Al ristorante “Gardenia” si giunge facilmente da u...

Recensione di del 30/05/2007

Gardenia

77 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 77 €

Recensione

Al ristorante “Gardenia” si giunge facilmente da una delle vie principali del centro di Caluso; percorrendo con l'auto un vialetto di ghiaia si arriva in un tranquillo cortile in centro paese.
L'ingresso è un po’ rustico, su un lato staziona un vecchio carretto addobbato con vasi di fiori e di piante verdi, sull'altro, sotto al pergolato di legno, c'è un dehors con tavoli già apparecchiati. Considerate le temperature di questi giorni optiamo per la sala interna al piano terreno.

Lo stile del locale è di sobria eleganza, l'accoglienza da parte del patron e dei camerieri è al medesimo tempo discreta e calorosa e questo ci mette da subito a nostro agio.
Sui tavoli una mise en place classica che di più non si può: tovaglia e sottotovaglia bianchi, portacandele d'argento, fine posateria e cristalleria e, su ogni tavolo, composizioni diverse di fiori freschi e colorati.
Ci accomodiamo ad un tavolo a nostra scelta, essendo i primi avventori, e subito ci viene portato il menu e offerto il bicchiere di benvenuto: un Erbaluce di Caluso di Roberto Crosio.

Il menu offre varie possibilità di degustazione: la scelta alla carta, il "menu del territorio", il "menu del goloso" di sei portate ed il "menu degustazione", comprendente due antipasti, primo, secondo e dolce a scelta libera dalla carta. Ci convince quest'ultimo.
I piatti della carta sono molto invitanti, ricchi e fantasiosi e la scelta non è semplice. Mentre il mio compagno ed io ci confrontiamo per cercare di prendere piatti diversi e assaggiare più cose, ci vengono serviti due appetizer:

Mousse di piselli con uovo di quaglia affumicato al tè e foglia sottile di fiore di zucca. L'aroma del tè è molto percettibile, l'insieme gradevole.
Crostini con paté di fegato d’anatra. Ottimo il fegato d'anatra, il crostino era un po’ troppo duro.

Una buona partenza accompagnata da pane comune e all'uvetta, grissini stirati a mano, sottili foglie di polenta e foglie nere di riso Venere. Queste sottili e leggere foglie saranno un po’ la costante di decorazione (e non solo, visto che me le sono mangiate tutte) di diverse portate.

La carta dei vini è varia e interessante ed offre anche una discreta scelta di mezze bottiglie, di cui approfittiamo: Cervaro della Sala Antinori 2005 per accompagnare gli antipasti e Pinot Nero Colterenzio 2005, per i primi e secondi.

Gli antipasti vengono serviti su grossi piatti di ceramica bianca di forme diverse, con una certa ricercatezza nella presentazione. Li elenco in ordine di gradimento:

Bignè di pomodoro ramato con lumache di Borgo San Dalmazzo al pesto d'erbe fini.
Il pomodoro, svuotato del suo interno, è ripieno di lumachine gustose, di una salsa di pomodoro fresco e di un mix profumato di erbe aromatiche tra cui spicca in modo particolare l'aneto. Molto gradevole. Voto 8,5.

Filetto di luccioperca in foglia di lattuga, gamberi di fiume, salsa di sedano all'assenzio. Ottimo il luccioperca e perfetta la cottura della sua carne bianca, dal sapore molto fine, adagiato sulla verdissima salsa di sedano e assenzio. Il gambero di fiume è diviso in due pezzi e spruzzato di scorzette di arancia. Il piatto è decorato con una sfoglia di prezzemolo verde scuro. Voto 8.

L'orto croccante: tartra d'erbe e asparagi, tegola di patate, spuma di seirass al pugnolo
La tegola è uno sformato verde di erbe e asparagi, su cui sono adagiati quattro teneri e piccoli asparagi, con accostamento della spuma di seirass che, pur essendo di capra, ha un sapore delicato. Voto 7,5.

Insalata di piccione, fegato grasso marinato al pepe di Szechuan, composta di rabarbaro e mela verde
Tra tutti è l'antipasto che ci ha colpito di meno, il fegato grasso era molto delicato, ma il rabarbaro prevaleva su tutto il resto e il piatto mi sembrava un po’ scomposto nel suo mix di sapori delicati, dolci e speziati. Voto 7.

Mentre terminiamo il bianco ci vengono portati i calici per il rosso e i primi a seguire.

