Quanto tempo che non andavamo al Maps! Una nuova e...

Recensione di del 30/04/2010

Maps

67 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 67 €

Recensione

Quanto tempo che non andavamo al Maps! Una nuova ed accurata recensione ci sembra vieppiù necessaria per tentare di mettere d'accordo i precedenti pareri, discordanti e lontani nel tempo. Il vago ricordo che ne serbavamo parlava di eleganza degli ambienti e di ricercatezza della cucina; nessun'ombra invece nei ricordi legati al romantico borgo medievale in cui si colloca. Il torrione del castello, grazie ad una suggestiva illuminazione, ci avvisa di lassù che siamo quasi arrivati. Dall'ampio parcheggio saliamo per un vicolo tra case in pietra e parapetti fioriti e, fatti pochi passi, ecco il piccolo uscio del Maps.
All'esterno alcuni tavoli da giardino tra piante e fiori di petunia, cassette di legno dei vini utilizzate come fioriere ed una fontana, da dietro ci giunge lo scroscio dell'acqua mossa dal mulino.

Entriamo. Il proprietario è sempre lì, sorridente e cortese, con i suoi occhiali tecno-prismatici e le sue camicie improbabili. Anche i dipinti di Gianfranco Asveri ci sono ancora: le imponenti tele di questo rappresentante della istintuale Art-Brut (proprio in questi giorni è in corso un'esposizione dell'artista a Piacenza) regalano al locale un'eleganza primitiva ed emozionante che purtroppo viene sminuita dalle applique liberty che, tra un dipinto e l'altro, poggiano su orribili ventagli di specchi rosati.
Attraversata la prima saletta scegliamo, più guidati dai quadri preferiti che da altri motivi, di accomodarci nella seconda ad un tavolo ben illuminato, accanto ad altre due coppie e ad una tavolata da quattro persone che giungeranno più tardi; la distanza mantenuta tra i tavoli dei vari ospiti è più che corretta.
Le pareti in pietra e mattoni, i soffitti in legno, tutto ci ricorda piacevolmente dove ci troviamo e ci pone in una buona predisposizione d'animo.

La mise en place del desco è curata e di classe ma senza particolari originalità: tovaglie lunghe e nere con coprimacchia in candido lino, così come i tovaglioli ripiegati nei sottopiatti di fine ceramica bordata da motivi botanici medievali, bicchieri e posate del tipo più comune.
La cameriera (una signora bionda che ricordiamo essere la consorte del titolare) ci porta un cestino contenente grandi grissini, dadini di focaccia (molto saporita di buon olio), fette di pane bianco freschissimo e quadretti di schiacciatina croccanti e gradevoli, molto probabilmente fatti in casa.

Rifiutiamo come di consueto l'offerta di acqua e ci vengono porti i menu: due facciate vergate a mano (su carta rosata e senza l'evidenza dei prezzi, per le Signore), una relativa al Menu D'Acqua, l'altra a quello di Terra; ognuno dei due temi propone a sua volta quattro alternative per gli antipasti, altrettante per i primi e infine ancora quattro per i secondi piatti: tutte invitanti.
Il mio compagno ed io ci accordiamo sul menu di Terra, così da non complicare quella che si rivelerà una delle nostre più felici scelte tra i vini, e per iniziare scegliamo un antipasto di Frittatina ai "bavaron" con gocce di Balsamico.

Nell'attesa ci viene portata la carta dei vini composta da una decina di pagine e così organizzata: per primi i vini piacentini, i rossi distinti dai bianchi, poi gli champagne ed infine tutti gli altri vini separati tra rossi e bianchi ed organizzati per regione. Claudio sfodera il suo proverbiale fiuto scegliendo un VignaVecchia 2005 di Perinelli, buon viticultore piacentino, prodotto dall'unione di uve di Cabernet Sauvignon, Barbera e Pinot nero.
Sostituiti i bicchieri con adeguati ballon, ci viene stappata (un po' troppo rumorosamente, invero) la bottiglia e fatto assaggiare il vino ordinato. Profumi di cuoio, spezie e frutti si sprigionano immediatamente dal bicchiere e si ricompongono in pochi minuti in un aroma rotondo e intrigante. E bravo Claudio! Il VignaVecchia ci accompagnerà senza deluderci ed esalterà splendidamente tutti i sapori della cena.

Dalla cucina ci viene offerto un amuse-bouche: sformatino di Zucchini alla Crema di Peperoni. Bella la presentazione di questo tortino verde chiaro con schizzi di crema arancione in un grande piatto bianco. Delicato e piacevole il gusto, soffice e vellutata la consistenza, un po' eccessiva la temperatura.

Procediamo con l'antipasto: la frittata è adagiata su un letto di lattughino fresco, sottile e cotta perfettamente; le gocce di balsamico la rendono golosa e apprezziamo il connubio. Claudio a metà della frittata sorride ironico e mi rivela che, come tutti gli altri antipasti, costa la bellezza di 12,00 euro. Era meglio non saperlo: un'informazione che mi induce a ridimensionarla a semplice, sebbene ben eseguita, ma umile frittata.

