È con grande aspettative che mi reco presso questo...

Recensione di del 30/11/2006

Locanda Vecchia Pavia - al Mulino

115 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 115 €

Recensione

È con grande aspettative che mi reco presso questo ristorante con un mio amico di lunga data (anch’esso mangione) ma impossibilitato a scrivere causa recente operazione al braccio destro. È proprio lui che mi ha invitato qui dopo avermi più e più volte decantato la bellezza del posto e la bontà della cucina e conoscendo i suoi gusti super-raffinati e chic le mie aspettative sono ovviamente altissime.

L’occasione è data da una serata particolare con un menu fisso degustazione concentrato su formaggi e vini piemontesi.

Il ristorantino è nascosto in una piccola vietta nei dintorni della Certosa di Pavia ma non è certo il posto che come tanti altri nella zona accolgono le orde di turisti o di milanesi in gita fuori porta che affollano questo luogo la domenica. Diciamo subito che già all’ingresso del piccolo parcheggio privato si capisce che siamo di fronte ad un locale di tono e dalla classe ed eleganza non indifferenti. Devo essere sincero, di questo ristorante non ne sapevo nulla e non avevo nemmeno letto le recensioni degli altri mangioni, quindi per me è stata una gran sorpresa dall’inizio alla fine.

Essendo il mio amico un habitué veniamo accolti con grande riguardo e dato che il ristorante è ancora deserto e non volendo essere i primi ad occupare il tavolo ci fanno accomodare nel salottino all’ingresso dove ci viene servito un appetizer veramente sfizioso accompagnato da un bicchiere di Berlucchi Brut Max Rosè, veramente un grande inizio.

Iniziano ad arrivare altri ospiti e dopo circa una decina di minuti prendiamo anche noi possesso del tavolo. Devo dire che l’ambiente è veramente valido, tanto legno, tovaglie, posateria, bicchieri di gran pregio, sicuramente l’ideale per un romantico tête à tête. In effetti sia io che il mio amico ci sentiamo un po’ a disagio essendo tutti gli altri avventori delle coppiette ma essendo entrambe le nostre compagne lontane (chi più chi meno), stasera va così. Anche la musica soffusa e mai fastidiosa che ci accompagna tutta la sera fa veramente atmosfera.

Ed eccoci all’antipasto vero e proprio: bignè di carciofi con fonduta di taleggio accompagnato da un langhe chardonnay “La Bernardina” Az. Agr. Ceretto del 1998. Che dire? Il bignè è una poesia ed il vino un bianco barricato di gran corpo è l’ideale compagno, abbinamento super-riuscito e grande soddisfazione per questo inizio.

Al termine dell’antipasto ci viene cambiato il bicchiere perché è in arrivo il secondo vino che ci accompagnerà con il primo. Il piatto è un raviolone di pasta fresca all’uovo con tartufo nostrano ed il vino è una Barbera d’Asti “La Court” Az.. Agr. Michele Chiarlo – Anche questo piatto è di una qualità stupefacente, il tartufo a mio avviso è di una delicatezza estrema e non cancella tutti gli altri sapori, veramente un piatto notevole.
E che dire del vino? Un rosso strepitoso, al naso con una complessità di odori “paradisiaca” ed al palato altrettanto soddisfacente. Faremo il bis con un secondo bicchiere di questo vino stupendo!

Di nuovo si cambia il bicchiere... E questo preannuncia l’arrivo di un altro vino di grandissimo spessore che ci accompagnerà per le carni ed i formaggi: Barbaresco “Sorì Ciabot” 1995 Az. Agr. Giuseppe Traversa... semplicemente stupendo. Ci accompagnerà con un filetto di vitello su letto di spinaci fonduta di malghese e noci, piatto veramente ottimo anche se secondo me un pochino meno stupefacente dei primi due, la carne era ottima e morbidissima ma devo dire che ho provato secondi migliori.

Passiamo alla selezione di formaggi, si va da formaggi a pasta morbida di capra ad un erborinato favoloso. Io che sono un amante assoluto dei formaggi e con questo vino in accompagnamento è qui che raggiungo l’apice del piacere… non ci sono parole per esprimere il godimento!

Dopo una breve pausa ecco il dolce: devo dire io che non sono un fan estremo dei dolci, la portata che più mi ha impressionato, di una bontà esagerata, è la millefoglie con crema di stracchino dolce e salsa al miele d’arance. Spettacolare, ogni boccone era felicità pura!
Anche il dolce accompagnato dal suo vino: un Moscato d’Asti “La Galeisa” az agr. Redento Dogliotti, ottimo anche se non paragonabile ai livelli di Barbera e Barbaresco.

A seguito del dolce c’è ancora tempo per un caffè accompagnato dalla classica piccola pasticceria che seppur sazio - dato che la mia golosità non ha mai fine - non tardo a spazzolare via completamente dal piattino su cui è servita

Tutta la cena è stata inframmezzata da battute con il sig. Oreste il titolare oramai un amico della persona che era con me e con il sommelier, tutte persone di grandissima professionalità.

Chiudiamo la cena con due bicchieri di un Calvados di 30 anni fa, che prendiamo in onore della prossima vacanza in Normandia che ci accingiamo a vivere, stavolta con rispettive consorti!

Il conto è elevato (230 euro totali) ma ovviamente la qualità e lo standard del ristorante è conforme a questi prezzi. Devo dire che ad oggi solo nelle Langhe ho avuto modo di trovarmi meglio in un ristorante, ma questi sono solamente miei gusti personali che non intaccano indubbiamente l’elevatissima qualità del locale.

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