Siamo a cena nella frazione di un piccolo e tranqu...

Recensione di del 03/05/2008

La Piana

42 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 42 €

Recensione

Siamo a cena nella frazione di un piccolo e tranquillo paesino del lecchese situato in collina; il locale si presenta piuttosto anonimo, l'interno è una classica trattoria "rivisitata", a nostro avviso, con dubbio gusto; le perline alle pareti sono sostituite da fogli di sughero, l'arredamento è molto anonimo. Ci sono una decina di tavoli di cui la metà sono occupati.

L'unico cameriere presente, insieme al proprietario chef, è molto gentile e solerte. Ci fanno accomodare ad un tavolo ampio, la cucina vicina non dà fastidio.
Al tavolo troviamo preparati 2 piattini per il pane con 2 piccoli paninetti che non sembrano fatti in casa; durante la lettura del menu, ci portano un piccolo vassoio di ulteriori differenti tipologie di pane, stavolta sembra fatto in casa ma non è di livello eccelso. Il tutto sembra il non riuscito tentativo di imitazione di ciò che succede nei locali più famosi: lodevole l'impegno e l'applicazione, purtroppo siamo lontani da un risultato apprezzabile.

Il menu invece si presenta intrigante, la cucina è del tipo tradizionale della Brianza lecchese, ma presenta piatti non comuni (nel senso che, solitamente, altri ristoranti della zona non propongono o ne propongono un paio, tanto per "fare presenza") e comunque anche qui c'è un tentativo di rivisitarli in maniera nuova. Si va dai classici nervetti, alla pasta di salame, non mancano il lavarello, i missoltini e il baccalà; ovviamente c'è la busecca insieme allo stracotto, al rognoncino e alla tagliata insomma non si tratta delle solite cose e l'imbarazzo della scelta è notevole.

Alla fine ordiniamo due primi: un piatto di lasagne di riso con asparagi e ragù di agnello; il riso è come saltato e poi gratinato per dargli la consistenza rigida necessaria a formare dei quadrotti tipo pasta di lasagna, a questi vengono alternati gli asparagi e il tutto è accompagnato con il ragù di agnello definito "brianzolo".
Troviamo il piatto buono anche se la tecnica esecutiva deve essere ancora migliorata e il ragù potrebbe essere più abbondante senza per questo scadere nel volgare.
Il secondo primo ordinato è invece un piatto di tagliatelle saltate con la “borroeula” e vellutata di piselli: la borroeula è la pasta fresca di salame, non facilmente reperibile e quindi rappresenta per noi una gradevolissima sorpresa. Anche in questo caso però l'esecuzione lascia un poco a desiderare (pasta fatta in casa ma leggermente troppo cotta), la borroeula rappresenta un assaggio che quasi si perde nel piatto di tagliatelle.

Per i secondi andiamo sul pesce di lago: Lavarello del Lario spinato alle erbe (rosmarino) e Missultitt alla griglia con polenta, olio extravergine di Perledo ed aceto di vino. Niente da eccepire su entrambi i piatti, il lavarello è delicatissimo e saporito nel contempo, i missoltini sono invece decisamente più forti (conseguenza del tipo di preparazione); siamo soddisfatti, i secondi erano come ce li aspettavamo. Un consiglio per chi volesse assaggiare tutti e due i piatti: iniziate dal lavarello che altrimenti non apprezzereste dopo i missoltini.

La carta dei vini ci sembra ben fornita, con ampia possibilità di scelte non tutte scontate; ordiniamo un bianco del 2005 di una cantina di Sondrio: nonostante l'età il vino ha retto e la sua corposità non sfigura con la pasta di salame e il ragù di agnello.

Per finire come dessert un “Sablé Breton” con mele calde caramellate e gelato fiordilatte, niente di eccezionale ma comunque onorevole.

A completare il tutto 2 caffè e l'immancabile bottiglia d'acqua. Il conto finale è di 83 Euro (di cui 18 per il vino).

In conclusione usciamo soddisfatti e ci ripromettiamo di ritornare, certo molte cose sono e possono essere migliorate, soprattutto per quanto riguarda le tecnica di preparazione dei piatti (in particolare i primi); evidente e anche giusto è il tentativo di dare un tono al locale, forse per uscire dalla melassa della categoria dei locali definiti ristoranti/trattorie, ma anche qui secondo noi c'è ancora molto da fare; da sottolineare però positivamente la volontà di presentare piatti non comuni e nella quantità trovata e lo sforzo di ricercare una evoluzione degli stessi per reinventarli senza perderne i tratti caratteristici.

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