Ripresami dal piccolo choc passiamo direttamente ai secondi piatti. Per lui Batù di solo Petto d'Oca alla Nuova Maniera, per me Guancetta di vitello stufata al profumo di salvia.
Di nuovo la presentazione è curatissima e, posta in un grande piatto dai bordi decorati in sottili arabeschi d'oro, mi viene servita questa carne a bocconcini accompagnata da un delicato purè e da un intingolo a base di verdure sfumate con vino e profumate da foglie di salvia. La carne è tenera e grassa, si taglia con la forchetta; il condimento gustosissimo.
Il suo petto d'oca ridotto in piccoli cubetti di carne magra e cotta nel suo grasso, conserva un leggero sentore di selvatico, dolce ed amarognolo al tempo stesso. La carne appare lievemente dorata e giace su un anello di polenta saltata in padella che delizia il palato con una fragrante crosticina.

Nel frattempo si sono accomodati i quattro avventori al tavolo che era rimasto vuoto. Ordinano piatti a base di pesce e, poco dopo, vediamo monumentali portate di gamberoni uscire dalla cucina, la cameriera stappa la loro magnum di champagne con un gran botto e poi si scusa: non si può dire che tra lei e i tappi scorra buon sangue. Lo champagne verrà loro versato nei calici da vino bianco già presenti in tavola; notiamo che probabilmente la moda dei flûte è passata.

Al termine dei secondi ci viene consegnata la carta dei dolci, sei o sette alternative tra cui è davvero difficile scegliere. Puntiamo su un Tiramisù Bianco con Castagne spadellate e Rhum per lui, Semifreddo alla Nocciola con Parfait all'Arancia per me, accompagnati rispettivamente da un calice di Nettare di Samos e uno di Sauternes.
Nel frattempo ci vengono offerti due alchechengi ricoperti di cioccolato e alcuni bocconcini di una specie di torta sbrisolona, certamente entrambi preparati da loro.
Il dessert di Claudio è in sostanza un gustoso tiramisù con aggiunta di panna montata contornato da alcune castagne; abbinamento innovativo e gradevole. peccato si stenti a percepire l'aroma del rhum.
Anche il mio dolce arriva artisticamente impiattato: è buono ma non riesce a convincermi sebbene risulti più particolare ed interessante del suo; il semifreddo è quasi un gelato, l'arancia è presente sia con succo concentrato che con scorzette candite, ma mentre lo degusto non riesco a spiegarmi il nesso di tale abbinamento.
Il titolare è di là che latita, vagolando dietro al bancone del bar collocato all'ingresso del ristorante: ci sembra un custode che, pur ben conoscendo gli inquilini del suo palazzo, ne ignori del tutto le reali vicissitudini. Assente all'appello praticamente per tutto il corso della cena.
La cameriera esegue abbastanza dignitosamente il servizio ai tavoli ma in una totale solitudine che dà un'idea di abbandono a se stessa.
Da sottolineare negativamente anche lo scarso rilievo e la mancata valorizzazione forniti alle imprese, complessivamente brillanti, dello Chef.

Arriviamo ai caffè, (discreto l'espresso, acquoso il decaffeinato) e chiediamo al Patron di guidarci nella scelta del whisky. Non ci sembra in grado di farlo, nonostante esibisca etichette per lui un po' ardue da pronunciare quali Talisker, Lagavulin, Caol Ila, Laphroaig, Bowmore. Quest'ultimo compare anche in tre versioni selezionate da Silvano Samaroli e Claudio ne sceglie una etichettata Samaroli Dreams, invecchiato, leggiamo, in "sherry barrel", etichetta da collezione stampata in numero limitato (scopriremo poi). Io decido di assaggiare un bourbon, Knob Creek 9 years, che non conoscevo.
Entrambi i distillati ci vengono serviti in calici da vino dolce(!) senza che ci venga richiesta la preferenza relativamente a ghiaccio o acqua (che mi pare andrebbe sempre e comunque servita ghiacciata a parte).
Assaggio il Knob e mi "urla" la sua richiesta di cubetti.
Intercettiamo il proprietario, chiedo che mi sia servito on the rocks e ottengo una ciotolina con dei cubetti, senza che il bicchiere sia adeguatamente cambiato nè che venga correttamente riempito (prima con ghiaccio e poi col bourbon).
Mi ritrovo a bere bourbon on the rocks in un piccolo calice da dessert e lo trovo un po' buffo; una caduta di stile che mi fa ricollegare al calice dello champagne dei vicini che, a questo punto mi viene da pensare, non è una scelta di tendenza ma un altro grossolano errore.
L'insieme di raffinatezza e piccoli errori nel servizio, di ambiente dagli elementi stridenti e di grandi prezzi per portate di buona qualità ma senza grandi emozioni crea, al momento della valutazione finale, una sensazione di dissonanza che non ci lascia del tutto (ri)conquistati.

La ricevuta fiscale riporta: coperti 6,00 euro, antipasti 24,00 euro (le frittatine), vino 22,00 euro (molto ben spesi), secondi piatti 34,00 euro, dessert 12,00 euro, vini da dessert 12,00 euro, caffè 4,00 euro, liquori 18,00 euro, per un totale di 134,00 euro.
Grosso modo la stessa cifra spesa recentemente in altri ristoranti della zona in cambio di una qualità complessiva e di un coinvolgimento sensoriale decisamente superiori. Si ha la sensazione che l'entusiasmo sia tutto chiuso in cucina e non lo si lasci libero di pervadere le sale da pranzo se non come contenuto dei piatti.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.