Diretti verso un pomeriggio di shopping al vicino ...

Recensione di del 07/12/2009

Osteria del Borgo

35 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Diretti verso un pomeriggio di shopping al vicino outlet di Mondovì, studiamo una tappa enogastronomica per pranzo e, vista la stagione adatta, nonchè recensioni positivissime, decidiamo di prenotare all'Osteria del Borgo della vicina cittadina di Carrù, per un buon bollito misto, piatto principe del locale e vanto del comune da anni, che propone anche numerose iniziative dedicate al bue grasso, animale simbolo di queste terre, quali l'omonima fiera in dicembre.
Ad ogni modo la prenotazione è già difficile, pur se effettuata la sera prima, per tempo ragionevole, poichè i tavoli per due paiono scarseggiare, essendo il locale adatto a comitive e allegre brigate, a quanto viene fatto intendere al telefono, alla fine con qualche minuto di attesa e consulti troveranno il posto per noi, mah!
All'arrivo si presenta molto bene la location: entrata con insegna vecchio Piemonte, piante esternamente, un antingresso con porta vetrata e griffata a pannelli di legno; all'interno numerosi tavoli, tre salette, un banco bar con numerose bottiglie di grappe e liquori pregiati esposti, colori tenui (pavimenti rosati e mura gialline) e luci soffuse, con applique di ferro battuto che creano molta atmosfera; ma c'è idea di confusione nel servizio, con qualche intoppo: forse la mole di persone, forse la ressa fuori e il via vai nell'attendere e sperare in un tavolo libero (un'ora circa di attesa sul marciapiede al freddo o in un angolino del bancone bar, compressi tra avventori e gestori, vicino a noi).
Inoltre la gente, nonostante i camerieri in buon numero, si ferma disorientata nell'entrata, poi viene invitata lemme lemme a seguire gli operatori che li accompagnano ai tavoli riservati, essi stessi poi si accorgono di essersi confusi, cercano sperduti il nome sul cartoncino del tavolo prenotato e di nuovo indietro verso un'altra sala e cosi via...
Anche noi due, attenderemo, saremo condotti nella terza sala (la più scenografica e ampia) poi rimandati indietro in un tavolino tristanzuolo dietro la porta di ingresso con spifferi annessi gratuiti, sempre meglio della saletta piccola, con passaggio continuo per i bagni (ben divisi comunque, puliti e illuminati) e opposta ad essi, l'entrata della cucina con cuochi indaffarati. Comunque consideriamo il fatto di aver trovato posto già una fortuna visto l'assembramento e speriamo sia tutto buono come la folla in coda, pare testimoniare.

Si parte con richiesta di acqua e vino o sfuso o alla carta, ma decliniamo dovendo guidare ancora anche per tornare a casa, quindi sulla lista vini non potrei essere obiettivo.
Come antipastini ci propongono una sequenza di caldi o freddi o misti e opteremo entrambi per questa seconda soluzione.
Due bruschettine con pancetta, fondo di formaggio fuso e pepe nero, delicate e croccanti, come amuse-bouche.
Carne cruda meravigliosa come colore, all'olfatto e al gusto, appena condita con limone a piacere e un filo d'olio.
Vitello tonnato all'antica con salsa delicatissima sopra le fettine di carne tenere anch'esse.
Sformatino di polenta ripieno al centro di bagna cauda: rileviamo un sapore un po' troppo asprigno e fortino che ci farà lasciare l'assaggio a metà però in questo caso.

I primi sono limitati essendo il gran bollito misto il pezzo forte del locale, di conseguenza li evitamo essendo già abbastanza sazi ma li vediamo comunque scorrere sui tavoli, ravioli del plin al ragù o burro e salvia, tajarin albesi ai funghi.

Eccoci al bollito infine.
Un carrello superbo dove affettano i tradizionali sette tagli (io eviterò lingua e testina a me non gradite) con in aggiunta coda, punta di petto, muscolo, gallina e cotechino. Particolare il rituale di posa in tavola di sette bicchierini con manico e sette salsine differenti con cui condire i tagli serviti fumanti nel piatto: bagnetto verde e rosso, senape, rafano, composta di barbabietole, di cipolle di Tropea e salsa rubra coi pomodori dell'orto, il tutto contornato di costine e purea.
Troveremo tutto delizioso salvo la mia controparte che lascia la testina da parte un po' stopposa (io non la gradisco quindi mi astengo).

Eviteremo sazi i dolci o formaggi e chiederemo due caffè, fatti con la moka, entrambi serviti ancora nel bicchierino di vetro che fa molto caffè della nonna!
Costo totale 68 euro di cui 18 a testa i bolliti, 14 il mix di antipasti, 1 euro l'acqua, 1,50 euro i caffè. Non ho visto il coperto forse non è stato segnalato per errore o forse compreso, non so.
Tolte le disfunzioni nel servizio l'ambiente è carino, il cibo ottimo, forse i costi un tantino elevati specie per l'antipasto, se si fossero aggiunti primi (7 euro) o formaggi (dai 6 ai 10 euro) o dolci (dai 4 ai 6 euro)e il vino credo la somma totale sarebbe un po' sopra le righe.
Unico grosso neo nel menu, appreso all'uscita da altri commensali, prima del bollito usano servire un brodino fumante delle stesse carni poi offerte per pulire il palato e preparare al trionfale secondo. Bene, lo abbiamo visto passare sui tavoli ma a noi non è stato segnalato nè proposto nè offerto. Una grossa mancanza secondo noi che lo avremmo provato volentieri che sottolinea lo stato di confusione del servizio nella calca non ben gestita (esempio se il locale è al completo perchè tenere persone in coda dentro e fuori nell'attesa si liberi un posto?) (perchè se le persone attendono il guadagno è assicurato, ndr) che crea caos nella conduzione della tavola e celerità nel servizio ai tavoli.
Da riprovare in un altro momento dell'anno.

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