Ravioli di pasta fresca e seirass di capra, salsa di fiori di zucca allo zafferano e polvere di liquerizia
La pasta dei piccoli ravioli è sottile, il ripieno è gustoso, peccato fossero soltanto sette, ne avrei gradito qualcuno in più, ma solo per golosità perché sono arrivata a stento a prendere il dolce. Il condimento era abbastanza complesso: un piatto innovativo che esce dal solito filone dei ravioli burro e salvia o al sugo d'arrosto di queste zone. Voto 8.

Risotto mantecato con robiola fresca e fragoline di bosco alla menta di Pancalieri, riduzione all'aceto balsamico tradizionale
Questo è il piatto che ci è piaciuto di meno. A parte le fragoline di bosco, i sapori del risotto erano poco percettibili e anche l’insieme non ci ha convinto molto. Voto 6,5.

I secondi.
La finanziera reale.
Mi trovo ad esprimere un giudizio su un piatto per il quale non ho termini di paragone perché, pur essendo piemontese, non ho mai avuto occasione di mangiarla, forse perché è più tipico di altre zone rispetto a quella dove vivo io. E' un piatto della tradizione a base di frattaglie in umido con i funghi. Il piatto in questione non era molto ricco, conteneva solo qualche cresta di gallo (piccoline e molto meno saporite rispetto a quelle dei galli ciccioni che alleva il mio compagno e sui cui ho l'unico punto di confronto), animelle, filone, fesa di vitello e funghi in un fondo bianco di cottura molto leggero. I bordi del piatto erano cosparsi di polvere di cannella, che dava un impatto olfattivo molto forte all'insieme. Non mi ha lasciato un ricordo particolare, ma, come ho detto, non ho termini di paragone. Voto 7.

Molto meglio il maialino da latte arrostito e laccato al miele di castagno, scalogni caramellati salsa all'arancia.
La carne è di ottima qualità, tenera e abbastanza saporita. La cottura è perfetta, la crosticina è gradevole. E' accompagnato da uno spiedino di testina impanata che ho trovato sfizioso, da scalogni che sembravano più delle cipolline in agrodolce e da spinaci delicati. Voto 8.

Arrivati a questo punto siamo davvero sazi e vorremmo concludere qui, ma poi ci lasciamo sedurre dall'invitante proposta dei dolci.

Prima di questi ci viene offerto il pre-dessert: un bicchierino di biancomangiare aromatizzato alla lavanda, fresco e dissetante. Le erbe aromatiche sono decisamente una costante dei piatti di questo locale, nel menu di questa stagione perlomeno.

Su un piatto quadrato di vetro, con la solita curata decorazione arriva il Gioccolato: tris di cioccolati Valhrona: un tortino con cuore caldo, un sorbetto, e una spuma di cioccolato. Voto 8.

Non mi ricordo bene la composizione del dolce che ho preso io, comunque si trattava di una Macedonia di ciliegie in salsa al vino rosso. In un grosso baloon, un’enorme quantità di ciliegie denocciolate e tagliate a metà, immerse nella salsa. Mi è piaciuto molto per la consistenza delle ciliegie ammorbidite dal succo, forse era un po’ scomodo manovrare il cucchiaio dentro al baloon, ma sono sottigliezze. Voto 8.

Con il caffè, su un piatto rettangolare di vetro viene offerta la piccola pasticceria che ci limitiamo a guardare perché purtroppo non c'è spazio per altro.

Giudizio complessivo sulla cucina: apprezzabili la presentazione dei piatti e la qualità delle materie prime, però non tutte le portate sono risultate convincenti e per questa ragione non assegnerei più di un 8.
Il servizio è piuttosto rapido, non abbiamo mai dovuto attendere più di dieci minuti i piatti successivi, grazie forse ad una cucina ben organizzata ed efficiente. Anche i fritti misti alla piemontese che vedevamo portare ai tavoli vicini erano serviti in tempi ragionevoli.
Ci è rimasta la curiosità di provare il "menu del territorio" e questo fritto misto alla piemontese, che all'apparenza era proprio invitante.

Locale da riprovare.

Il conto: due menu degustazione 120 euro; una bottiglia da 0,375 l Antinori 20 euro; una bottiglia da 0,375 l Colterenzio 10 euro; una bottiglia d'acqua minerale 2 euro; un caffè 2 euro. Totale: 154 euro.

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