Una cena senza pretese se non quella di mangiare u...

Recensione di del 21/11/2008

Al Fuoco di Brace

18 € Prezzo
5 Cucina
5 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 18 €

Recensione

Una cena senza pretese se non quella di mangiare un buon piatto di ravioli di stufato, che, a detta di un illustrissimo Mangione sarebbero dotati della classica “marcia in più”. Optiamo così per questo ristorante, nel quale arriviamo in tre, verso le 20,45.
All'ingresso del locale, da dietro il bancone bar, ci accoglie una determinata ragazza che, ci chiede se abbiamo prenotato. Il tono risoluto ci avrebbe intimorito se non fosse che, pur dal retro di lenti variamente graduate, non avessimo scorto l'ampia disponibilità di tavoli vuoti ed apparecchiati nell'adiacente sala da pranzo, vista che incoraggia la nostra ovvia e scontata risposta: “perchè ci sono problemi?“
Veniamo fatti accomodare ad un tavolo, che data l'esiguità della distanza dagli altri, assume più l'aria di una tavolata. I tavoli, eccessivamente ravvicinati sono disposti su tre file, una accanto alla parete, una al centro ed una vicino alle finestre.
I clienti vengono tuttavia fatti tutti accomodare nella fila contro il muro, così costringendoli, ad infastidirsi vicendevolmente con gomitate e bisbiglii sommessi come in un refettorio. La mise en place è più che decorosa, con tovaglie e coprimacchia in cotone bianco, doppio ordine di posate, bicchiere per l'acqua e calice per il vino. Nel cestino del pane sono riposte grosse fette della tipica micca oltrepavese

Dopo una rapida occhiata al menu, una ragazza si occupa delle comande sotto lo sguardo del proprietario che si aggira per la sala con aria distratta, ignorando beatamente gli spazi angusti fra i tavoli che impediscono il passaggio anche alla cameriera, la quale, così costretta, riesce a porgere i piatti solo con l'aiuto dei collaboranti commensali.
Non beviamo vino, ed ordiniamo acqua minerale che verrà servita in bottiglia di vetro.
L'ambiente, più che “alla buona”, è poco accogliente, con pareti in parte perlinate di scuro ed in parte spatolate nei toni del giallo e dell'arancio che sortiscono un effetto non propriamente di buon gusto. Le pale sul soffitto girano diffondendo uniformemente la fredda temperatura che regna nel locale.

Giusto per ingannar l'attesa dei ravioli ordiniamo tre antipasti oltrepavesi, così composti: montagnetta di insalata russa, fetta di cotechino, acciuga prezzemolata, cipolline in agrodolce, alcune fette di salame, due di coppa e due di pancetta.
L'insalata russa ha un sapore molto forte, sembra di produzione industriale e non freschissima, per cui preferisco avanzarla; il cotechino tiepido è duro e al tempo stesso gommoso, si fatica persino a tagliarlo come se fosse stato riscaldato dopo parecchie ore dall'originaria cottura. La pancetta non è buona; la coppa del tipo industriale, è passabile, non demerita, ma neppure esalta; il salame, tagliato a fette molto sottili e tutte di identico spessore è buono anche se un po'ò troppo stagionato; le cipolline sono nella norma; l'acciuga prezzemolata, accartocciata davanti al cotechino è l'emblematica sintesi di un antipasto di cui l'Oltrepò pavese avrebbe solo interesse a sbarazzarsi e che si aggiudica una laconica insufficienza.

Dopo congrua attesa arrivano i ravioli fumanti: tre piatti, porzionati in misura differente l'uno dall'altro; si va dall'abbondanza dell'uno, alla normalità ed all'esiguità degli altri due. Poiché l'abbinamento porzione commensali non segue la logica delle loro stazze, né il loro sesso, ipotizzo e forse azzecco, che la singolare circostanza sia da attribuire al fatto che i nostri ravioli siano gli ultimi rimasti. Poco male, l'aspetto è comunque invitante. Sono infatti di pezzatura piuttosto grossa, hanno sfoglia sottile, ripieno abbondante e sono circondati da copioso condimento in cui si notano pezzi di stufato tritati grossolanamente.
Potrebbero anche essere buoni, se non fosse che sia il ripieno, ma soprattutto il condimento rivelano l'inequivocabile nota acida tipica di una preparazione datata. Non sono affatto freschi, sanno di cibo riscaldato e nel sugo si avverte il gusto di salsiccia o cotechino, che non riesce però a sovrastare il sapore aspro e pungente della carne. Insufficienza piena: assolutamente improponibili.
Nella mia personale classifica del raviolo si piazzano tra i peggiori. Stimo comunque opportuno precisare che, per modalità di esecuzione, potrebbero senz'altro ben figurare se preparati in giornata.

Nonostante ci fossimo proposti di ordinare anche un secondo di carne, ce ne passa la voglia. Siamo talmente delusi ed amareggiati che preferiamo porre subito fine alla cena ordinando i caffè e disdegnando anche il dessert, senza lasciarci incantare dalla proposta di crostate alla marmellata della casa.
Paghiamo il conto all'ingresso desiderosi di lasciarci alle spalle al più presto un'esperienza sconcertante.
Spendiamo in tre € 53,50 di cui € 4 per l'acqua minerale, € 24 per gli antipasti, € 21 per i primi, € 4,50 per i caffè.
Al di là della nostra esperienza, decisamente poco felice, resta comunque il ricordo di un luogo in cui non si avvertono particolare entusiasmo nè passione per i piatti proposti ed in cui l'attenzione per il cliente è pari a quella delle portate da noi consumate.

Santippe28

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