Equivoco sul Business Lunch

Recensione di del 24/10/2018

Doma Num

18 € Prezzo
8 Cucina
7 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 18 €

Recensione

Nuova area di lavoro e parte la ricerca delle basi di appoggio per i pranzi di lavoro, primo tentativo col Doma Num che ho scovato via Internet, filosofia interessante, piatti elaborati con combinazioni particolari di sapore, presentazioni molto eleganti. Un unico dubbio che farò presente subito al mio commensale prima di entrare, la presenza di un Business Menù molto semplificato che spesso a Milano vuol dire che il Menù alla carta è riservato alla sera.

Carate è un bel paesino pieno di verde, posteggiamo senza problemi anche di fianco al ristorante, suoniamo ed entriamo. All’ingresso il bancone, sulla sinistra la sala da pranzo, molto luminosa e di una eleganza informale, da arte povera.

Muri chiari, rivestimento in legno pitturato in grigio e con un bordino verde sino a metà parete, un bellissimo pavimento in ceramica anni 70, sedie di paglia di un bel grigio chiaro, tovaglie in cotone, bicchieri per l’acqua verde come pure la tovaglietta segnaposto, posateria in acciao appoggiata ad un sostegno rettangolare metallico. Nota negativa, tavoli troppo vicini anche se il locale non si dimostrerà rumoroso nemmeno quando si sarà riempito.

Siamo seduti, ci viene appoggiato di fronte un leggio in alluminio su cui è appoggiato il menù del pranzo di lavoro, a mezzogiorno ci dicono che fanno un menù più leggero, per non appensantire, perchè sanno che dobbiamo tornare a lavorare. Il prezzo è anche interessante, 12 euro e mezzo per un piccolo benvenuto, una portata, un piccolo dolce.

Chiediamo se sono piatti unici e ci rispondono che le porzioni sono abbondanti proprio per saziare senza appensantire. A questo punto due portate ci sembra troppo e ci adeguiamo agli usi locali. Purtroppo sembra proprio che il timore della limitazione del Business menù fosse fondato, nessuna possibilità di provare i piatti proposti su Internet.

Tornando al menù le proposte sono anche buone: Tagliatelle integrali con stinco e timo, zuppa di lenticchie, fregole pere e rosmarino, manzo cime_di_rapa e patate, sicuramente interessante ma si vorrebbe anche di più.

Carta dei vini anch’essa appoggiata in verticale su un leggio, una pagina molto limitata, sei bianchi, nove rossi rossi e sei bolle ( supponto tutti metodi classici ), quasi tutti bio, distribuiti fra diverse regioni Italiane i vini fermi ed Italia, Francia, Austria e Slovenia le bolle. Case poco conosicute, prezzi molto alti, solo un paio di bottiglie di poco sotto i 30 euro, prezzi che stanno in media sui 40 a bottiglia. Ci sarebbe da lavorarci.

Visto che è una portata sola prendersi una bottiglia sarebbe eccessivo e chiediamo se hanno qualcosa la calice, un paio di proposte ci sono, andiamo per un Cortese, Curteis di Bartolino, vino apprezzabile ed equilibrato senza lasciare particolari ricordi ( in realtà non restano particolari ricordi perchè internet era traballante e Vivino non mi ha registrato le note gustative ), mela, frutta tropicale, secco....

Il piccolo assaggio ha sicuramente un bell’aspetto, un bicchierino quadrato di ceramica con una crema di zucca con semi di sesamo, elegante ma un pò troppo dolce per colpire.

Segue poi per tutti e due polenta morbida con baccalà mantecato, bella presentazione, largo piatto fondo di un nero prodondo che fa contrasto con il tortino giallo di polenta ed il bianco del baccalà. Buono, assolutamente buono, polenta morbida ma che conserva la giusta rugosità, baccalà delicato, intenso, si sciogli in bocca. Niente da dire, degno di menzione. Come accompagnamento una ciotolina di misticanza già condita, triste,

Arriva un piccolo bicchierino, anzi un portacenere, con una piccola panna cotta con la cima annerita, sembra quasi un finto uovo al tegamino. Bella a vedersi, buona da ingoiare in un boccone. Buon pre-dolce. Cioè, rimaniamo in attesa del dolce, ma non arriverà mai, quello era il dolce.

Insomma, ci è rimasta la fame, le calorie erano quelle giuste per un business lunch ma non volevamo fare un pranzo di lavoro, i nostri stomaci erano arrivati preparati a due belle porzioni nutrienti mettendo poi la digestione in pausa sino alla sera per non incidere sul rendimento.

Ci portano il Caffè, come preannunciato è quello della Moka accompagnato da due bricchi con zucchero liquido di canna, sia grezzo che raffinato. Che dire. Molto scenografico ma l’espresso è un’altra cosa, il caffè della Moka è perfetto per il caffelatte.

Finito il pranzo a tempo di record, ci sarebbe molto ancora di cui parlare ma sono abituato ad alzarmi subito a fine pranzo, una efficienza molto ansiogena che lascia un senso di incompiuto.

Andiamo a pagare, ci viene chiesto se è andato tutto bene, rispondiamo di si dato che comunque la cucina era ottima ma ne approfittiamo per chiedere se a mezzogiorno non è mai prevista la cucina alla carta: la risposta ci gela, certo che a mezzogiorno si può pranzare alla carta, si stupiscono che l’opzione non ci sia stata proposta. Usciamo con la sensazione della occasione perduta.

Bilancio finale combattuto, sicuramente ci sanno fare in cucina, sicuramente ci sono le idee. Il posto è interessante per un pranzo veloce quando si ha necessitò di un pranzo veloce, sicuramente merita una visita per provare il menù alla carta, unico forte dubbio una carta dei vini sicuramente da rifare sia in termini di numerosità delle proposte che di prezzi.

Venendo al rapporto qualità prezzo, il voto si ferma a “normale” perchè i 12 Euro e 50 sono assolutamente un affare ma i sei Euro per il calice di vino “basic” meritano un serio ripensamento.

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