Natale è appena trascorso, ma la voglia di regali ...

Recensione di del 28/12/2005

Locanda Vecchia Pavia - al Mulino

70 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 70 €

Recensione

Natale è appena trascorso, ma la voglia di regali è rimasta, oggi decido di farmene uno gastronomico, andando a pranzare in assoluto relax in questo blasonato ristorante di Certosa, di cui ho letto molto bene anche sul nostro sito.

Seguendo la segnaletica approdo agevolmente nella corte che ospita l’ingresso del locale, dove il menu è ben esposto all’esterno. Non ho avvisato né mi sono informato del giorno di chiusura, ma fortunatamente trovo aperto. Ad accogliermi un gentile cameriere che si occupa di riporre il mio cappotto e mi accompagna al tavolo; sono il primo ospite, ma se ne aggiungeranno altri, per lo più clienti abituali, oltre ad una coppia di turisti stranieri (uno di essi pasteggerà curiosamente a coca-cola!).
L’ambiente non mi convince appieno, non saprei esattamente se a causa dei toni scuri, per la configurazione dei tavoli od altro, comunque giocano a favore la location esterna, le sedie comode, le finiture pregevoli e i servizi davvero confortevoli, adatti alla fascia in cui si pone il locale.

Mi viene portato il menu, dopo una rapida occhiata vedo che la proposta di degustazione comprende ben due antipasti, un primo e due secondi, tutti attinti dai piatti in carta, oltre al dessert e piccola pasticceria. Per avere quindi la possibilità di provare più cose, e dato che è l’approccio che adotto di norma nelle prime visite ai locali, scelgo questa soluzione, non avendo tra l’altro commensali al tavolo con cui dovermi uniformare.
Intanto mi viene servito il cesto del pane: delle morbide fettine bianche, un pan brioche tiepido e dei grissini aromatizzati. Tutto buono ma si può fare meglio, come avviene in altri ristoranti di pari livello. Anche il burro, propostomi già porzionato in riccioli all’interno di una terrina, non è memorabile.

Poco dopo arriva l’entrée (dunque altra tappa che si aggiunge al nutrito percorso), una “mousse di faraona” servita con una leggera e piacevolissima mostarda autoctona della quale non ho identificato l’ingrediente base. La morbida pallina marrone ha la consistenza di un foie gras, davvero squisita. Ottimo avvio.

Comincio la sequenza delle portate con uno delizioso antipasto: “Gamberi rossi spadellati con purea di ceci al rosmarino”, qui la nota di merito va secondo me alla purea, che trovo geniale nella sua semplicità.

Il secondo antipasto è un “Fondo di carciofo alle verdurine e mozzarella con salame d’oca nostrano”, anche in questo caso bravura nel valorizzare i prodotti dell’orto, con una gustosa finestra sulla tradizione lomellina.

Passo al primo piatto: “Cappellacci di pasta fresca alla zucca e ricotta leggermente affumicata”. Questa proposta non mi ha entusiasmato, forse perché dai ripieni a base di zucca mi attendo sempre la caratteristica prevalenza di dolce, che qui è stata insolitamente neutralizzata.

È la volta quindi del “Pavé di storione gratinato in forno con crema di robiola mantecata alle erbe”. Superbo accostamento, le decantate doti nell’abilità sulle preparazioni ittiche vengono confermate in questo piatto. Condivido la scelta di inserire nel menu degustazione l’unica proposta a base di pesce d’acqua dolce attualmente in carta, denota un riguardo verso la territorialità.

Per quanto riguarda l’assaggio di carne è invece previsto un “Petto d’anatra cotto in forno all’aceto balsamico con funghi porcini”, globalmente più che buono.

Giungo così verso il termine del pasto: il dessert è composto da un “Semifreddo al torroncino” e uno “strudel di agrumi”. Trovo infelice la scelta di abbinare due dolci così stucchevoli all’interno di un piatto di assaggi, all’invadenza dolciastra dei canditi pare non vi sia il minimo tentativo di dare un equilibrio ai sapori. Forse mangiati da soli a merenda possono essere positivi, ma a mio avviso alla fine di una carrellata del genere proprio non ci stanno. Peccato perché sulla carta dei dessert ho sbirciato proposte ben più interessanti, che spero di valutare in visite future.
A quel punto anche la piccola pasticceria, se pur piacevole alla vista, non mi rapisce più di tanto, riesco solamente a piluccare un alchechengi glassato, di cui sono particolarmente goloso, ed un mini cioccolatino speziato.

Avendo bevuto solo acqua microfiltrata ed essendo servizio e coperto compresi nel prezzo, sul conto mi sono state presentate esclusivamente le 70 euro del menu degustazione, che in virtù dei numerosi prodotti della cucina assaggiati tornano a determinare un rapporto qualità/prezzo più che accettabile, ovviamente sempre considerando la linea generale dei prezzi attuali e le referenze del ristorante. Dovendo invece stimare una spesa media per un pasto completo, vini inclusi, credo che si debba mettere in preventivo una cifra vicina ai 100 euro, soglia delineatasi in effetti anche raggruppando le testimonianze che mi precedono.

Adriano Veneri

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