Locale di recente apertura situato all'interno del...

Recensione di del 05/07/2008

Il Torchio 1763

42 € Prezzo
7 Cucina
8 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 42 €

Recensione

Locale di recente apertura situato all'interno del Ricetto medievale di Candelo, un dedalo di cantine in pietra utilizzate nei secoli passati come centro per la vinificazione e per il ricovero delle derrate alimentari degli abitanti del borgo. Il ristorante prende il nome dall'antico torchio a vite di uso collettivo per la spremitura delle vinacce, datato appunto 1763, scenografico arredo del locale a cui conferisce un'impronta inconfondibile.

Per accedere al Ricetto si posteggia l'auto nella piazza del Municipio e si raggiunge il ristorante percorrendo tutta la terza "rua", ovvero la prima strada sulla sinistra appena varcata la soglia delle mura perimetrali.

Il locale conserva i tratti originari dell'antica cantina, con i suoi muri, gli archi in pietra a vista e alcune piccole nicchie illuminate con candele che, unitamente ai faretti gialli e arancioni appesi al soffitto, creano una certa atmosfera. La sala al piano terra è dominata dalla presenza del maestoso torchio lungo dieci metri che si eleva fino al piano superiore dove, oltre ad alcune sale è stata anche ricavata una bella balconata. Ed è proprio qui che veniamo accompagnati dalla gentile cameriera, salendo la scalinata di legno che porta al piano superiore e attraversando una sala con il caminetto.

Sulla balconata, dato lo spazio esiguo, i tavolini sono piccoli e quadrati, adatti per due persone. Purtroppo sono molto ravvicinati, il che non consente la giusta privacy.
La mise en place è piuttosto spartana con tovagliette di carta, cestino in tela per pane e grissini artigianali, bicchieri e calici Rastal.

Le finestre al piano superiore e un'ampia apertura al piano terra permettono una buona aerazione del locale in questa serata particolarmente afosa.

Si occupano di noi due solerti cameriere dotate di auricolare che si premurano di consegnarci subito il menu e servirci l'acqua minerale, rigorosamente Lauretana.

Menu
Il menu non è particolarmente improntato alla tradizione locale, anzi le proposte sembrano spaziare in modo ampio per accontentare un po' tutti i gusti.

La carta vini consiste in un'unica pagina incorporata nel menu ed è molto essenziale, con un'offerta dei principali vitigni rossi piemontesi e una minima scelta di bianchi. Tra questi optiamo per il Roero Arneis Vielmin di Gili, 2007. Non è abbastanza freddo quindi chiediamo che venga lasciato nel secchiello che, data la mancanza di spazio, viene posato a terra sotto il tavolo.

Passate le nostre ordinazioni, abbiamo solo il tempo di guardarci un attimo attorno che subito arrivano gli antipasti, contemporaneamente a delle fettine di pane abbrustolito con pomodoro fresco a dadini. Non abbiamo il tempo di gustarci lo stuzzichino offerto, così lo lasciamo per il momento da parte e lo riprendiamo dopo gli antipasti.

Antipasti
Guazzetto di moscardini e seppie. I molluschi sono molto teneri e di buona qualità, il profumo del guazzetto è intenso, il piatto è completato con crostini e con una spolverata di prezzemolo non invasivo. Semplice, ma buono. Voto 7.
Carpaccio di Fassone piemontese con vellutata di capperi. La carne è buona e tenera, ma nella vellutata più che l'aroma dei capperi si percepiva soprattutto la panna, il che penalizza leggermente l'idea. Ma un aspetto fa media con l'altro e il voto rimane 7.

Il locale inizia a riempirsi e, col passare del tempo, il brusio aumenta e copre la bella musica di sottofondo che sale dal piano terra.

Secondi piatti
Passiamo ai piatti che secondo me sono il pezzo forte, nonché il motivo fondamentale per cui scegliere di fare visita a questo ristorante.
Spadone di scamone. Al bordo del tavolo viene appesa, mediante l'apposita apparecchiatura, una spada in cui sono infilzati i tranci di carne arrostita, da staccare uno ad uno e tagliare nel piatto. Lo spadone è accompagnato da due patate al cartoccio, da una salsa verde, una a base di cipolle e pomodori a dadini e una ciotolina con sale in fiocchi del Galles.
La carne è ottima, tenera e gustosa. La cottura è al sangue, come richiesto. La porzione è notevole e dovrò ricorrere all'aiuto del mio commensale per terminarla, aiuto peraltro concesso senza particolare sforzo. Voto 9.
Tagliata di manzo. Accompagnata da patate al forno, anche in questo caso la carne è molto buona e tenera, ma ho trovato più ricca e divertente la scelta dello spadone. Voto 8,5.

Le portate si sono susseguite fino a qui con un ritmo piuttosto incalzante. Dopo il secondo i tempi si sono dilatati, ma tutto sommato non si può dire che sia mancata attenzione da parte del personale.

Dessert
Crème brulée al caffè. La crema, servita nel tipico recipiente usato per questo dessert, era cosparsa di granelli di zucchero integrale non bruciato e non amalgamato all'esile crosticina appena abbrustolita. Nessun gioco tra le sensazioni di caldo e freddo, mi è sembrata un'interpretazione sui generis di un dessert che più classico non si può. L'ho lasciato a metà. Voto 6.
Panna cotta alle fragole. L'ho soltanto assaggiata, mi è sembrata nella norma.

Il mio giudizio alla prima visita è positivo, l'ambiente è molto bello, l'accoglienza da parte del patron è stata calorosa, le cameriere sono gentili e efficienti. Come ho detto, lo consiglierei soprattutto per la carne che è di ottima qualità.

Il conto: 83 euro che non so dettagliare perché ho perso lo scontrino dove erano riportate le singole voci.

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