Brianza, Cavenago Di, sabato, nove, del giorno e d...

Recensione di del 09/05/2009

Devero - Hotel

135 € Prezzo
8 Cucina
10 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 135 €

Recensione

Brianza, Cavenago Di, sabato, nove, del giorno e della sera. E sono a cena. Sono arrivato puntualissimo alla Lucanda, aiutato non dal satellitare (che ormai da anni mi fa cilecca sempre sul più bello, perché non riconosce più ‘ste cavolo di rotonde alla francese), bensì dal fatto che non più di 500 metri separano la uscita Cavenago Cambiago dalla insegna del Devero Hotel, che brilla nitida sin dal casello. Arrivarci dalla autostrada è una autentica pacchia (A4 permettendo). Si capisce da lontano che non è una osteria; non mi addentro nel (segnalato) parcheggio sotterraneo a disposizione e la metto fuori, in uno dei non numerosi posti popolari.
Qualche esitazione per trovare la soglia, dovuta al non chiaro confinamento con l’Hotel e con il separato ristorante in versione “easy”; bisogna scendere, c’è anche un bel ascensore, ci sono comunque le indicazioni; si passa vicino ad una piscina, non ho ben capito se di mera funzione estetica o per farci anche qualche tuffo.

Elegante porta chiusa. Campanello. Elegante porta aperta. Check in veloce con uno dei numerosi camerieri, tutti in particolari giacche marroni; la presentazione comprende due tavoli, a scelta, che lascio alla mia sparring partner.
La sala pare divisa in zone da pannelli mobili e vetri; c’è anche una saletta; architettura moderna molto piacevole, noi siamo vicino alla vetrata vista piscina e scorgiamo anche il lavoro che ferve in cucina attraverso la ampia finestra di osservazione.
I tavoli si contano senza pallottoliere, quelli occupati, sin troppo facilmente (noi siamo l’unica coppia singola; di occupato c’è un tavolo da quattro e dall’altra parte della sala mi pare siano in sei).
Mi accomodo e mi concentro sulla postazione: tavoli comodi, morbidi, rotondi; tovagliato di bel grigio naturale; sedute eccellenti, illuminazione da beauty farm e musica soft: che vuoi di più? Che domanda: mangiare!

Ordino le due solite bottiglie d’acqua, una ferma ed una mossa, che ci servono subito; a lei chiedono come la desidera, a me versano d’ufficio quella che lei non ha scelto; la cosa è logica fino ad un certo punto: non potremmo per esempio gradire una blended oppure di iniziare con un tipo e proseguire con un altro (come talvolta vedo fare)?
Ci presentano il menu, giustamente maschilista, nel senso che solo a me danno quello coi prezzi.
Anche qui ci sarebbe da dire, potrei essere io l’ospite di lei, o è vietato? E se ci fosse un lui ospite di lui o una lei ospite di lei come si comporteranno?
E’ mio parere che, per la questione dell’acqua, sarebbe stata una civetteria tutto sommato non stonata col blasone del locale, se avessero chiesto: signore per lei invece gasata o preferisce cominciare con la ferma? Mentre convengo che la domanda "chi desidera il menu prezzato?", pur sorretta da una sua ineccepibile logica, a più di un purista farebbe storcere non poco il naso; bisognerebbe saperlo fare, provarci; non sarebbe da tutti, non è ancora tempo.
Il menu comunque è scritto, ad eccezione dei piatti di pesce, che essendo soggetti a variazioni ad horas in base agli approvvigionamenti giornalieri, vengono comunicati a voce; il prezzo di queste comande il cameriere me lo sussurra all’orecchio...(scherzo!).
Ma ora parliamo di cose serie.

Sono previste due proposte degustazione, una da otto portate (€ 90,00) ed una da cinque (poco sopra i 50 €, se ben ricordo); interessante notare che sono previste su tutti i piatti anche le mezze porzioni a prezzi ridotti.

Per gli ordini arriva Lui in persona; prende le comande senza annotare: io per antipasto sarde al profumo di Sicilia (€ 25,00), lei gran piatto di pesci e crostacei (€ 38,00); per primo io gradisco tortelli di mandorle e tartufo (€ 25,00); per secondo scelgo una zuppa di pesce crudo (sic!); lei un fritto di pesce con verdure (i due piatti € 70,00).

Nel frattempo finisco di sorseggiare il Cà del Bosco servitomi come aperitivo (€ 12,00) esitando la dotazione (che verrà prontamente rimpinguata) di varietà di pane, trappola, croccante, più e meno salato, precedentemente appoggiata sul tavolo da mani ignote.
La lista dei vini è affascinante, con percorsi da brivido (vedo bottiglie dai nomi che non oso guardare, esposte a cinquemila euro); comprende una vasta sezione dedicata ai francesi, che il mio acceso eno-nazionalismo mi porta a saltare a piè pari, con gesto plateale poco elegante e molto padano dacché mi soffermo invece con interesse ai Franciacorta, molto ben rappresentati.

La consultazione sfora e devo interromperla per fare posto in tavola al secondo pre antipasto. Il primo, un paio di bocconcini di pesce e riso “giapponesizzanti”, era passato senza lasciare particolari segni. Trattasi di qualcosa di gelato di pomodoro appoggiato su una cialda di ricotta (questo invece lo ricordo eccome!).

