Data la mia scarsa conoscenza della cucina piemont...

Recensione di del 15/09/2012

La Casa nel Bosco

38 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 38 €

Recensione

Data la mia scarsa conoscenza della cucina piemontese, ho il desiderio di fare una gita con mia moglie nella direzione del Monferrato e delle Langhe per gustare i sapori della tradizione locale.
Per orientarmi nella scelta consulto le esperienze dei Mangioni e, dopo aver accantonato qualche locale ben recensito ma troppo grande per soddisfare il desiderio di tranquillità e relax, mi concentro sulla Casa nel Bosco, che sembra corrispondere alle nostre preferenze.
È una bella giornata di sole. Sulle viti si vedono grappoli maturi. Per le strade transitano grandi trattori con rimorchi carichi di uva appena vendemmiata.
Per giungere a destinazione mi fido del navigatore satellitare, che mi indirizza in strade secondarie sempre più strette. Ad un certo punto la strada diventa sterrata, ma proseguo perché manca poco alla meta, salvo arrendermi quando vengo diretto verso un sentiero percorribile a piedi o forse con una moto da cross. La prossima volta seguirò fin dall’inizio il percorso consigliato dal sito web.

La Casa è davvero nel bosco. È un edificio di campagna ben ristrutturato, circondato da un prato all’inglese con l’erba perfettamente rasata ed alcune panchine ove è possibile godere il piacevole sole di fine estate.
Veniamo accolti dal proprietario che ci fa accomodare al nostro tavolo sistemato in un portico/veranda. All’interno sono disponibili altri posti che oggi non vengono utilizzati. Il tavolo è apparecchiato con la stessa cura che traspare da ogni particolare che osserviamo.
L’atmosfera è rilassata e resa gradevole dal titolare, che con affabilità e “mestiere” ci intrattiene prima, durante e dopo il pranzo sulla scelta di vita che è stata alla base dell’apertura di questo locale dieci anni orsono, dopo una lunga esperienza professionale nel settore vinicolo.

Facciamo le nostre ordinazioni rispettando le “regole” della Casa, che prevedono antipasti fissi, scelta tra una terna di proposte per primi, secondi e dolci, possibilità di rinunciare al primo o al secondo (con un minor costo di 5 euro).
Nella scelta del vino da abbinare ai piatti richiesti ci facciamo consigliare. La proposta di un Lagrein rosato, un vino che conosciamo, ci sembra convincente e si rivelerà adeguata per accompagnare le nostre pietanze. Buon vino della Cantina Colterenzio, annata 2011, che consumeremo solo per metà, data la nostra abituale moderazione, specie nel caso in cui si debba guidare dopo il pasto. Va comunque segnalata la presenza di qualche mezza bottiglia, unitamente alla possibilità di farsi servire vini a bicchiere

Il pranzo inizia con una “mise en bouche”, tradotta in “apribocca”, con un lodevole tentativo di evitare l’uso di termini stranieri. Purtroppo però l’esito non è felicissimo: l’apribocca è uno strumento usato in odontoiatria per tenere forzatamente aperta la bocca. Forse anche a causa di questo richiamo a sgradevoli pratiche sanitarie, l’apribocca non ci convince. C’è un mini tortino di spinaci dal sapore un po’ scialbo ed un pomodorino secco con acciuga, che viceversa ha un gusto molto marcato. Il contrasto non mi sembra azzeccato. Forse sarebbe stato bene assaporare contemporaneamente i due assaggi per bilanciare la molto diversa intensità dei sapori.
Proviamo i grissini ed i panini presenti in tavola: i primi sono buoni e fragranti, mentre i secondi sono duri e compatti.

Segue della carne salada marinata su letto di insalata, condita con olio e limone e accompagnata da dolcissimi acini di moscato ed una fettina di pesca. Qui il connubio tra dolce e salato è davvero gradevole e lo apprezzo molto più di quanto consuetamente mi accada.
L’ultimo antipasto è un involtino di melanzana con prosciutto cotto e fontina su vellutata di pomodoro. Il gusto fa pensare ad una interpretazione raffinata e delicata delle melanzane alla parmigiana. Buona anche la vellutata di pomodori, per niente acida, diversamente da come a volte mi è capitato.

