Grande interrogativo di fine anno: dove facciamo i...

Recensione di del 31/12/2008

Hostaria Il Galletto

45 € Prezzo
8 Cucina
9 Ambiente
9 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 45 €

Recensione

Grande interrogativo di fine anno: dove facciamo il cenone? Dopo qualche discussione, una mia amica prenota all' "Hostaria il Galletto" a Casale Monferrato. Arrivare al ristorante non è per nulla complicato, se non si calcola il tempo infame con la neve che ci ha accompagnati da Pavia, ed è facile anche parcheggiare perchè c'è un parcheggio proprio di fronte all'entrata del locale.
Raggiungiamo la porta dell'Hostaria e ci accorgiamo che il locale apre alle 20. Del resto, l'inizio della cena è previsto per le 20:30. Siamo in largo anticipo e fa un freddo cane, per fortuna la padrona, gentilissima, si accorge di dieci figure infreddolite davanti alla porta e ci invita ad accomodarci.

Il locale è piccolino: ad occhio e croce una ventina di tavoli poco distanziati. L'ingresso sulla destra è occupato dal bancone, sulla sinistra si apre la nostra saletta a forma di L. La tavola è apparecchiata con cura in stile "natalizio": tovaglie rosse e bianche, una candela rossa. Oltre ai due bicchieri per l'acqua e per il vino, è in tavola anche un discreto aperitivo accompagnato da qualche fetta di salame poco stagionato, veramente buono, probabilmente di produzione locale.

Nel corso della serata, veniamo serviti da una cameriera e dalla proprietaria, nonché moglie del cuoco. Entrambe risulteranno simpatiche, ma non invadenti e molto attente alle esigenze dei clienti.

Ovviamente, si parte con le bevande: acqua sia frizzante che naturale in bottiglia e due vini della zona: Barbera del Monferrato e Grignolino del Monferrato.

Il primo antipasto ad arrivare in tavola é uno zuccotto di carne cruda alla monferrina con pistacchio tostato e Castelmagno. La carne cruda, di solito un po' insipida, viene arricchita dal Castelmagno che "pizzica" la lingua e dal pistacchio croccante e il sapore risulta decisamente ottimo.
Si procede con una mousse di gorgonzola alle noci e cacao con filetto d'acciuga di Sicilia. La mousse è molto delicata, ma è un piatto abbastanza comune. Qui la differenza la fa l'acciuga che ravviva la mousse aumentandone la sapidità.
Per quanto riguarda l’insalata di pesce persico e zucchine in salsa all'aceto balsamico, non c'è che dire, un buon piatto, anche se forse poco equilibrato nei sapori: ho avvertito poco la presenza dell'aceto balsamico.

Ed ecco il primo antipasto caldo: timballino di mais con cotechino d'oca alla crema d'erbette. Carina la presentazione: il cotechino intrappolato nel suo
"guscio" giallo è ricoperto da un cerchietto verde scuro. Ottimo l'insieme: la polentina non troppo salata lascia spazio al sapore morbido del cotechino,
mentre le erbe danno un tocco asprigno che rende più armonica la composizione.
La sfogliatina di salmone all' erba cipollina e zafferano è gustosa anche se la sfoglia risulta un po', come si dice da noi, "gnucca": dura, forse non troppo fresca.
Lo sformato di zucca al profumo di bagna cauda è invece sa mio avviso il piatto migliore: il sapore dolciastro della zucca si combina perfettamente con
l'acciuga della bagna cauda. Inoltre, in questa bagna cauda è totalmente assente la panna che rende il piatto pesante. Nella mia somma ignoranza culinaria, ho sempre cucinato la bagna cauda con la panna per scoprire all'alba dei trentatre anni che basta una leggera aggiunta di latte per ottenere un piatto leggero e saporito. Buono a sapersi.

I primi consistono in gobbi alla monferrina e risotto allo zafferano, salsiccia e lenticchie.
I gobbi, cioè gli agnolotti, presentano una sfoglia ben tirata e porosa che trattiene il sugo di brasato.
Il risotto risulta ben cotto, con una giusta sapidità grazie alla salsiccia e farinoso grazie alle lenticchie. Alcuni hanno commentato che gli ingredienti non legavano troppo tra loro, io invece l'ho trovato gustoso.

Di secondo, viene servito il reale di vitello alla casalese con flan di patate e melanzane. La carne ben cotta, è rimasta morbida, il sugo che l'accompagna
gradevole, ma l'elemento di spicco è il flan, delicatissimo, cremoso,veramente squisito.
Il filettino alla senape con uvetta e pinoli è il piatto che mi ha convinto meno, non perchè la carne non fosse buona, ma perchè è risultata troppo filamentosa e stopposa, forse non c'è stata una giusta cottura. Inoltre, non sono riuscita ad avvertire il caratteristico sapore dell'uvetta.

Ed ecco arrivare il tris di dolci.
Millefoglie al torrone.
Semplice, senza troppe creme e cremine stucchevoli che rovinano la composizione, con i tocchetti di torrone fuso che conferiscono una dolcezza equilibrata, un dolce eccezionale.
Morbidona al cioccolato, crema e panna che, ai più e piaciuta, io mi astengo dal giudicare perchè non sono amante del cioccolato.
Tortino di pasta frolla con gelato alla crema e fragola fresca.
Buono, ma inutile a mio avviso la fragola che, non essendo di stagione, è decisamente insapore.
Arriva il momento del brindisi, al tavolo si palesa lo spumante: Prosecco di Valdobbiadene, accompagnato da arachidi e uva.
Dopo gli auguri di rito, viene servito il caffè accompagnato dagli zuccherini liquorosi che personalmente adoro. Ho apprezzato quelli al mandarino ma gli altri, lasciati macerare in un infuso di alloro e ginepro e mi han subito conquistata. La cena termina con un giro di limoncino.

Il conto, compreso di bevande, è di 45 euro a persona.
Che dire? Sono rimasta favorevolmente colpita, non tanto dall'ambiente accogliente o dal servizio accurato, quanto dalla volontà del cuoco di proporre un menu originale in una serata dove purtroppo, imperversa l'accoppiata cotechino-lenticchie e dove come dolce ti riciclano facilmente il panettone di Natale. Il risultato è stato più che soddisfacente, pertanto a mio avviso, l' Hostaria merita una seconda visita.

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