Un sabato sera di mezz’agosto trovare un locale ap...

Recensione di del 21/08/2010

La Piana

40 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Un sabato sera di mezz’agosto trovare un locale aperto non è cosa semplice in una Lombardia quasi completamente deserta, e se a ciò si aggiunge che il desiderio sarebbe quello di sperimentare un locale tra quelli presenti nella mia personale lista di ristoranti da provare, l’impresa può sembrare disperata. Ecco invece che il sito del ristorante “La Piana” di Carate Brianza annuncia la propria apertura per tutto il periodo delle ferie altrui e quindi il problema si risolve con una facilità veramente inaspettata.

Carate è un tipico paesotto lombardo: case piccole, vecchie ma non antiche, prevalentemente intonacate con colorini tenui tra il giallino ed il beige, strade strette ed anonime, ma soprattutto nessuna attrattiva particolare che ne giustifichi una visita. Anche il suffisso “Brianza”, evocativo di verdi colline e ville signorili, è in questo caso fuorviante: siamo infatti ai piedi delle prime alture, che vediamo a poca distanza da noi senza però poterne godere le amenità.

“La Piana” è situato proprio in centro al paese, nella parte interna di un piccolo condominio che si affaccia su una via angusta, così come tutte le altre nei dintorni, e dispone solo di un piccolo parcheggio, insufficiente ad accogliere le auto di tutti i clienti.
L’aspetto del ristorante è quantomeno insolito: un’insegna posta sotto il portico antistante il condominio invita ad addentrasi nel cortile varcando un cancelletto, di fianco al quale una targa indica che al primo piano si trovano gli uffici di un’agenzia di assicurazioni. Non ritenendo però la serata particolarmente rischiosa, soprassediamo sulla stipula di una polizza sulla cena e proseguiamo verso il nostro desco.
Una volta entrati giriamo l’angolo e ci troviamo quindi nel cortiletto che ospita durante la stagione estiva i tavoli del ristorante. Questi sono riparati dalle intemperie grazie ad una tettoia fissa in cemento che copre quasi completamente l’area. Lo spazio a disposizione non è molto, ma sufficiente ad ospitare una quindicina di tavoli, tra cui quatto rotondi. L’aspetto complessivo è piuttosto elegante e raccolto, anche se un po’ anonimo: l’unico elemento dell’ambiente che merita una menzione è la parete di sassi che si trova sulla sinistra di chi entra. Di fronte a noi, sul lato opposto rispetto all’ingresso, si trova invece l’ accesso alla cucina, mentre sulla destra di questo varco una seconda porta conduce alla sala da pranzo interna.

Una giovane signorina, responsabile del servizio in sala insieme ad un altrettanto giovane cameriere, ci accoglie gentilmente e con un piccolo giro vizioso ci accompagna al tavolo che avevamo riservato, tavolo in metallo così come le sedie, sufficientemente comode malgrado la mancanza di un qualsiasi cuscino od imbottitura.

La mise en place è piuttosto semplice: una tovaglietta di colore tendente all’arancio attraversa centralmente il tavolo e sopporta su di sé il peso di un calice da vino, di un flute da spumante e di un basso e colorato bicchiere da acqua per ciascun coperto. Fanno eccezione i tavoli rotondi, che per evidenti motivi geometrici sono apparecchiati con normali tovaglie bianche al posto delle colorate tovagliette.

Ci aspettano già pronti sul tavolo degli ottimi grissini ed un pane piuttosto insignificante, mentre non appena seduti ci viene servito, insieme all’acqua gassata che avevamo chiesto, un calice di spumante dei monti Lessini, piuttosto buono, ed una gustosa schiacciatina casereccia insaporita con i semi di finocchio.

La carta, oltre alla tradizionale suddivisione per portata, comprende anche una sezione dedicata ai “piatti dimenticati” della tradizione lombarda. Per il resto ci sono piatti in grado di soddisfare sia gli amanti della carne che del pesce, anche se questo prevalentemente di acqua dolce. Lo chef, che viene personalmente a prendere la comanda, senza fornirci la carta dei vini ci propone oralmente due alternative enologiche: un merlot di Mozambano od un rosso della Valcalepio. Scelgo il primo, che si fregia del titolo di Garda IGP, un merlot molto giovane, del 2009, inaspettatamente profumato, sufficientemente strutturato e dotato di un gusto abbastanza complesso e gradevole rispetto alla sua giovane età.

