Venerdì, in gita con un amico, abbiamo deciso di f...

Recensione di del 04/07/2008

El Molin

95 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 95 €

Recensione

Venerdì, in gita con un amico, abbiamo deciso di fare una deviazione e di fermarci in Trentino in questo bel locale, degnamente premiato di fresco con una stella dalla guida Michelin.

Il ristorante si trova in un piccolo vicolo che si diparte dalla strada principale, proprio di fronte la graziosa chiesa di Cavalese. E' un antico mulino e l'acqua del piccolo rivo che gli passa accanto crea un atmosfera di antica natura che non guasta.
Gli interni sono molto curati. L'arredamento è sobrio e minimalista, il servizio sempre puntuale e non invadente.

Appena accomodati decliniamo l'offerta, seppur invitante, dell'aperitivo e ci prendiamo cinque minuti per studiare bene la carta. La lista è davvero interessante e propone anche due menù degustazione: il classico da 50 euro e quello fantasia da 65.
A levarci dall'indecisione è lo stesso chef che, venuto a prendere la comanda, ci dice che possiamo tranquillamente prendere ciascuno un menù (anche se in teoria la proposta sarebbe, come al solito, per tutto il tavolo) e fare anche piccole aggiunte. Non ci facciamo pregare e così prendiamo un menù a testa.
Entrambe le proposte si riveleranno buonissime, ma il menù fantasia raggiungerà picchi a cui quello classico non si avvicinerà nemmeno. La caratteristica dello chef, infatti, è quella di saper giocare con gli odori e con le erbe selvatiche che va a raccogliere giornalmente. Tale creatività si esprime prepotente nel menù fantasia, mentre resta solo accennata in quello classico.

La simpaticissima Simona ci guida nella scelta del vino in una carta davvero interessante: propendiamo per un pinot nero del Trentino.

Le entrée di benvenuto promettono una grande cena: olio in tre consistenze e tempura di fiori di zucca (Voto 7). Il fiore di zucca è un po' unto, ma saporito, mentre le tre variazioni dell'olio sono un piatto interessante, ma probabilmente da perfezionare. Il sottile gioco tra la crema e l'olio "soffiato" in una bolla come il vetro di Murano è delicato e decisamente ben bilanciato con quello dell'aringa che a sorpresa si trova in fondo alla terrina, ma forse troppo leggero al palato e scompare in fretta.

Gli antipasti sono davvero un grande inizio.

Il menù fantasia propone una geniale terrina di caprino fresco, melone e aglio orsino accompagnata da diverse erbette selvatiche, tra cui spicca una profumatissima lavanda. Il gioco sta nell'assaggiare la terrina con un erba differente ad ogni boccone. Il formaggio assumerà così sfumature differenti e profumi intensi (Voto 9).

Per il menù classico viene servito un ottimo speck fatto in casa dallo chef con un panetto di burro di malga e crostini di pane di segale. Lo speck non è ancora stagionato a dovere (mancheranno un paio di mesi), ma è comunque davvero buono (Voto 7).

I primi sono interessanti, ma forse anche i piatti meno riusciti.

Il menù fantasia propone i ravioli al fondente di cipolla, crema al parmigiano e liquirizia. L'idea è buona, ma la cipolla assume un carattere troppo dominante nel piatto coprendo un po' gli altri sapori, soprattutto quello della liquirizia, che dovrebbe sentirsi a distanza, ma non sempre riesce ad essere presente. Comunque giudizio in generale più che positivo (Voto 7).

Il menù classico offre fagottini di pasta di grano saraceno ripieni di polenta concia e porcini sauté. Anche questo è un buon piatto, anche se non riesce ad elevarsi (Voto 7).

Passiamo quindi all'altro piatto assolutamente geniale della serata, proposto nel menù fantasia: porcini in tre variazioni. Sopra un crostino caldo è posto un carpaccio di porcini su cui è posto, a sua volta, un gelato di porcini. Il piatto è accompagnato da un brodo di porcini affumicato. E' un piatto da "meditazione", da gustare lentamente per godere dei contrasti derivanti dai gradienti di temperatura. Il gusto è lineare, ma il piatto riesce comunque ad elevarsi proprio grazie al gioco delle cotture e alla scelta delle materie prime (Voto 9).

Qui viene servita un'aggiunta che abbiamo chiesto di fare al menù classico: la crudità di cervo, polpa di riccio di mare, pistacchi di Bronte e olio di cardo. I sapori sono tutti intensi, ma legati benissimo tra loro. E' davvero un grande piatto, una tartara delicata, ma al tempo stesso decisa, forte, ma gentile (Voto 8,5).

Anche i secondi sono assolutamente ottimi.

Lombata di cervo all'olio extravergine con salsa al moscato rosa, accompagnata da piccole verdure al profumo di timo (menù fantasia). Piatto semplice quanto raffinato. Ancora una volta Gli odori delle erbe aromatiche fanno la parte del leone. Un piatto riuscito e raffinato (Voto 8,5).

Agnello della Val di Fiemme laccato al miele di rododendro, finocchi e pinoli tostati (menù classico). Anche questo un piatto deciso e ben studiato (Voto 8,5)

Come pre-dessert viene servito un dolce freddo alla mela verde con meringa (Voto 8).

E infine due dessert fantastici:

Variazioni di crème brulé ai profumi del Logorai (lavanda, menta, melissa e pino mugo) per il menù fantasia. Eccellente. Un crescendo di odori e sapori che si conclude in un dolce che ritorna deciso sulle variazioni di erbe (Voto 9,5).

Il dolce dell'altro menù non lo ricordo bene (perdonatemi!), ma comunque era un croccantino con gelato al cocco con tre creme: rapa rossa, lamponi e un'altra che mi sfugge. Veramente eccezionale anche questo (Voto 9).

Finiamo la serata in terrazza con un buon sigaro (la scatola dei sigari aveva il necessario, ma non le gemme) e un rhum Zacapa centenario e per il mio amico un whisky (la carta dei distillati è abbastanza buona). Unica sorpresa: non hanno ancora una carta per i caffè, ma lo chef Alessandro Gilmozzi, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere alla fine della cena, mi ha detto che stanno provvedendo a realizzare una selezione anche di questo.

Alla fine il conto sarà di 191 euro, di cui 130 per i due menù (al classico abbiamo aggiunto un piatto e quindi il prezzo è stato il medesimo), 6 di coperto (nota negativa, che senso ha questo coperto?), 35 di vino e 18 per i distillati. Il sigaro ci è stato gentilmente offerto.

Non posso che fare i complimenti a tutto lo staff. Nonostante alcune piccole pecche, il ristorante promette bene e lo chef è ancora molto giovane: in futuro speriamo possa migliorare ancora (gestisce da ormai 20 anni questo ristorante).

Il voto complessivo per la cucina sarebbe 8,5, ma non potendo esprimere i mezzi voti, propendo per un arrotondamento per eccesso (contrario alla mia natura, di solito piuttosto stretta in fatto di voti,) perché secondo me ci sono ampi margini di miglioramento che verranno sfruttati dal bravissimo chef.

Tornerò (spero) questo inverno, per assaggiare il menù invernale, sperando di poter dare un 9 pieno la prossima volta.

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