Posto giusto nel giorno sbagliato? Forse così, anc...

Recensione di del 23/10/2011

Al Tranvai d'Antan

25 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 25 €

Recensione

Posto giusto nel giorno sbagliato? Forse così, ancora prima di iniziare, possiamo tirare le conclusioni di una piacevole giornata con un ottimo pranzo ed un residuo di appetito rimasto inappagato.
Cominciando dall’inizio avevo messo da tempo il Tranvai D’Antan nella lista dei ristoranti da visitare perchè da un lato il menu era invitante, e dall’altro perchè è proprio attaccato ad uno dei gioielli del FAI, Villa Della Porta Bozzolo, dove spesso vengono organizzati interesaanti eventi per famiglie. L’occasione specifica è un pomeriggio per i bambini dedicato ad Halloween, con intrattenimento, fiabe e lavoretti e quindi decido di accumunare il pranzo al ristorante al pomeriggio in Villa coinvolgendo anche il prode Angheluzzo con famiglia.
Vedendo che sul sito vi è la possibilità di contattare per mail chiedo se vi è la possibilità di avere menu bambini e se vi sono otto posti e la sera stessa vengo richiamato da un gentile signore che conferma la possibilità del pranzo ed accetta la prenotazione. Cortesia squisita di quelle che fanno sempre piacere.

Arriva la fatidica domenica e ci diamo appuntamento direttamente a Casalzuigno al parcheggio di Villa Bozzolo da cui in un minuto si arriva al risorante il cui ingresso è proprio di fianco a quello del Parco. Un piccolo cancello all’angolo di una folta siepe (che penso sia del famodo Antan che dà il nome al locale insieme al Tranvai, ovvero il piccolo trenino di inizio secolo) da l’accesso al giardino di una villa in stile fine 800 con alte e luminose portefinestre bianche, infissi marrone e muri color rosa/mattone a motivi orizzontali.
A metà della villa l’ingresso che dà sulla prima sala dove vi è la cassa, un bancone di legno circondato da orpelli di tutti i tipi. La caratteristica principale della location è che la pianta originale della casa è stata integralmente preservata ed i vari locali sono stati trasformati in sale da pranzo separate, una scelta veramente azzeccata che dà un tono di eleganza ed intimità al ristorante come se ne trovano pochi. Ottimo anche il lavoro di conservazione, con i pavimenti in cotto, i gradini in sasso originali ed i muri di un tono di arancio molto elegante. Unica concessione alla modernità i faretti sospesi a funi di acciaio che corrono da una parete all’altra che comunque ben si intonano e diffondono una luce calda.

Veniamo accompagnati direttamente nella libreria, una sala rettangolare tutta per noi dominata da due enormi scaffali zeppi di libri che ricoprono le due pareti più lunghe. Addossata ad una di queste il nostro tavolo, in legno, lungo, con delle tovagliette di canapa grezza lunghe e strette che corrono da un commensale al suo dirimpettaio. Completano il tutto delle comode sedie in ghisa scura (corredate di cuscini supplementari per i bimbi), coltelleria in acciao dalle forme arrotondate, un bicchiere pesante per l’acqua ed un calice per il vino. Sulla nostra destra delle ampie finestre in legno portano luce e danno su un patio con tavoli in legno per mangiare fuori quando la stagione lo permette.

Arriva il gentilissimo cameriere che ci hanno assegnato e qui c’è il contrattempo: complice probabilmente l’evento a Villa Bozzolo che ha riempito il locale di famiglie, hanno optato per non proporre il menu alla carta ma un menu unico con piatto unico. Profonda delusione perchè già mi ero fatto la mia scelta la sera prima, con la zuppa di cipolle e calamaretti ed il collo di maialino glassato ma purtroppo così è. Le proposte sono tre, zuppa di lenticchie con calamaretti, brasato con polenta, polenta con i formaggi e qui rimaniamo un po' interdetti e pensiamo di non avere afferrato bene la storia del piatto unico e che quindi ci sarebbero comunque state altre proposte a seguire.

Per i bambini la scelta è fra un piatto di pasta rossa o della carne, tre optano per la pasta ed il mio grande va invece di polenta liscia. Ci portano velocemente un piatto di pennette lisce con un sugo di pomodoro fresco, pasta cotta al dente, sugo delicato, almeno in un caso non sufficiente a saziare un bimbo che si avvicina all’età della crescita.

