Antica Osteria da Cera. Compare, sullo sfondo di u...

Recensione di del 22/03/2006

Antica Osteria Cera

130 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 130 €

Recensione

Antica Osteria da Cera. Compare, sullo sfondo di un tipico paesaggio notturno della campagna veneziana, la scritta, di un bel colore bluette sull’insegna d’alluminio, che fa bella presenza sopra alcuni ciotoli di fiume nel giardino antistante il locale.
Il locale è una casa ristorante, bassa, interamente ristrutturata con stilemi moderni che per qualche strano motivo riconducono la mia immagine visiva al ricordo delle “baeanse” (bilancia è la tipica rete da pesca che viene utilizzata), tipiche casette per la pesca che si trovano lungo i fiumi del territorio veneziano.

A 20 chilometri da Padova, si attraversa la Riviera del Brenta rimanendo catturati dalla maestosa bellezza delle Ville Palladiane e giunti a Dolo si oltrepassa il piccolo ponte sul Brenta, poi proseguendo ancora per qualche chilometro, inoltrandosi nella campagna, si giunge a destinazione in località Lughetto di Campagna Lupia.

Il locale è molto accogliente e di classe.
Faretti che riflettono le loro luci da terra, fin dall’ingresso del parcheggio, guidano lungo una promenade in legno che attraversa un piccolo giardino giapponese, all’entrata del locale. Siamo in tre e veniamo accolti gentilmente dal Maître e fatti accomodare in un ampio tavolo rotondo nell’intima veranda oltre la sala principale, com’era stato richiesto.

Tutt’intorno i colori della terra ed il bianco.
Bianchi sono i muri, le consolle, i tavoli ed il marmo di quei mezzi busti femminili acefali, molto sinuosi, che s’incontrano.
Arancio e rosso per i mattoni faccia-vista delle pareti e rovere chiaro per il pavimento.
Una ventina di tavoli distribuiti in una sala principale, nella veranda ed in un'altra saletta. Tovaglie bianche che toccano terra ed una candelabro a braccio unico trasparente alto circa un metro su ogni tavolo. Semplice ma elegante la posateria e leggerissimi i bicchieri delle Riedel per l’acqua.

Di fianco al nostro tavolo un piccolo laghetto quadrangolare con alcune piante acquatiche, tutt’intorno vetrate trasparenti e qualche vaso con fresie o tulipani gialli. Bellissimi!

Il personale è cordiale e disinvolto ma l’aria rimarrà piuttosto distaccata per tutta la sera. Non c’è un sommelier a quanto pare. Carino il libro – carta dei vini che propone svariate etichette di prestigio a ricarichi onesti.
Ordiniamo ad un cameriere un Ariento 2000 di Massa Vecchia ad Euro 36, che rivela, a mio avviso, leggerissimi tratti maderizzati al limite del marsalato ma può essere una caratteristica di questo buon biodinamico che personalmente non conoscevo. E’ un bianco secco molto particolare che profuma di frutta matura e miele e lascia in bocca una certa acidità rinfrescante ed una buona sapidità.

Iniziamo un accurata lettura del menu. Molto invitanti le proposte degustazione “Azzurro e Oppure”. In particolare per il secondo che appare ben concepito nel suo crescendo di sapori da quello più delicato dei crudi a quello più intenso della zuppa di frutti di mare. Decidiamo comunque per alcune scelte à la carte.

Come entrée nel frattempo un assaggio di “schie” ovvero piccolissimi gamberi della dimensione di una falange del mignolo, conditi con semplicità, solo olio extravergine d’oliva delicato e fruttato, insalatina riccia e una nota di zenzero. Ad accompagnarli un ottimo Brut Riserva Ca’del Bosco che inizialmente appare un po’ anonimo, a causa di una temperatura di servizio eccessivamente bassa, pareva essere quasi ghiacciato ma che dopo un attesa di qualche minuto sa rivelare il meglio di sé con intenso profumo di lieviti e note floreali forti anche in bocca accompagnate altresì da un lievissimo sentore di albicocca. E’ finalmente arrivata la primavera!

Si giunge al piatto forte:
Un antipasto freddo “Colori del Mare” che ci viene servito in un bel piatto tondo, ampio quanto basta a contenere le dodici preparazioni ordinate come fossero le ore di un orologio e da mangiare rigorosamente secondo un ordine orario. Ad accompagnare il piatto anche un piccolo biglietto che descrive nei particolari la composizione dei vari assaggi.

Alle ore dodici in punto un filetto di branzino con una carne di un colore particolarmente candido tagliato sottilmente ed accompagnato da una dadolata di peperoni multicolore. Delicato quasi tendente al dolce.

All’una, battuta al coltello di tonno fresco con senape ed olive taggiasche. Un tonno freschissimo e dalla consistenza quasi cremosa che si lascia esaltare dal felice contrasto dell’acidità della senape e dal gusto deciso dell’oliva.

Alle ore due, due rossi gamberoni con semi di sesamo, zenzero e pomodorini. Sembrava sorridessero tanto m’hanno compiaciuta.

