Vorrei cercare di inaugurare un nuovo modo di rece...

Recensione di del 30/11/2007

Da Chierico - Hotel Ticino

40 € Prezzo
8 Cucina
6 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Vorrei cercare di inaugurare un nuovo modo di recensire.
Innanzi tutto, il sunto complessivo: eccolo.
Da tornarci, senz’altro. Cucina BUONA (scritto in maiuscolo), tradizionale con qualche innovazione, qualità/prezzo eccellente, il tutto in ambiente familiare con servizio attento e cortese.
Due portate per 20 euro, tre per 30, quattro per 35, più i vini.
Ma vediamo i particolari

Recarsi al paese in cui è ubicato il ristorante non è che sia un’impresa, ma certamente, quando ci si arriva, il primo impatto è di delusione e diffidenza: locale che guarda direttamente nella strada, senza un’ombra di marciapiede, in una piccola palazzina che definire modesta è sin troppo.
Anche l’interno, a prima vista, non invoglia alla contentezza: un pavimento di marmette, su cui insiste un arredamento (da altri definito “anni ‘60”,) che, sicuramente, è una vecchia signora di paese, ancora ben curata, ma certamente al di là dei suoi ‘anta migliori.
In questa cornice, completa di bar con (lucidissime) barre di ottone e perlinato di modesta fattura alle pareti, ti accoglie Angelo, sorridente e compito, in perfetta giacca nera e pantaloni grigi, con camicia bianca e farfalla bordò. Ohibò: che ci sta a fare un maître perfetto in una trattoria di paese?
Poi, pian piano, ti accorgi che la sala è vecchia sì, ma di una pulizia accecante. Le tovaglie sono bianche e stiratissime, e sul tavolo fa bella mostra di sè una mise con tre forchette. Che ci sia qualcosa in più?
C’è, perbacco. Arriva il menu, e, qua e là, vedi qualche descrizione complessa, qualche nome che ti stuzzica la voglia di saperne di più.
La consorte ed io, dopo breve consultazione, ci decidiamo io per un menu supercompleto, e lei per “soli” due piatti (più il dolce).

Il mio antipasto è prosciuttino d’anatra con mostarda di mele e tortino salato alla ricotta.
Ottimo il prosciuttino (quasi una terrine), bollente e delicato quello che io definisco “raviolone” e che mi viene immediatamente corretto: ”E’ un tortino salato, non un raviolone!”. Sarà: a me sembra un raviolo, sia per forma, sia per dimensioni, sia per temperatura. Il risultato è comunque piacevole: un poco sopra le righe la mostarda di mele, che tende a coprire il sapore abbastanza delicato del prosciutto. 7 abbondante.

La moglie prende totanetti rosticciati con ripieno di ricotta, tortino di cereali e verdure saltate.
Ottimi, equilibrati, saporiti ma non invadenti, sono un piatto in cui i sapori, casalinghi e ben noti, si amalgamano in un insieme senza sbavature. Eccellente. 8 pieno.

Arriva ora il mio primo, a cui ho ceduto dietro consiglio di Angelo.
Pasta e fagioli nella pagnotta. Ovvero: “come rendere eccezionale un piatto di tutti i giorni”. Arriva una forma di pane casereccio, della dimensione di una piccola zucca, decapitato della parte superiore
(che fungerà da coperchio) e riempito di una pasta e fagioli a pasta larga, abbastanza brodosa. Abituato alla pasta e fagioli alla toscana, densa e aromatizzata, con ombre di salsiccia generosa, questa mi sembra una sciocchezzuola poco impegnativa, sinché non mi rendo conto:
a) che è abbondantissima;
b) che la mollica del pane si mescola presto alla parte brodosa, realizzando così un insieme ipernutritivo.
Se a questo aggiungiamo che insaporisco il tutto con uno spruzzo di olio dei Comincioli, asprigno, leggermente mandorlato, un poco piccante e profumatissimo, la mia pasta e fagioli diventa presto un cibo da re. Sarebbe un sette pieno per la semplicità, ma dò un 9 parzialissimo per la personale soddisfazione. Concedetemelo.

Alla consorte arrivano invece dei gnocchetti di zucca con porcini. Io non amo particolarmente la zucca, e non sono quindi un buon giudice, ma mi sembrano leggerissimi, ben cotti, sgranati e morbidi, con abbondanza di funghi al seguito. 7.

Ora aspetto il secondo, ma, in realtà, mi sto pentendo di averlo ordinato: avevo una fame da lupi, e, in un’orgia di ingordigia, mi ero ordinato una costata di scottona con patate. Cottura media.
Sto ancora rimuginando, che arriva. Cottura giusta (forse trenta secondi in più non guastavano (sono gusti miei), ma carne tenerissima, e mi faccio tornare l’appetito in uno sforzo sacrificale. Dio come soffro....
Buona, decisamente, anche se non all’altezza della pasta e fagioli. Tra il 7 e l'8.

Ora, vogliamo farci mancare il dolce? Non sia mai. Ma qui (e mi spiace doverlo dire), il livello si abbassa. Intendiamoci: i dolci, un tortino di amaretto e cacao con salsa mou e millefoglie e un semifreddo allo zabaione all’arancia sono buoni, sì, ma non si discostano molto da una normale (buona) cucina. Il tortino di cacao è, a tutti gli effetti, un bunet con briciole di millefoglie e spruzzi di mou, mentre il semifreddo sembra essere un gelato alla crema (zabaione?) posto su fettine d’arancia. Sia io che mia moglie ci eravamo immaginati qualcosa di diverso, e il voto si attesta tra il 6 e il 7.

Un caffè a testa, mezza minerale, e una bottiglia di Gewürtztraminer eccellente, ma che non c’entra nulla col pasto (lo so, ma mia moglie, o bianco o niente), completano il tutto, per la cifra complessiva di 80 euro, di cui 15 di bevande.
Rifiuto il liquore offerto (devo guidare) e ritorno alla magione muovendomi con cautela: ho qualche problema alla cinta dei pantaloni.

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