Terminata la disamina faccio capire al sommelier che conosco il Breg di Gravner (annata 2004 a € 75,00 SE&O); e che non mi dispiacerebbe fare conoscenza dell’Emidio Pepe, sempre bianco, che vedo in lista (mi pare a € 46,00). Il "funzionario" a quel punto prende in mano la situazione e mi dice che il Breg è finito come da asterisco a matita che mi fa notare, a margine del prezzo, ma che se mi interessano gli “anforati” (sic! sarebbe forse a dire che ho beccato due affinati in anfora? del Breg lo sapevo, ma di quell’altro no; fosse così, ma non lo credo proprio, questo sarebbe puro Fattore C.) se mi interessa l’anfora dunque ci sarebbe il Terralba (2003) de Castello Di Lispida. Ok andata per il Terralba (€ 52,00).
La operazione di mescita è particolarmente laboriosa; la funzione inizia col consueto assaggio da parte del sommelier officiante; poi il vino viene versato in un decanter tipo lampada di Aladino: mi richiama qualcosa ma al momento non mi viene in mente cosa; bah...mi verrà.
L’attrezzo presenta la caratteristica di essere privo di apertura e infatti viene riempito attraverso il lungo beccuccio di uscita; l’operatore denota mestiere (anche se non so quale), in quanto esegue senza il minimo spargimento.
La vista, di quel bel giallo paglierino leggermente torbido (per gli “anforati”, non filtrati, come saprete sicuramente, è normale) con qualche vago residuo in sospensione per effetto della appena terminata mescita, è stata la connessione che ha portato a segno la ricerca mnemonica lasciata aperta sopra. Fatto si è che in bocca l’ho trovato eccelso, con un bouquet ricco, fresco, giustamente acido evolvente, di corpo. Tranquilli: ho assistito alla stappo.
Fermo il cameriere mentre si accinge a posare pitale e bottiglia sul tavolo di servizio: vorrei osservare la bottiglia; me la lascia al tavolo su un elegante portabottiglie.

Arrivano le sarde al profumo di Sicilia ed il granpiatto di pesci e crostacei.
Presentate in fila, stese su una salsa gialla; poche ma buone, le mie; notevole anche il piatto di pesci e crostacei, grande sicuramente, ma non per quantità.

Arriva il mio primo, i tortelli di mandorle e tartufo; sono otto di numero (chissà se avessi chiesto la porzione ridotta...) presentati su un piatto rettangolare con otto incavi ove sono adagiati i bocconi su un cuscinetto di crema bianca; una scaglia di tartufo in buona grammatura (tubero bianco, della zona, se ho ben capito: nulla da invidiare ai famosi piemontesi) copre il tortello; su tutto è la mandorla amara che mi ha esaltato, una eccellente combinazione; avrebbe meritato la scarpetta ma il tentativo è stato stroncato sul nascere.

Audace la zuppa, un brodo versato sul pesce crudo, ma non sono riuscito a capirla sino in fondo; forse i sensi erano ancora troppo mossi dalle mandorle al tartufo; ho capito benissimo invece il secondo della mia partner, per sua gentile concessione; molto leggero e croccante.

Ordino un giro di formaggi e nell’attesa visito l’elegante e leggermente avveniristico bagno (ha il lavabo pressoché piatto, aprite piano l’acqua altrimenti vi schizza tutto addosso e fate figura di disturbi alla minzione quando tornate al tavolo), certamente intonato al locale.
I formaggi (almeno una decina di assaggi) mi erano stati tutti descritti ma non me ne ricordo uno; tutti si sono rivelati di rara qualità e gusto; li ho degustati prima in un giro “a solo” poi con una eccellente mostarda di mele scelta in un vasto assortimento. E non li ho neanche pagati; non li ho trovati sul conto: dimenticanza od omaggio?

Per dessert mi incuriosisce una combinazione con gelato ed altro, che ho visto passare prima e mi ha fatto un grand’occhiolino; è finita, mi dicono: peccato.
Cominciamo coi giri di caffè (io doppio), in tutto € 10,00, e una scorsa alla lista dei super alcolici, anche questa ricchissima (Armagnac, Cognac, Whisky, Rum, Acquavite, Grappa,...); ordino una grappa 48 gradi ma poco dopo il ragazzo torna per dirmi che è finita ( questa è la terza richiesta della serata che va buca, eh, eh, eh...); mi offre una Nonino 50 gradi (€ 5,00); comunque molto apprezzata devo dire; avrei anche fatto il bis, col secondo giro di caffè (omaggiatomi, in quanto chiesto dopo il conto).
Assaggio lo strudel della compagna (€ 18,00) che riesco a gradire pur non essendo un grande “strudelista”.
Indugiamo con piacere al tavolo cullati dalla buona musica di sottofondo, dalla piacevole vista sulla piscina esterna e scambiamo volentieri quattro chiacchiere con il giovane titolare, che era venuto a trovarci più volte anche durante il viaggio.
E’ passata la mezzanotte quando pago il conto (€ 270,00).
Gran bel posto. Mi vedrà ancora.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.