I primi ci vengono serviti dopo una pausa voluta, ma a mio avviso non necessaria dato che le porzioni non sono abbondanti e non si manifesta alcun senso di appesantimento.
Per me, che adoro i funghi, una crespella con finferli freschi e porcini secchi: buona, ma non migliore delle crêpe ai funghi recentemente provate in Val d’Aosta.
Per mia moglie dei tajarin al ragù di coniglio, sottili come da tradizione nelle Langhe, cotti al livello giusto e caratterizzati dal buon sapore del coniglio, un po’ troppo salati a parere di mia moglie.
Esercitando un po’ di pignoleria, si nota la presenza nel ragù di qualche nervetto sfuggito alla selezione della carne da tritare.

Per secondo entrambi abbiamo scelto il capunet al merluzzo, ossia baccalà dissalato e mantecato con capperi e panna avvolto in una foglia di cavolo, accompagnato da un purè di patate e contornato da una salsa di capperi e acciughe.
Piatto ben presentato, che, differentemente da quel che ci aspettavamo, ci ha colpito per la delicatezza, fin eccessiva e tale da stemperare i sapori forti e caratteristici degli ingredienti utilizzati.

Per dessert io ho scelto un tiramisù, eseguito in modo classico e dal classico sapore.
Mia moglie ha chiesto una panna cotta con torroncino e cioccolato fuso, giudicata positivamente.
In occasione del decennale dell’apertura del ristorante, per tutto il mese di settembre viene offerto il vino da dessert: un profumatissimo e inebriante moscato d’Asti. Da segnalare, come curiosità, che il vino versato dalla prima bottiglia, giunta al termine, è risultato decisamente più profumato di quello versato da una bottiglia appena aperta. Molto strano, visto che, a quanto mi risulta, il vino era lo stesso. La differenza era dovuta alla temperatura un po’ più alta del vino già aperto? Purtroppo non ho chiesto al gentile e competente titolare che ci ha servito.
Sempre nel mese di ricorrenza del decennale della fondazione, il ristorante offre alle signore un omaggio, che, essendo una sorpresa, ritengo corretto non svelare in questa sede.

In sintesi, il giudizio sulla cucina è complessivamente positivo. È percepibile la cura impiegata nella selezione delle materie prime e nella preparazione dei piatti. Forse la tendenza a raffinare i cibi tradizionali ne smussa un po’ il carattere originario, sicché i sapori non si impongono a forza, ma vanno ricercati tra le sfumature.
Come curiosità vale la pena di segnalare la diversità di opinioni dei precedenti recensori in merito sia alla sapidità dei cibi sia alla dimensione delle porzioni, che personalmente avrei preferito leggermente più abbondanti.

Anche il servizio è svolto con cura: pietanze servite su bei piatti e cambio di posate anche ad ogni diversa portata degli antipasti. Da rimarcare in particolare le doti umane del proprietario, che hanno contribuito alla creazione di un clima conviviale e rilassato. Molto gradita la sua accurata presentazione dei piatti (che spero di aver descritto a memoria con sufficiente fedeltà) e l’aneddotica riferita all’esperienza professionale sia precedente che successiva all’apertura del ristorante.
Il carattere dell’ambiente è descritto in modo azzeccato nel sito web. La Casa nel Bosco non è un ristorante, non è un agriturismo: è la casa di Mina e Gianni. È bella, ristrutturata molto bene, immersa nella natura. Tutto dà il senso della buona fattura, comprese le toilette, non lussuose, ma moderne e tenute in modo impeccabile.
Il conto di 77 euro è costituito da 60 euro per due menù completi, 13 euro per una bottiglia di vino, 4 euro per due bottiglie di acqua minerale.
Ricevuta fiscale n.489 del 15 settembre 2012.

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