Il locale si trova in una via appartata di Carate ...

Recensione di del 22/04/2011

Osteria del Ritrovo

65 € Prezzo
8 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 65 €

Recensione

Il locale si trova in una via appartata di Carate Brianza, il parcheggio è comodo e già dall'esterno si respira un'atmosfera di quiete ed intimità. L'accoglienza è cortese e professionale, affidata, così come il servizio al tavolo, a tre signore (o signorine, non me ne vogliano), più che sufficienti a gestire l'esiguo numero di coperti, suddidivisi in due piccole sale contigue. L'ambiente è sobrio, l'arredo richiama simpaticamente il barocco siciliano ma rivela delle piccole cadute di stile, come le sedie, non all'altezza del tenore (e del prezzo) del locale e il passaggio che si apre dalla cucina sulla seconda saletta, decisamente poco elegante. I tavoli sono spaziosi ed apparecchiati con grande cura.

Il menu spazia tra i vari classici della cucina siciliana (quindi molto pesce) con qualche concessione perlopiù partenopea, rivisti in chiave personale dallo chef, di origine appunto palermitana. Non prendo visione della carta dei vini, ma a detta di un mio commensale che certamente se ne intende più del sottoscritto la scelta è ampia, di qualità e comprende addirittura numerose etichette francesi. Ci viene consigliato un bianco vivace siciliano, il Nerina, di cui non ho segnato il produttore, che accompagnerà con nostra soddisfazione tutto il pasto.

Subito dopo la scelta delle pietanze ci viene portato il piattino del pane, contenente varie tipologie e rifornito con sollecitudine nel corso della cena, e uno stuzzichino offertoci dallo chef, consistente in uno sformatino (da ignorante l'avrei chiamato frittata) di verdurine e funghi accompagnato da una profumatissima salsa di pomodoro fredda.
Già a questo punto della cena si può notare un eccesso di pretenziosità da parte della cucina: pane e focacce elaborati ma sicuramente non eccellenti, avrei preferito meno tipologie, più fragranza e una porzione che desse a tutti i commensali la possibilità di assaggiare di tutto. Lo stuzzichino purtroppo viene presentato in un assemblaggio da nouvelle cuisine che tradisce la semplicità e l'ispirazione popolare dei suoi sapori.

Di antipasto ordino il fiore di zucca pastellato e ripieno di bufala e alici di Cetara su guazzetto di vongole, i miei commensali invece degustano "la nostra scatola di vetro con pesci fuor d’acqua tiepidi, misticanza novella e salsa tartara" (specialità dello chef) e il polpo su crema di patate: entrambi i piatti vengono accolti con entusiasmo, anche se appare decisamente esigua la porzione di polpo. Per quanto riguarda il fiore di zucca invece mi trovo ad essere più critico: decisamente prevaricante la pastellatura sia sull'ortaggio che sul suo ripieno, che invece di essere di carattere, come ci si aspetterebbe quantomeno dalle alici, si rivela anche troppo delicato. Favoloso invece il guazzetto di vongole.

Sulla scelta della seconda pietanza il tavolo si divide tra primi e secondi. Vengono così degustati i "taglierini neri fatti da noi con astice e porri stufati agli agrumi", giudicati in maniera molto positiva, e dei tranci di dentice su peperoni alla brace con caciocavallo, pesce sicuramente di qualità ma che ha dato l'impressione di essere stato cotto leggermente troppo a lungo, determinandone una durezza eccessiva. Il piatto tuttavia risulta equilibrato nonostante l'aggressività dei sapori coinvolti e personalmente l'ho trovato molto gustoso.

Vengono ordinati anche due dolci: semifreddo di pistacchi e ricotta con salsa allo zafferano e una porzione dei tipici cannoli siciliani: entrambi molto semplici, si rivelano altrettanto golosi, in particolare mi ha colpito la bontà della pasta dei cannoli.
In accompagnamento una buona selezione al calice di vini da dessert, ovviamente consigliatissimi i Passiti e lo Zibibbo.
A seguire caffè accompagnato solo da qualche ovetto di Pasqua, di marca non definita, giunto al tavolo molliccio, probabilmente a causa di una temperatura non ideale.

Una caduta di stile simile stupisce, così come alcune scelte del servizio, che definirei discutibili: ad esempio il vino non viene tenuto al tavolo o in una glacette nei suoi pressi, ma così come accade nei ristoranti di alto livello viene gestito unicamente dal personale di sala, che tuttavia non è abbastanza sollecito nel farlo, creando l'imbarazzante situazione in cui ci si trova a bocca asciutta a metà di una portata e magari si deve chiedere alla cameriera il dovuto rabbocco. Situazione tra l'altro aggravata dal fatto che il locale fosse praticamente vuoto.
Tirando le somme, la cucina proposta è di gran gusto e qualità, le materie prime sono fondamentali e le preparazioni proposte seguono l'ottica della loro centralità, quindi tornerei volentieri ad assaggiare altri piatti. Entrerebbe di diritto tra i miei ristoranti preferiti se abbandonasse alcune false pretese di stile ed eleganza (ad esempio, personalmente non ho gradito la ricerca eccessiva di originalità delle stoviglie e l'uso di alcune decorazioni non edibili) e ritoccasse i prezzi verso il basso (sempre come esempio, ho trovato eccessivi 10 euro per tre piccoli cannoli).

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