Dopo un pomeriggio di shopping e di incombenze var...

Recensione di del 18/06/2008

Al Fuoco di Brace

61 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 61 €

Recensione

Dopo un pomeriggio di shopping e di incombenze varie, l’appetito prende il sopravvento ed un certo languore ci pervade, basta un’occhiata d’intesa e io con la mia signora, vista l’ora oramai ultra vespertina, decidiamo di cenare fuori.

Ci troviamo nei pressi di Stradella patria della fisarmonica e dei vini d’Oltrepo pavese. La voglia è quella di mangiare della buona carne, senza accollarci lunghe trasferte stradali. Mi sovviene che qualche anno fa avevo già potuto gustare, con piena soddisfazione, una bella fiorentina presso il ristorante Fuoco di Brace in località Vigalone di Canneto Pavese, cioè a un “tiro di schioppo”da qui; dunque, rapida deviazione per la provinciale che conduce a Santa Maria della Versa e, in pochi minuti, eccoci sulla rotonda a margine della quale è posto il ristorante. Non abbiamo prenotato ma la serata infrasettimanale, ci permette questa licenza.

Dopo aver parcheggiato nei pressi del locale, siamo accolti dal patron, nell’ampio dehors. Il tono è cordiale e ci viene fatto scegliere il tavolo. Il clima è ancora incerto, cosicché ci accomodiamo all’interno. Oltrepassata la sala d’ingresso-bar, giungiamo nella sala da pranzo, una stanza di medie dimensioni che ospita una quarantina di coperti. Le pareti sono perlinate con legno color noce scuro, oltre le quali, la vera e propria parete in muratura, è tinteggiata su tonalità rosa-salmone, tinta ripresa dalle tovaglie poste sui tavoli. L’illuminazione è garantita da appliques di forma floreale.

Su una parete sono affissi alcuni posters che richiamano le zone d’origine della carne di Chianina IGT, del lardo di Colonnata, oltre che la foto, di grandi dimensioni, del macellaio, di Pienza, che fornisce la carne al ristorante. L’impressione è quella di un ambiente rustico, alla buona, senza fronzoli, pulito, ordinato, forse un po’ troppo essenziale. I tavoli sono piuttosto ravvicinati, (fortunatamente, questa sera, oltre ad un tavolo occupato da sei persone, tutto il locale è vuoto), apparecchiati in modo sobrio e ordinato, doppio bicchiere per acqua e vino, tovagliolo in stoffa bianco come il coprimacchia. Le sedie non sono il massimo della comodità, piuttosto leggere, con finta impagliatura, in materiale plastico.

Il patron, in abiti comuni, si occupa dei tavoli, mentre una ragazza, sempre in abiti comuni, rimane al bancone-bar ed alla cassa. Ci viene portato il menu e la carta dei vini. Sappiamo già su cosa ci orienteremo e salteremo il primo piatto, tuttavia, per iniziare, ordiniamo due antipasti misti Oltrepo, quindi una fiorentina con contorno di patate al rosmarino.

Dalla carta dei vini, piuttosto stringata, scelgo un Vespolino di “ughetta” 2005 dell’azienda Vercesi del Castellazzo di Montù Beccaria. Peccato che la bottiglia ci sia servita al tavolo già stappata. E’ questa un’usanza ancora, purtroppo, diffusa, soprattutto nelle realtà minori, che mi lascia sempre piuttosto perplesso e contrariato. Il vino comunque è buono, lievemente tannico, e con buona struttura che ben si addice alla carne rossa.

Viene servito l’antipasto, un piatto a testa, già porzionato, sul quale sono disposte: tre piccole fette di salame (piuttosto duro, secco, non un granchè), due fettine di pancetta (quasi insapore, anonima), due fettine di lardo (troppo salato, non se ne avverte il vero gusto), due filettini d’acciuga sott’olio (ordinaria), 3 ciliegine di mozzarella (prodotto confezionato), 2 fettine di peperone sott’olio. Niente di preparato in cucina, ampio uso di prodotti confezionati, l’antipasto, in generale, non ci lascia soddisfatti (voto 5). Il pane, a fette, è invece buono, è la tipica treccia (o miccone) di pasta dura, molto diffusa nella zona.

Prima di provvedere alla cottura, a mo’ di trofeo, ci viene mostrata la bella bistecca, dello spessore di 4/5 centimetri, con il tipico osso a T e del peso, dichiarato dal cameriere, di 1 kg e mezzo. Dopo un giusto tempo di cottura, ci viene portata, ben calda e a cottura media, come richiesto. La carne è molto buona, tenera, saporita, ricca dei suoi umori, con una aggiunta di un filo d’olio extra-vergine e una lieve pepatura (voto 8).
Le patate al rosmarino richieste come contorno, le ricordavo per la loro bontà, ed il loro intenso profumo, dall’ultima visita fatta presso questo locale (circa 3 anni fa). Purtroppo però, i ricordi sono ben presto destinati a svanire di fronte alla cocente realtà. Pur mantenendo un buon profumo di rosmarino, si evince, fin dai primi bocconi, che si tratta di patate riscaldate, la crosta di consistenza gommosa e la secchezza che si crea quando la patata viene riscaldata, non lascia adito a dubbi, sinceramente ne rimango deluso (voto 5).

Chiediamo il dessert. Ci vengono proposte torte varie e salame di cioccolato di produzione propria, optiamo per le fragole con crema al moscato. Molto buone (voto 8).

Quindi, il caffè e il conto: 2 antipasti, 1 secondo, 1 contorno, 2 dessert e 2 caffè, acqua e vino: 113 euro. La fiorentina “pesa” da sola sul conto finale per 67,50 euro (4,50 euro all’etto), la bottiglia di vino 12 euro. I ricarichi sono idonei ed il prezzo finale appare equilibrato.

In conclusione si tratta di un locale un po’ troppo adagiato su se stesso, al quale manca un guizzo d’ingegno e di inventiva, abituato presumibilmente ad operare in modo ordinario e modesto, tipicamente provinciale (ma in senso un po’ deleterio). Alcune metodiche sono piuttosto discutibili: vedi vino stappato e antipasti senza nulla di preparato e con prodotti di qualità mediocre. Un ristorante, se così si vuole definire, dovrebbe abbandonare l’atteggiamento della trattoria che funziona per inerzia e lavora sulla clientela di passaggio (soprattutto domenicale), dando più importanza alla quantità rispetto alla qualità.

Ortrugo69

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