Personalmente scelgo di iniziare con un piatto di agoni in carpione leggero, trovato tra quelli “dimenticati”. Mi vengono serviti due pesci di dimensioni medie, entrambi ricchi di uova, sorpresa che gradisco molto. Il condimento è invece a mio avviso un po’ troppo leggero, ed in particolare non si avverte per niente il sapore dell’aceto, se non sotto forma di un lieve retrogusto acidulo, mentre dominante, a mio avviso troppo dominante, è il gusto dolciastro delle cipolle. Nel complesso un piatto discreto, ma niente di più.
Mia moglie invece decide di partire con una composizione di mare tiepida con verdure e misticanza, che ad un assaggio trovo troppo ricca di verdure a loro volta troppo condite, soprattutto di olio, mentre la parte ittica è costituita in maggioranza da anelli di calamaro piuttosto grossini e gommosi: è pur vero che non siamo al mare, ma è altrettanto vero che a Milano e nei paraggi si può trovare del pesce migliore. Un assaggio di qualità a mio avviso insufficiente.
Mia moglie, indispettita dal fatto che malgrado ci si trovi a cenare all’aperto il fumo sia vietato, si va ad accomodare su di un divanetto posto all’ingresso del cortile appositamente per fornire un po’ di comfort agli irriducibili del tabacco, mentre io mi gusto in beata solitudine il mio primo piatto.

Si tratta di un riso alla milanese al salto, scelto anche questo tra i piatti della tradizione “dimenticata”. In realtà più che di un piatto dimenticato si tratta di un piatto da dimenticare, in quanto quello che mi trovo nel piatto e un tortino di riso molto basso e largo, estremamente cotto, piuttosto duro da masticare e povero di sapore. Solo nella parte centrale, dove lo spessore aumenta leggermente, si trova nel mezzo un po’ di riso morbido, saporito e ben mantecato col burro fuso. A mio avviso una tostatura meno violenta, ma soprattutto una forma più raccolta ed alta, con una maggior quantità di riso morbido e saporito e solo un lieve strato di chicchi croccanti a fare da contenitore al tutto avrebbero certamente reso il piatto molto più gradevole.

Il locale, che al nostro arrivo era ancora piuttosto deserto, a questo punto si è riempito ed il rumore di fondo è diventato piuttosto alto e fastidioso, soprattutto per un locale 'en plen air', ma malgrado ciò il servizio procede spedito, grazie alla rapidità, alla precisione ed alla buona organizzazione del lavoro di sala, anche se attirare l’attenzione di uno dei due indaffaratissimi camerieri per qualche esigenza improvvisa, tipo una seconda bottiglia di acqua minerale, non è cosa semplice.

Proseguo la mia cena con un piatto di "mondeghili", polpette di lesso che, pur essendo di estrema tradizione lombarda sia come preparazione che come nome, non figurano nella speciale sezione del menù, bensì compaiono insieme ai secondi “normali”. Questa volta si tratta di un piatto molto ben eseguito, con una panatura saporita e croccante all’esterno ed una carne bella morbida e gustosa all’interno. Le quattro polpette sono accompagnate da un purè di ottima qualità che completa un piatto che ho molto gradito.
Mia moglie si concede invece un piatto di baccalà rosolato all’olio e rosmarino, con cubetti di zucchine, olive taggiasche e pesto leggero di basilico, che ad un assaggio trovo essere decisamente buono e ben equilibrato, oltre ad essere piuttosto abbondante.

Mia moglie, avendo saltato il primo, avrebbe anche una mezza intenzione di ordinare un dolce, ma il cameriere si presenta a chiedere lumi sul proseguito la nostra cena senza recare con sé alcuna carta dei dessert, facendo sfumare alla mia dolce metà anche quel barlume di voglia, in quanto la mia signora non gradisce gli elenchi recitati a voce.

Concludiamo così la nostra cena con due caffè, accompagnati da una piccola pasticceria di biscotti secchi decisamente gradevoli che ci gustiamo prima di saldare un conto di 79,50 euro, che giudico comunque onesto in relazione al livello del locale ed alla qualità complessiva della nostra cena. Adeguato è anche il prezzo del giovane vinello, mentre stranamente cari, e sproporzionati al livello dei prezzi degli altri piatti, sono invece i 12 Euro per il risotto al salto, che una volta di più mi convinco che sarebbe stato proprio da saltare.

Nel complesso quindi una cena discreta in un locale che non definirei bello ma comunque elegante ed ordinato, con un servizio efficiente e formalmente cortese, affidato a due validi giovani che però difettano di un po’ di esperienza: può valere una sosta se ci si trova nei paraggi, non vale certo una gita.

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