Situato in un antico palazzo del ‘500, nel centro ...

Recensione di del 28/11/2005

Osteria da Pietro

95 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 95 €

Recensione

Situato in un antico palazzo del ‘500, nel centro di Castiglione delle Stiviere, questo bel ristorante ha preso il posto, dopo anni di “buio”, di una vecchia osteria dei primi del ‘900.
Ad accoglierci con una calda stretta di mano, il patron Pietro Ferri, che condivide la passione per la cucina con la mamma e la moglie, entrambe ai fornelli.
L’ambiente rivela, a tratti, la struttura antica a cui sono sapientemente accostati tocchi di sobria modernità. Presenta due sale dotate di soffitti con volta a vela e pochi tavoli ben distanziati tra loro e molto ben apparecchiati. L’atmosfera trasmette serenità e calore, complici il camino acceso, le luci morbide e la gran quantità di tappeti adagiati sui pavimenti in cotto.
Con la stessa serenità, ci viene consegnato il menu accompagnato da un aperitivo “Abate Nero”, chardonnay trentino e, come primo appetizer, dei piccoli crostini, con salmone marinato, mousse di formaggio e polentina calda con lardo di Colonnata.

La carta dei vini è molto ricca di proposte nazionali ed internazionali ed i ricarichi appaiono abbastanza equi.
Scegliamo, per la nostra cena, un “Rosso” 1999 di Livio Felluga (45 euro), uvaggio di Merlot e Refosco dal Peduncolo Rosso. Un vino complesso, speziato, con sentori di frutti di bosco, di giusto equilibrio, morbido e gradevole al palato.

Il menu presenta una sola proposta di degustazione e pietanze che riprendono con rigore antiche ricette della tradizione mantovana; il pane è di produzione propria, ai semi di papavero, al burro, normale e fragranti grissini sottili.
Il servizio in sala è attento, e curato dal patron e da un giovane cameriere, il quale dimostrerà una discreta competenza nella descrizione dei piatti.

Assorti nella consultazione delle vivande, arriva, gradito, il secondo benvenuto della cucina.
“Crema di finocchi con pancetta rosolata”, dove, la stucchevolezza del finocchio viene leggermente attenuata dalla sapidità della pancetta rosolata. Discreta.

Antipasti.
“Selezione di Salumi” per il mio commensale; una bella varietà di salumi composta da un eccellente culatello, coppa, salame e lardo di Colonnata, a cui si accompagna un’ottima giardiniera non industriale. Da sottolineare la qualità veramente elevata di tutti i salumi proposti, non sempre facile da riscontrare.
“Piedini di maiale” per me; un piatto che mi riporta a lontani ricordi d’infanzia. In questo caso la preparazione tocca punte d’eccellenza, delicatissima nonostante la naturale sapidità del maiale e la cui speziatura risulta essere elegante. Morbidissima la cotica, al punto da sciogliersi in bocca. Una piccola, preziosa preparazione che, da sola, e per gli amanti del genere, vale il viaggio.

Primo piatto.
“Tortelli di zucca” per il mio commensale; un classico. La sfoglia fatta a mano è di buona consistenza ma il ripieno risulta essere prevalentemente dolce e senza il tipico sentore amarognolo dell’amaretto, probabilmente non presente.
“Agnolini di piccione con foie gras” per me. Contrariamente al primo piatto del mio commensale, in questo caso la consistenza della sfoglia pare essere eccessiva, così come eccessiva è la sapidità globale. Buona la qualità del foie gras, ma, a mio parere, poco significativa nell’abbinamento proposto, non suscitando emozioni palatali.

La cucina, quindi, ci omaggia di un assaggio di un raviolo di patate ripieno di stracchino condito con burro fuso, cannella e parmigiano, a mio parere un po’ squilibrato ed in cui il dolce speziato della cannella non dialoga con la sapidità del parmigiano e con l’acidità pungente dello stracchino. Per me, un piatto da rivedere.

Secondi piatti.
“Stracotto di cavallo al Lambrusco, con purè di patate e carciofi” per il mio commensale. La carne è un po’ stopposa, caratteristica tipica della carne di cavallo, ma indovinato l’abbinamento con i carciofi, dalla piacevole sapidità dolciastra, conferita loro dal fondo di cottura.
“Rognone (vitello) al pepe nero con purè di patate” per me. Croccante e soda la consistenza del rognone dal gusto molto buono. Un po’ eccessiva, anche in questo caso, la sapidità del sugo di cottura.

Dessert.
Per entrambi due “sorbetti al limone, frutto della passione e pompelmo”, dalle piacevoli note delicate. Molto rinfrescanti. In accompagnamento due calici di Moscato d’Asti “Bricco Quaglia” La Spinetta, eccellente.

Infine due caffè e la consueta piccola pasticceria.

Conto totale, per due, di 190 euro, di cui 45 euro per il vino e 6 euro per il vino al calice.

Una cucina, quella dell’Osteria da Pietro, ancorata al territorio con una buona attenzione alla materia prima ritenuta fondamentale ai fini della riuscita di un piatto.
A mio parere, l’utilizzo del burro, ammesso dallo stesso patron, è una nota di demerito ed un po’ controcorrente, vista la particolare e ormai diffusa attenzione a rendere le pietanze sempre più leggere e digeribili.

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