Ritorno, a brevissima distanza della mia prima vis...

Recensione di del 16/12/2006

Locanda Vecchia Pavia - al Mulino

100 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 100 €

Recensione

Ritorno, a brevissima distanza della mia prima visita, in questo ristorante di gran classe sempre con il mio compagno della passata avventura, ma in questo caso con rispettive consorti. L’occasione è data appunto della visita della mia ragazza a Milano: quale accoglienza migliore se non farle degustare qualche prelibatezza della cucina italiana? Inoltre per me è l’occasione di provare questo ristorante “alla carta” dopo averlo provato nella serata a tema della mia precedente recensione.
Non mi dilungherò più di tanto quindi nella descrizione del posto, ma devo certamente ripetermi per quanto riguarda l’ottima accoglienza e la professionalità di tutto lo staff del ristorante, a partire dal Signor Oreste, passando al sommelier e a tutte le altre persone che servono nel ristorante.
Si ha, dal primo all’ultimo istante, la sensazione di essere super-coccolati e di essere veramente in un posto speciale in tutti i sensi. Anche questa cena è stata veramente eccezionale soprattutto per la mia ragazza, non certo abituata ad essere incantata dalle magie culinarie che solo noi Italiani siamo in grado di offrire a tale livello (o forse anche i francesi, mah…). Questo, come ho già detto, raggiunge vette di eccellenza grazie all’estrema professionalità e sapienza nel gestire i clienti di tutto lo staff ed alla strepitosa qualità di tutte le materie prime utilizzate per creare piatti veramente indimenticabili.

Subito dopo esserci accomodati ci viene portata la carta ma nelle nostre scelte ci facciamo guidare dal Signor Oreste in tutto e per tutto. Innanzitutto nel vino: ci viene consigliata e portata una magnum di “Lamaione” Castelgiocondo, Marchesi de’ Frescobaldi, del 1999. Un vino al naso strepitoso ed altrettanto buono al palato, prodotto con uve Merlot, sicuramente uno dei migliori toscani che abbia bevuto (giudizio molto personale, dato che sono più un estimatore di vini da uve Nebbiolo come i piemontesi e i valtellinesi). Visto che non abbiamo scelto un antipasto, ci viene portato un piccolo appetizer, una vol-au-vent con cavolo, cotechino e una grattata di tartufo nero, un’ouverture spettacolare.

Come già l’altra volta è una sensazione di benessere totale quella che accompagna il tempo speso in questo ristorante, si sta veramente bene ed i sensi vengono sollecitati in modo così intenso e positivo che risulta difficile non innamorarsi di questo posto e non pensare a quando sarà la prossima occasione per tornarci. Questo succede già all’appetizer, immaginatevi dopo!

Ed eccoci ai primi: ravioli di rucola e patate al tartufo bianco. Oreste ci porta i piatti coperti per non farli raffreddare, mentre generosamente passa di commensale in commensale per una grattata del divino tubero. Ancora una volta un primo strepitoso, indimenticabile, un mix di sapori a dir poco eccelso. La consistenza dei ravioli rende il tutto ancora più speciale e comunque difficile da spiegare.

Dopo una buona pausa ecco arrivare il secondo: un cosciotto di cinghiale arrosto che ci viene portato su un carrello al tavolo e viene affettato dal Signor Oreste davanti ai nostri occhi.
Anche in questo caso la gioia del palato è infinita, la carne di cinghiale è tenerissima ed ha un sapore eccezionale. Mi aspettavo un sapore più forte magari tendente al selvatico ma non è assolutamente così, sicuramente uno dei migliori piatti di carne che abbia provato.
La mia ragazza è assolutamente entusiasta e pensa già che alla prossima visita dei suoi genitori dal Canada non avrà dubbi su dove portarli per far loro assaporare un po’ del meglio della cucina italiana.

Terminato il cinghiale siamo un pochino provati ma, memore dell’assaggio dei formaggi della volta passata e spinto sulla cattiva strada dal mio amico, decidiamo di finire il pochissimo vino rimasto accompagnandolo con un assaggino di formaggi. L’assaggino per me si trasforma in quattro tipi diversi di cui ora non ricordo i nomi, ma di cui porto stampati in testa i sapori e le sensazioni. Anche in questo caso quattro tra i migliori formaggi che abbia provato, particolarmente il primo, una toma piemontese cremosissima di cui sfortunatamente non ricordo la vallata di provenienza.
Passiamo al caffè accompagnato da una stupenda piccola pasticceria e chiudiamo la serata con tre bicchieri di un rhum del Guatemala invecchiato 25 anni che, accompagnato al cioccolato dei gianduiotti, è la degna conclusione di una serata fantastica.

Dato che la cena è offerta dal mio amico non ho riferimenti precisi sul prezzo, credo qualcosina di più di 100 euro a persona, prezzo comunque assolutamente adeguato a quanto mangiato e bevuto.
A chiusura della cena il sommelier ci invita a visitare la cantina del ristorante e sia per me che per la mia ragazza è un’esperienza veramente interessante.
La cantina è super fornita di grandissime bottiglie ed è affascinante ascoltare il sommelier che ne descrive i particolari e vedere la passione che mette nella gestione di questo vero e proprio tesoro.
Lasciamo il ristorante a serata già molto inoltrata, anzi siamo proprio gli ultimi ad andare a casa.
Un’altra serata fantastica in questo piccolo angolo di paradiso alle porte di Milano che consiglio a tutti per una serata speciale.

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