro piattini rettangolari, ciascuno contenente due pezzi della dimensione di una moneta da due euro, sono stati serviti canestrelli a forma di mezzaluna, una frolla con crema (di riso?) flambata ed un’amarena, una frolla allo zenzero, ed una al cioccolato extra fondente, con un’arachide. A parte la frolla all’amarena, molliccia e poco saporita, gli altri “pezzi” erano dei piccoli capolavori. Il canestrello era un’opera d’arte. Forse inadatti ad accompagnare il caffè. L’extra fondente con l’arachide, per esempio, creava un mix di amaro e salato che non concedeva spazio ad nessun altro aroma.

Complessivamente un posto raffinato e particolare. Ambiente magico e suggestivo. Servizio non all’altezza. Cucina raffinata che può ulteriormente raffinarsi. Buon rapporto/qualità prezzo.
Il conto: due menu degustazione di terra 50 euro (comprensivi di appetizer, antipasto, primo, secondo, predessert, dessert, piccola pasticceria, caffè e coperto). 32 euro per tre calici a testa ed un’acqua naturale. Totale: 66 euro a testa.

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