Dispiace sempre “dover” parlare non benissimo di u...

Recensione di del 26/09/2009

Taverna di Campagna dal 1997

40 € Prezzo
6 Cucina
9 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 40 €

Recensione

Dispiace sempre “dover” parlare non benissimo di un locale che gode di consensi. Forse proprio quest’ultimo particolare è stato per noi un po’ fuorviante. Sulla base delle recensioni altrui avevamo, infatti, delle aspettative probabilmente eccessive. Intendiamoci, non che si sia mangiato male, ma, partire da Genova, come nel nostro caso, per scoprire questo locale non ci ha offerto quella gratificazione che ci saremmo atteso.
Al momento della telefonata di prenotazione il titolare ci fornisce gentilmente sommarie istruzioni per raggiungere il suo locale (comunque senza navigatore sarebbe stato veramente problematico) e accertato che per noi è la prima volta ci descrive le modalità della ristorazione, dove il menu di degustazione è praticamente fisso e l’unica scelta è circoscritta ad un’opzione tra due primi e due secondi diversi e alla scelta del vino.
Giungiamo in perfetto orario (ore 12:30) come ci era stato raccomandato e veniamo accolti e accompagnati al tavolo, al piano superiore, dalla cortese consorte del titolare. Il locale è caratteristico e molto carino con una vetrata che offre un panorama molto rilassante. Fin qui tutto perfetto, anche se, come evidenziato da altri, presentare il menu su foglio A4 plasticato stride un po’ con la vezzosità del posto.

Come primo antipasto vengono servite a me quenelle di ottima carne cruda tritata e a mia moglie delle fettine (tipo roast-beef) nappate con caprino e salsa alla senape.
Qui devo aprire un inciso sottolineando che all’atto della prenotazione mi era stato chiesto se ci fosse qualche alimento non gradito ed io avevo citato (per mia moglie) la carne cruda. Ed è a causa di ciò che lo chef ci ha servito due antipasti diversi, per non costringere mia moglie a dover respingere un piatto non di suo gradimento. Una delicatezza e un riguardo nei confronti dei clienti che abbiamo molto apprezzato.
La mia tartare, come già detto, è sicuramente di qualità, mentre non apprezzo il piatto di mia moglie (e lei è d’accordo con me) in quanto che il formaggio e soprattutto la senape sovrastano completamente il sapore della carne.
La seconda portata è veramente deludente (lombo di maiale in crosta di sesamo). Esaltato da molti a noi è parso assolutamente insapore e persino criticabile per la consistenza della carne (troppo stopposa).
Ci risolleviamo lo spirito con l’ultimo antipasto definito sulla carta “vegetables”: in un piatto rettangolare vengono servite quattro miniportate: fetta di zucchina in carpione, finocchio con lardo di Arnaud, cipolla ripiena, “panissa” con formaggio. Niente di eccezionale, ma apprezziamo almeno il fatto che si tratti di una portata fantasiosa e non scontata.

Ci servono i primi di nostra scelta, che ci scambiamo come assaggi. A mia moglie vengono serviti dei ravioli con ripieno di melanzane e radicchio conditi con il pesto. Non ci sembrano molto equilibrati, il ripieno è parecchio amaro e il pesto, beh per noi genovesi non è facile accontentarci. L’effetto amaro è probabilmente voluto così come l’effetto dolce per i tortelli mantovani. Può essere che abbinando componenti di caratteristiche opposte si ottenga una risultante amorfa, ma insomma per il nostro gusto personale erano un po’ troppo caratterizzati. Apprezziamo di più i ravioli monferrini con burro e salvia, anche se sono talmente piccoli che si percepisce di più il sapore della pasta (ottima) che quello del ripieno.
Giunge in tavola l’altro primo: tagliolini con pomodoro. E’ una fortuna che ce li abbiano proposti d’ufficio perché alla carta non l’avremmo mai scelti per la loro banalità e ci saremmo persi la miglior portata dell’intero pasto.
Quest’ultima affermazione può essere vista, a seconda dell’angolazione, un po’ come una medaglia o il suo rovescio; in positivo si evince la bravura dello chef in un piatto apparentemente molto semplice ma fatto a regola d’arte, in negativo salta agli occhi che se in un menù di degustazione la portata più gradita è una pasta al burro, beh...

La proposta dei secondi consente la scelta tra carne in padella o fritto misto alla piemontese. Entrambi optiamo per quest’ultima soluzione. Nonostante venga definito “piccolo fritto” il piatto è quantitativamente soddisfacente e variato (con sei o sette componenti), cotto in olio di buona qualità, ma ci lascia perplessi la consistenza: non è particolarmente asciutto e croccante, insomma se n’è mangiato di migliore.

Le porzioni in generale anche se insufficienti per un menu tradizionale sono adeguate ad una degustazione, per cui ci rimane anche lo “spazio” per dividerci un piatto di assaggi di formaggi, inaffiati da un buon bicchiere di Pedro Ximenes. Non si tratta di prodotti commerciali, come ci è già capitato, ma ci sono montebore, un blu (di cui non ricordo la provenienza) ed altri formaggi piemontesi, per cui li apprezziamo molto, anche in considerazione del modesto costo (solo 3 € se uniti alla restante degustazione).

Chiudiamo con un unico caffè accompagnato dall’offerta di cioccolatini confezionati dalla signora stessa.
Buona scelta è risultato un Syrah francese (con costo contenuto a 15 €) che era ricompreso nell’elenco dei vini consigliati dallo chef.
E adesso la cosa più difficile, perché, ferme restando le conclusioni che ciascuno può trarre da quanto abbiamo scritto, un giudizio finale bisogna comunque emetterlo. Diciamo che, anche in funzione dell’ottimo servizio (rapidità, sostituzione posate, ecc.) l’Osteria merita certamente la sufficienza, pur consapevoli, nel dire ciò, di non renderle un buon servigio a fronte delle recensioni di altri mangioni. E’ come attribuire un 18 o 20 ad uno studente il cui libretto universitario è pieno di 30 e 30 e lode. I titolari del ristorante ne saranno rammaricati e noi con loro, “sed magis amica veritas”. (la "veritas" è comunque di parte, escludendo Platone, ndr)

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