Antica Osteria del Ponte. Un nome che intimorisce ...

Recensione di del 23/11/2005

Antica Osteria del Ponte

183 € Prezzo
10 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 183 €

Recensione

Antica Osteria del Ponte. Un nome che intimorisce il recensore non professionale. Affrontare con una capacità di giudizio tutta da dimostrare questo tempio della cucina italiana è quello che più ci preoccupa, ma la sensazione di inadeguatezza lascia presto il posto alla curiosità ed alla voglia di provare di nuovo, dopo qualche anno, le atmosfere felpate e particolari che si respirano in questa locanda del ‘500 accarezzata dal Naviglio Grande che i coniugi Santin hanno trasformato in una meta obbligata di chi dalla cucina pretende il massimo ed anche di più.

Raggiungiamo quindi Cassinetta di Lugagnano, piccolo paese a metà strada tra Abbiategrasso e Magenta che, a giudicare dalle nuove costruzioni, in molti devono avere scelto come residenza fuori dal caos pre-metropolitano. Lasciati i miei ospiti all’ingresso del locale dal quale ammirano la villa Castiglioni appena oltre il corso dell’acqua, parcheggio la macchina nel cortile retrostante ed accedo all’interno dalla cucina dove mi accoglie Ezio Santin, in prima linea, come sempre, con il suo nutrito staff di cuochi ed aiuti. Mi ricorda e non finge manieristicamente per stimolare l’ego del cliente.

Gli interni sono come li rammentavo, caldi, suadenti, capaci di mettere immediatamente a proprio agio l’ospite anche grazie alla cortesia del personale di sala, impeccabile, garbato e, cosa che più apprezziamo, sorridente e capace di trasmettere l’idea di giovani orgogliosi del proprio ruolo e del proprio lavoro.

Il tavolo accanto al camino è lo stesso dell’ultima volta. Tovagliame candido, fiori freschi, porcellane di Limoges ed un utile servant poggia borsa per le signore impreziosicono i trenta-trentacinque coperti disposti in due ambienti contigui.
La signora Renata ci intrattiene amabilmente; il tempo per il maître di sala di raggiungerci ed esibirci il menu, al solito tutto da decifrare tra piatti i cui nomi promettono ricercatezza, sperimentazione e, comunque vada, esperienze di gusto non comuni.

La stagione è propizia e quindi l’uovo al tegame con tartufo è la cosa che prima ci attira. E non delude le attese. Perfetta la cottura dell’uovo: sembra un pleonasmo ma basta un velo di albume crudo per rendere questo semplice piatto stomachevole. Salsa e tartufo sono il meglio che ci si potesse aspettare in un’annata non delle migliori per il prezioso tubero.

Quindi, viste le premesse, risotto al tartufo bianco d’Alba. Mantecatura perfetta, lieve retrogusto di formaggio non invadente, profumi sempre in linea con quanto già detto ma prodotto di livello eccellente.

Il filetto di vitello al foie gras che mi concedo come secondo piatto è superbo. Solo materie prime di qualità ed una cottura perfetta non mettono in conflitto sapori importanti e, anzi, ne esaltano il mixage senza stonature.
I miei ospiti spaziano dalle rane fritte al petto d’anatra e ne raccolgo impressioni altrettanto entusiastiche.

Evitiamo, ma solo per non debordare, il ricco plateau di formaggi che ci viene proposto e passiamo ai dolci che, nonostante Maurizio Santin al momento si stia cimentando su strade professionali nuove e distanti da Cassinetta, non fanno rimpiangere la sua formidabile cultura di specie.

La cantina non lesina nulla di ciò che ci si potrebbe attendere in una simile cornice. Andiamo sul sicuro guidati da un giovane e competente sommelier al quale imponiamo solo un Cervaro Castello della Sala. Al resto pensa lui e non sbaglia il colpo.

A fine cena, dopo avere regolato un conto di 183 euro a persona, ci intratteniamo più di qualche minuto con Ezio Santin, un signore di quasi settant’anni con tanta voglia di stupire ancora il suo ospite. Ci confessa che ora, finalmente, può concedersi il lusso di scegliere, senza patemi, i suoi percorsi creativi con il solo ed unico scopo di sposare i desideri della sua clientela. Non possiamo che aderire a questa impostazione, con buona pace di qualche prezzolato recensore di grido che troppo presto ne aveva declamato il de profundis.
Grazie maestro Ezio per una serata che, una volta ancora, ci ha condotto in una dimensione culinaria che trascende il normale divenire delle umane cose.

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