Il ristorante Carlo Magno si trova in un antico pa...

Recensione di del 23/04/2009

Carlo Magno

77 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 77 €

Recensione

Il ristorante Carlo Magno si trova in un antico palazzo su di un promontorio da dove domina ad ovest la Franciacorta e ad est Concesio e Brescia. Lasciata l’automobile nell’ampio parcheggio, per entrare al locale bisogna passare per quello che presumo sia la vecchia stalla o l’antico ricovero per materiale agricolo, il quale ora è adibito a banchetti; infatti, in questa sala ci sono diversi tavoli circolari, e nell’angolo nord est un bancone bar con tanto di macchina e macinacaffè.
Superata questa dependance, passiamo per un piccolo cortile ciottolato ed entriamo nel ristorante vero e proprio aprendo la porta della veranda, ricavata nel porticato di quest’anticha residenza. Subito un cameriere ci viene incontro e si prende cura dei nostri cappotti, mentre un giovane maître ci chiede della prenotazione e poi ci accompagna al nostro tavolo. La sala da pranzo è al piano superiore della dimora; dal nostro tavolo si può godere, grazie all’ampia vetrata, di un’ottima vista della “Leonessa d’Italia”.

Le pareti della stanza sono colorate di giallo, sul lato opposto alla vetrata c’e un mobile di legno sul quale sono poste delle bottiglie di vino; alcuni candelabri e oggetti medioevali sono appesi alle pareti. In sala ci sono sei tavoli per un totale di quattordici coperti. La tavola è apparecchiata in modo semplice e accurato, la mise en place è composta da una tovaglia bianca con motivi floreali tono su tono, un candelabro e due bicchieri, uno per l’acqua e uno per le bollicine. Per nostra sfortuna abbiamo sopra la testa la cassa che manda a volume piuttosto elevato musica pop francese, e il tavolo a fianco è occupato da una coppia con un uomo piuttosto chiassoso, con il risultato che ho avuto la sensazione di cenare con una bella spina nel fianco. Nella gestione della sala oltre al maître ci sono due camerieri, i tre si occuperanno in modo discreto di undici coperti nell’arco di tutta la serata.

Accomodati al tavolo il caposala ci porta solertemente le carte delle vivande e dei vini. Il menu è abbastanza vario con proposte di terra e di mare. I piatti sembrano correre tutti nel solco della tradizione, ed è data una certa importanza ai formaggi.
Sono previsti anche due menu di degustazione: uno di terra a 50 euro ed uno di pesce a 56 euro entrambi composti di un antipasto, un primo, un secondo, un dolce ed il caffè.
Io scelgo la degustazione di terra ma chiedo una variazione, faccio sostituire il secondo con le selezioni di formaggi e marmellate.
Da bere, data la mia recente passione per i vini rossi francesi che a mio avviso sulle medie gradazioni (undici-dodici gradi) sono i ancora i migliori, ordino una bottiglia di Saint Estephan anno 1997 al costo di 55 euro. Ben curato il servizio del vino, avvinando molto attentamente sia i bicchieri che il decanter. Ho gradito anche il fatto che la preparazione della vetreria sia stata fatta in un angolo della sala e non al tavolo; operazione che potrebbe piacevolmente sorprendere il cliente inesperto ma annoiare ed infastidire, data la durata dell’operazione stessa, l’avventore abituato. L’acqua frizzante è servita senza possibilità di scelta.


L’aperitivo di benvenuto è composto di un flûte di bollicine Franciacorta della maison Cavalleri e uno stuzzichino: gamberetti in salsa di zucchine. Oltre alla semplicità dell’abbinamento spicca la freschezza del crostaceo e la delicatezza della salsa. Questo preludio anticipa quello che sarà il motivo della cena, semplicità d’abbinamenti, eccellenza nella scelta delle materie prime e sapori vellutati. Un fil rouge che ho trovato non solo in tutte le portate ma anche nel management del locale.

L’antipasto: Tartare di manzetta e uovo di Parisi.
Al centro di un grosso piatto di vetro zigrinato e di forma circolare è deposto un tortino di carne cruda, molto rossa e con poco grasso, di forma circolare, sulla quale è adagiato un piccolo uovo bianco (sodo fatto cuocere per un quarto d’ora a bassa temperatura) ed un fine trito di sedano e carote. La presentazione è banale, ma il gusto è qualcosa d’eccezionale. L’incontro al palato dell’ottimo macinato e del favoloso uovo è straordinario. Un piatto molto umile ma molto ben riuscito, forse il migliore della serata.

Il secondo: Raviolini di ricotta affumicata, con parmigiano reggiano e olio del Garda.
Sempre sul solito piatto circolare, sono disposto a mo’ di raggiera dodici ravioli, con una leggera spruzzata di grana ed un filo d’olio aggiunto in tavola.
Come per il precedente piatto, la presentazione è semplice, ma il gusto ne resta stupito. Piacevole lo scontro di sapori tra il forte e delicato: parmigiano vs. olio e pastella dei ravioli vs. ricotta affumicata.
Altro piatto ben riuscito: i dodici ravioli non stufano mai perché la casualità della distribuzione del formaggio parmigiano e dell’olio ha reso ogni raviolo "unico".

La mia compagna ordina invece lo spiedino di calamari e capesante alla griglia con puntarelle spadellate: i calamari sono molto freschi e molto morbidi alla forchetta, riempiti con il ripieno di capesante a pezzettini ed un impasto molto leggero. Il tutto veramente ottimo al gusto.

I formaggi: sei tipi diversi di formaggi e quattro tipi diversi di marmellate.
I formaggi sono disposti in linea retta su di un piatto rettangolare e sotto le quattro marmellate. Presenti un caprino, un erborinato, un Bagoss trentasei mesi ed altri tre di cui non ricordo il nome. Eccellente la qualità, meno le marmellate.

Break con piccolo dolce: in un bicchierino del cioccolato e biscotto frantumato, veramente squisito, ma un po’ troppo abbondante per un assaggio.

Dolce: Millefoglie con mousse di limone e frutti di bosco.
Su di un piatto di ceramica bianca è disposto un “sandwich” composto di due strati di pasta e di mousse, ed una greca fatta con della marmellata ai frutti di bosco a completare la presentazione del piatto. Un’incredibile bontà dovuta alla freschezza del prodotto e alla sapiente maestria nella preparazione sia della pasta sia della mousse. Ottima portata, se la gioca per il primo posto con l’antipasto.

La mia compagna opta per "Chocolat”: un vasetto composto da due tipi di cioccolati (alla vista sembravano quasi budini ma un po’ più consistenti) con la parte verso il vetro solidificata (cioccolato puro) ed all’interno dei cubetti di torta al cioccolato, lamponi ed una foglia di menta. Credo di non aver mai assaggiato nulla di più sublime!

Piccola pasticceria artigianale e caffè: ottima anche la piccola pasticceria.
Durante la cena, sono stati serviti due cestelli di pane e grissini rigorosamente sfornati in loco.

Più che giustificato il conto: 155 euro in due, di cui 55 per la cantina.
Complimenti allo chef, Beppe Maffioli, che ha saputo creare con pochi e semplici ma eccellenti ingredienti dei piatti sublimi.

Matteo e Patrizia.

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