Alle tre un filetto di sanpietro leggermente marinato e molto stuzzicante.

Alle quattro una capasanta con il lime a listarelle sottili: la perla non delude mai e con il lime stuzzica le papille in modo frizzantino, in perfetto contrasto con la sua dolce essenza. Nel frattempo un assaggio di sorbetto al lime e zenzero servito in un piccolo bicchierino da gustare al cucchiaio di fianco al piatto.

“It’s five o’clock”: ecco dei fenomenali anellini di seppia con vaniglia, sottili ma dall’ottima consistenza al dente e ben armonizzati dalla vellutata di vaniglia. Veramente buoni! Le migliori vaniglie si trovano in isole come Haiti o il Madagascar e forse il loro legame con i luoghi di mare è volutamente manifestato in questo piatto che rimembro ancora con l’acquolina in bocca.

Alle ore sei due scampi purtroppo deludenti ma si sa, può succedere.

E’ l’ora dell’aperitivo, siamo alle sette: un misto di scoglio con un’idea di zenzero e una prevalenza di finocchietto gradevolmente abbinati.

After eight un sandwich contenente un filettino di sardina che mi conduce senza dubbio a sapori molto più decisi e salati. E’ come iniziare da una serenata di Chopin e finire con un opera di Musorgskij.

Ore nove: troviamo due alici con mini dadolata di melanzane al funghetto e crema di patate. Stuzzicanti e molto saporite.

Alle dieci un crostino con lo sgombro affumicato d’un marrone intenso su sfondo di pane bianco. Ottimo il contrasto. Morbido il primo all’affondo e croccante il secondo, salato e da gustare in un unico boccone.

Alle ore undici, nel fulcro delle lancette di questo orologio immaginario, al centro del piatto, un carpaccio di spigola crudo con asparagi tagliati a listarelle sottili come pergamene e sale grosso. Percettibili distintamente i tre sapori. Piacevolissimo il croccantino del sale che si sgranocchia in bocca finche il filetto si scioglie nel palato. Non ci si scandalizzi ma quel sale era veramente il “tocco del maestro” ed è stato un vero peccato non essere riusciti ad avere notizie sulla sua qualità e provenienza.

Proseguendo, come antipasto caldo per me un tonno scottato con cipolla rossa di Tropea, aceto balsamico, fagioli cannellini ed erbette. Un piatto semplice e poco rivisitato, ma la presentazione, si sa, conta pochissimo rispetto alla qualità, la freschezza, l’accostamento e la bontà di un ingrediente. Non ho mai mangiato un filetto di tonno così saporito e nel contempo poco aggressivo.
Il palato non era fortemente pervaso dal sapore solitamente intenso del tonno fresco cucinato, anzi la freschezza e la delicatezza della materia prima consentivano di cogliere in bocca i sapori della legna sulla quale il pesce era stato appena scottato.

Per i miei amici invece una zuppa di fave, che sono riuscita ad assaggiare, dal colore verde intensissimo con gamberoni e cipollotto fresco appena percettibile. Sapori della terra e sapore di mare in perfetto accostamento.

A chiudere un primo piatto di bigoli al torchio adagiati su vellutata di patate con sarde e bottarga di Favignana. Un piatto che sa di tradizioni e richiama il sole del sud. Un piatto di grande consistenza, opulento, capace proprio di soddisfare il palato, la mente e anche la pancia!

E’ tempo di satollaggine. Gli occhi e la gola proseguirebbero magari con una catalana di crostacei che fa bella mostra di sé al tavolo di fianco ma i pancini cominciano a dar segno di rigonfiamento spettacolare.
Come ultimo regalo ci concediamo dei goduriosi desserts.
Ovviamente, com’è buon uso e costume ormai, veniamo anticipati da una minimissima pasticceria e a seguire un delicato e cremoso semifreddo di castagne adagiato su un letto di ottimo cioccolato fondente fuso e granella di mandorle che non si farà certo dimenticare. Squisita la crema al leggero sapore di castagna e finemente dolce ed intenso il sapore del caldo cioccolato fondente dall’alta percentuale di fave pure.

Scelgo di assaporare infine un gelato al cocco, con crema di salvia e frutto della passione. Ottimo l’accostamento della crema densa e dolce sul fondo della coppa con l’asprezza decisa dei pezzetti di passion fruit.

Ottimo anche il soufflé di cioccolato scelto dai miei amici, accompagnato da una tazzina anch’essa interamente in cioccolato e ripiena di sorbetto al melograno. Un dessert che sprigiona un invitante profumo di fondente attraverso una autentica cascata di cioccolato fuso che appaga gli occhi prima che il palato.

A concludere un bicchiere del mio sherry preferito Pedro Ximenez e per i miei amici un whisky Caol Ila Cask Strenght allo stato puro, potentemente torbato, ricco e piacevolmente lungo.

Prima di tornare a guardare le stelle ordiniamo un caffè e con la bocca tutt'altro che amara ci dirigiamo sorridenti e soddisfatti all'uscita.

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