Non ci portano la carta dei vini ma ci viene detto che nel menu del giorno era prevista una bottiglia del vino della casa. Vivendo oramai la frase “vino della casa” più come una minaccia che come una offerta, cortesemente declino e richiedo nuovamente la carta. Scopro che non esiste ma vengo accompagnato in un’altra delle sale ove, sopra uno stupendo camino, sono esposti tutti i vini proposti. Ad occhio vedo una ventina di etichette, molte confesso non conosciute, e mentre rifletto quello che penso sia il giovane chef mi propone una bottiglia di Ripasso che aveva aperto con successo anche la sera prima. Correttamente ne cita subito il prezzo, 27 euro, evitandomi il classico imbarazzo di quando si deve prendere un vino non conosciuto e mi convince.
E devo dire mi convince subito anche il vino dopo l’assaggio, si tratta di un Valpolicella Ripasso Rovertondo tenuta Vallestelle del 2009 delle Tenute Tinazzi. Forse un po' freddo all’inizio ma ben gustato per tutto il pranzo, un bel colore rosso rubino, sapore asciutto con toni vellutati, molto persistente al palato. Un anno in legno che ben si sente e 14 gradi di alcol che si apprezzano nella giornata fredda.
Ci portano un sacchetto di carta alimentare che contiene il pane, fette di pane con le olive o di pane integrale, soffice ma nel contempo con una nota di ruvidità al palato, per l’uso forse di farine a pietra, che assolutamente non stona.

Arrivano intanto i piatti.
Polenta, un piatto quadrato lievemente concavo con due palle una fresca ed due fette di polenta alla griglia. Ottimo il contrasto fra le due preparazioni, abbiamo comunque una farina macinata grossa per graffiare il palato per entrambe, un gusto delicato per quella fresca ed un sentore di fumo per quella grigliata.

Brasato con polenta. Lo stesso piatto della polenta, lo stesso mix con una fetta di polenta grigliata ed una palla di polenta fresca, due spesse fette di brasato sormontato da un sugo con predominanza di carota che bagna tutto il piatto. Carne di ottima qualità, sicuramente non magra come è giusto che sia, la classica vena che la attaversa, un sapore intenso. Gli avrei dato una mezzoretta in più di cottura per stemperarla ulteriormente ma a mia moglie è piaciuta così.

Zuppa di lenticchie e polipetti e olive. Su un ampio sottopiatto di ceramica bianco con un tovagliolo di carta lilla è appoggiato un vaso di terracotta refrattaria che contiene la zuppa marrone. Le lenticchie sono di buona dimensione, decorate con una fioritura di olive nere e inframezzate da piccoli polipetti. La zuppa è abbastanza asciutta, con veli d’olio che la ricoprono. La cottura è a regola d’arte, nessuno degli ingredienti ha la giusta morbidezza. Sul momento sembra scipida poi misteriosamente i sale riappare, costante è invece un tocco di piccante per nulla invasivo. L’olio ha la giuta acidità mentre le olive accompagnano senza stonare quelli che sono i due sapori principali ovvero la lenticchia ed il polipetto. Devo dire una accoppiata riuscita per una ottima zuppa, anche abbondante nelle dosi.

Abbondante si, ma non sufficente, noi si spera in qualcos’altro ma ci viene annunciato che a breve sarebbero arrivati i dolci, anche questi in proposta unica, torta di amaretti, cioccolato e pesche. Guardo la faccia di Angheluzzo, ai tempi dell’appartamento da scapoli di Milano detto “l’uomo lavandino” per la quantità di cibo che riusciva ad ingurgitare senza prendere un solo etto, ci capiamo al volo e decidiamo che per questa domenica è andata così, un incidente come tanti.
Torta amaretti cioccolato e pesche. Abbiamo il solito piatto quadrato con una fetta trinagolare di torta spolverata di polvere di cacao e zucchero a velo. Nella torta una crema bianca lega tutti gli ingredienti coprendo fisicamente le pesche. Abbiamo una pasta brisée molto leggera e friabile, delle pesche talmente morbide da sciogliersi in bocca. Netta è la dominanza dell'amaretto sugli altri sapori, un dolce con i controfiocchi. Fra la fame residua e la golosità mangio la mia fetta e quella di uno dei bambini, la moglie fa lo stesso.
La sorpresa finale è il caffè nella cuccuma, quella originale in metallo che viene fatta bollire con il beccuccio verso il basso e poi rovesciata per servire a tavola. Sono sempre prevenuto verso i caffè fatti nella caffettiera ma questo mi sorprende, è buono, denso come se fosse stato fatto con la macchinetta, fin con un po' di cremina.

Andiamo a pagare in modo da essere per tempo alla Villa per la manifestazione. 15 euro il menu bambini, 25 euro il nostro più un supplemento per il vino, totale 195 euro in otto, normale il rapporto qualità/prezzo, insufficiente quello quantità/prezzo.
Bilancio finale, una location molto bella, un servizio gentile ed accurato, una cucina di qualità, una domenica con un menu veloce che non rende merito al locale. Nelle valutazioni decido di mantenere “normale” il giudizio sul prezzo (fa fede il menu alla carta) ma abbasso il voto al servizio per la cattiva gestione del menu unico (e non certo per il cameriere, assolutamente gentile e professionale).

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