Come capita qualche volta, il Capo Gobby mi dice: ...

Recensione di del 05/05/2012

Al Tranvai d'Antan

40 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Come capita qualche volta, il Capo Gobby mi dice: “vai lì a controllare” ed io, indossato il trench, il Borsalino e sotto completamente nudo (per poter fare l’esibizionista in Val Cuvia), mi fiondo in quel di Casalzuigno, noto perché gli abitanti portano tutti i calzet cui zòcul, per recensire un ristorante che si è cuccato un bel cappello rosso che ha fatto arrivare in redazione numerose segnalazioni di protesta da parte di recensori che avevano partecipato al pranzo di Pasqua e che contestavano i giudizi sull’ambiente, sui piatti e sulla presenza di due simpaticissime monelle che avevano però infastidito per tutto il tempo i commensali.
L’occasione è il novantesimo compleanno della suocera: la logica di tale coincidenza deriva dal fatto che se cappello rosso è, la possibilità dell’eliminazione del congiunto si eleva al quadrato... L’inconveniente è che si aggregano anche i figli e allora la sindrome di Barbablù tende a scomparire.
Il parcheggio è molto semplice perché usufruisce di un ampio spazio legato alla Villa Della Porta Bozzolo: nessuna insegna particolare perché tutta l’area è sottoposta ai vincoli delle Belle Arti e quindi qualsiasi tipo di intervento deve essere autorizzato, e molto spesso è bloccato, dall’ente suddetto.

Si entra quindi tramite un cancello in una folta siepe e si accede ad un ampio ingresso con a destra una sala allestita per incontri e degustazioni particolari e sulla sinistra altre due sale disposte per il pranzo. L’ambiente è completamente ristrutturato e si nota la mano esperta di un architetto che ha dovuto evidentemente muoversi tra i vincoli normativi di questa villa del 700, rendendo il tutto estremamente elegante e raffinato: pareti arancione sfumato, illuminazione modernissima, tavoli ampi, ben distanziati, di legno massello con tovaglie a stola, posate di acciaio pesante, bicchieri di cristallo che vengono cambiati a seconda del tipo di vino scelto. Ambiente minimalista ma nel contempo estremamente accogliente e caldo, anche per la presenza di una stufa accesa, necessaria nell’umida e fredda giornata.
Siamo in cinque e veniamo fatti accomodare nella sala più piccola il cui soffitto mantiene l'affresco originale e di cui un'intera parete è occupata da una libreria, per metà esponente libri prevalentemente di storia e per metà una amplissima collezione di vinili di musica sinfonica: ambiente insolito e senza ombra di dubbio con un fascino particolare. Insomma, una location sicuramente ben riuscita.
Il servizio viene svolto dal patron, che funge anche da cuoco e serve in tavola, gentilissimo, molto preparato e attento nella descrizione dei cibi, pronto alla battuta e alla conversazione; pur essendoci solo due tavoli in questo freddo sabato a mezzogiorno, il servizio ha una sofferenza intrinseca legata alla “singolarità” (intesa numericamente) del personaggio. Andrà ovviamente testato a locale pieno e in situazioni logistiche differenti: ci limitiamo quindi ad esprimere una valutazione più in fieri che in facto.
I menu sono portati pinzati su tavolette di legno e sono piuttosto vari seppure contenuti. Emerge da subito, come già confermato precedentemente, la volontà della scelta di materie prime di qualità e la ricerca di accostamenti non banali. Anche la carta dei vini è su tavoletta di legno: poche etichette, ma di produttori noti per la bontà dei prodotti. Acqua minerale gassata Lisiel di Crodo.

Ordiniamo cinque antipasti.
Due commensali prendono uno sformato di pasta fillo al formaggio e miele con contorno di insalata fresca condita con vinaigrette. Ottimo ed equilibrato il sapore, porzione abbondante e nel complesso ben riuscita.
Per gli altri viene composto un piatto contenente una terrina tiepida di oca, con la caratteristica di essere non cremosa, ma a pezzetti grossolani, veramente eccellente nel sapore e nella masticabilità, che esalta ulteriormente la qualità del prodotto. Assieme della pancetta affumicata e un carpaccio di angus marinato, con un sapore ricordante la carne salada trentina. Il tutto accompagnato da marmellata di mirtilli rossi e insalata fresca. Il giudizio è stato positivo, specialmente per la terrina.
A seguire i secondi piatti.
In quattro abbiamo ordinato una tagliata di patanegra: la particolarità di questo porcello è stata la cottura e la presentazione in listerelle abbastanza sottili, in cui una parte era croccante e una parte racchiudeva anche una carne al rosa che ha reso questo piatto inconsueto e assai gradevole al gusto. Come per l’antipasto, porzione molto abbondante, con un ricco contorno di cavolo viola, una dadolata di zucchine e cimette di cavolfiore verde. Giudizio estremamente favorevole anche per questa preparazione.
L’ultimo del nostro gruppo è stato invece sul classico, con una tagliata di manzo con il medesimo contorno. Cottura media perfetta, carne “tenerrima”, insomma fly syndrome in arrivo da parte della nuora che aveva assaggiato...
Non abbiamo preso il dessert perché sicuramente pieni, dopo aver consumato quasi due cestini di un ottimo pane ai semi di girasole e semi di papavero, e per essere solidali con la festeggiata che indubbiamente era in riserva.
Abbiamo terminato con cinque caffè, incredibilmente buoni, fatti con la napoletana: macchinetta storica che solo chi ha compiuto più degli “anta” se la può ricordare.
Come vino, una bottiglia di Sharis di Livio Felluga, Chardonnay e Ribolla Gialla, 2008, servita alla giusta temperatura; vino giallo intenso con profumi di mela matura e al palato ottima acidità e mineralità, con note di ribes e melone. Ha soddisfatto tutti i partecipanti.

Che dire? Non abbiamo eliminato la suocera, abbiamo passato un pranzo allegro in un ambiente elegante, con dei cibi di qualità, serviti da un patron cordiale e gentile, pur con le limitazioni sopra descritte. Esperienza quindi positiva e locale da consigliare.
Cinque antipasti 69 euro, cinque secondi piatti 98 euro, due bottiglie di acqua minerale 6 euro, una bottiglia di vino 27 euro, cinque caffè offerti, per un totale di 200 euro. Rapporto qualità/prezzo normale. Ricevuta fiscale FRA 6764.

silvano busin

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