Tra i canneti dell\'Oglio

Recensione di del 17/04/2013

Dal Pescatore

150 € Prezzo
10 Cucina
9 Ambiente
10 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 150 €

Recensione

Mia moglie aveva deciso di farmi un regalo di compleanno fuori dall’ordinario, una cena dai Santini, al Pescatore! Per potere cenare con tranquillità, senza l’incubo dei milligrammi d’alcol nel sangue, abbiamo prenotato una camera in un delizioso agriturismo, distante, anzi sarebbe meglio dire vicino, una manciata di chilometri. La gentile proprietaria dell’agriturismo ci ha portato verso le 20.30 al famoso ristorante.

Confesso che provavo un’emozione pari a quella che si prova al primo appuntamento con la donna della tua vita, oppure quando si guarda dall’alto una città meravigliosa, insomma stavamo per entrare in un tempio gastronomico, quasi un simbolo di una cucina che si è saputa distinguere modernizzandosi senza perdere i propri legami con il suo territorio.

Entriamo, accolti premurosamente da un cameriere e dalla nuora della famosa Nadia che ci conducono al nostro tavolo in una sala non grande, sei tavoli ben distanziati, spaziosi, luce appropriata, abbastanza diffusa da faretti e da altre fonti luminose. I colori della sala un po’ discutibili, un po’ datati, come del resto i faretti! Bei bicchieri, quelli da acqua probabilmente di Venini, un po’ chiassosi con vistose strisce verticali bianche e blu, stonavano con quelli classici per il vino. Piatti, posate, tovaglioli in linea con la classe del locale.

Ho anticipato alcune mie idiosincrasie al cameriere che ci accudiva, discreto e non invadente e dopo poco ci hanno portato delle piccole entrée, tanto per abituarci al gran crescendo! Mia moglie, in fase vegetariana, ha volto provare solo primi piatti, mentre io sono stato sul classico con antipasto, primo, secondo e dolce (d’altra parte sono o non sono un “mangione”?).

Confesso che avevo letto parecchie recensioni, la stragrande maggioranza era più che positiva, le poche negative battevano il chiodo sul prezzo e sulla quantità delle portate.

Sarebbe un po’ come giudicare il valore di un quadro di Raffaello dal peso delle vernici e dei colori che lo compongono: quando è arte (infatti si dice arte culinaria!) il metro deve essere il piacere e le sensazioni che provi nell’accedere all’opera.
Le scaloppe di fegato d’oca, cotte delicatamente, vicino al gusto dolce e aspro del mango lasceranno un ricordo indimenticabile e il vino passito, che le accompagnava si sposava felicemente con il piatto.

Tutti e due abbiamo preso gli agnoli in brodo di gallina, buoni, con la pasta fine, ma il ripieno saporito, dove io ho sentito e non so se è stata una mia fantasia, un specie di lontano profumo di primavera (basilico?).
Poi per me cappello di prete al barbera: un classico che appunto perché classico se non è perfetto rischia la banalità: ebbene al Pescatore questo rischio non esiste. In un tegamino veniva servita della polenta gialla, che degnamente faceva risaltare il sapore forte della carne, cotta a puntino.
Mia moglie assaporava i tortelli di zucca: i migliori che abbia mai mangiato. Dimenticavo, come vino abbiamo ordinato un Dolcetto di Gaja, ottimo ed a un prezzo abbordabile.

Ed infine un glorioso sorbetto di mango.
Il signor Santini era già passato a salutare ed a ricevere commenti su quanto avevano preparato e gentilmente ha offerto un ottimo whisky (Lagavulin di 15 anni).

Uscendo abbiamo conosciuto tutta la famiglia Santini, che con calore e simpatia ci hanno poi omaggiato come ricordo di un bel menu.

Insomma come regalo di compleanno non potevo avere di meglio.
Abbiamo speso circa 300 euro in due.

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