La prima domenica "corta" dell'anno induce alla pi...

Recensione di del 29/10/2006

Trattoria al Cacciatore

30 € Prezzo
7 Cucina
6 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

La prima domenica "corta" dell'anno induce alla pigrizia, così dopo una gita al paese vicino per la sagra paesana torniamo al paesello natìo per sfamarci.
Questa volta optiamo per la trattoria "Al Cacciatore" (ce n'è una in ogni paese), ristorante che da diversi anni non frequento.
Se provate a chiedere dove si trova, informandovi su come raggiungere piazza Gramsci, potreste anche non ricevere risposta alcuna, infatti tale piazza per gli indigeni (me compreso) è il Campo delle Oche.

Si entra nel locale e si passa attraverso le forche caudine della sala bar, dove gli avventori sono intenti nelle loro partite a carte o a tessere le lodi per i loro eroi domenicali.
Una porta scorrevole introduce finalmente sulla sala ristorante, recentemente rinnovata, ora dominata dai toni del rosa antico tendente all'arancione sotto le luci artificiali. Anche in questo restauro il progettista non ha dimenticato di inserire la pietra a vista, il dettaglio in sè non mi dispiace, ma ora comincia a essere decisamente inflazionato, con l'aggravante in questo specifico contesto di un'intera parete completamente mattonata, il tutto appare abbastanza pesante.

I tavoli sono apparecchiati semplicemente, in stile pizzeria, con già la bustina di grissini predosati per ogni commensale. Veniamo fatti accomodare in un tavolo da quattro, i due posti in eccesso non verranno sgomberati, e la cameriera troverà anche il modo di trarne vantaggio. Infatti quando ordiniamo il vino, tratto da una scelta non per etichette, ma per tipologia di vino (rischierò su un Cabernet, arriverà un Cabernet friulano decisamente dimenticabile), i bicchieri del vino diventeranno i due bicchieri degli altri due potenziali commensali, pur trattondosi non già di calici, ma semplici bicchieri da acqua. Non pretendo cristalli di Boemia, ma almeno dei tulipani di vetraccio, vabbè, tanto non muoio comunque di sete e mi adatto velocemente.

La cameriera inizia l'elenco dei piatti (menu vocale), non ci presenta gli antipasti, forse non contemplati dalla cucina, anche se credo che al bisogno una fetta di salame per spezzare l'appetito non possa essere negata. Noi comunque non avevamo troppa fame, per cui ci può andar bene partire direttamente dal primo, tra l'altro la pasta fresca è la specialità del locale e da questa non resteremo delusi.

La mia ragazza resta su dei tradizionalissimi agnoli in brodo.
Il piatto è perfetto, brodo completo con la presenza di tutti e tre le essenze, pollo, manzo, verdure, ben distinguibili. Anche la pasta degli agnoli è ottima, sottile e elastica, il ripieno che avvolge si distingue per l'ottimo sapore di brasato completato con i soliti eccipienti (pane tritato) a contenere i costi.

Io mi faccio ingolosire da dei maccheroni al sugo di anatra muta tartufati: piatto robusto, pasta fresca, cotta al punto giusto, con abbondante sugo dal forte sapore, al limite del salato, ma riportata nei giusti binari da una spolveratina di tartufo nero.

Per secondo entrambi prendiamo lo stracotto d'asino: piatto della nostra tradizione, come al solito accompagnato dall'immancabile polenta, nell'occasione la carne tenerissima e giustamente intrecciata si è lasciata lungamente cullare dal sugo di cottura, per una volta non eccessivo nelle spezie per la gioia del mio apparato digerente. A fianco dei carciofi sott'olio sui quali non v'è nulla da segnalare.

A chiudere (si lo so che avevo dichiarato di non avere troppa fame, ma si sa che l'appetito vien mangiando), un tartufo bianco affogato nel caffè per la mia ragazza, niente di artigianale e quindi si sa già dove si va a morire, e per me un salame del prete, ops, volevo dire un salame al cioccolato (ma dalle mie parti lo chiamiamo così) che però non tiene il passo di altri mangiati altrove in altre occasioni.

Il conto finale a forfait di 60,00 euro, ricevuta fiscale stampata sulla stessa carta del menu.

In fin dei conti il posto è in tutto è per tutto una trattoria, quindi perchè credo che il conto non sia congruo?
Servizio bocciato, ambiente passabile, cucina promossa, conto paragonabile alla cucina, nel senso che è saporito tendente al salato.
Se si è a Canneto, magari in visita all'antistante museo della bambola e del vivaio (strana accoppiata, ma sono le attività che hanno caratterizzato il nostro paese), può essere un'idea, senza bisogno di scomodare più noti tristellati.

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