L’idea di poter provare una ormai celebrata realtà...

Recensione di del 18/11/2005

Antica Trattoria di Sacerno

80 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 80 €

Recensione

L’idea di poter provare una ormai celebrata realtà della gastronomia sui colli bolognesi in stagione di tartufo mi induce a telefonare con largo anticipo: evidentemente però Amerigo di questi tempi è talmente gettonato che chiamando all’inizio della settimana per il successivo venerdì non c’è speranza. Gentile e laconica, la voce di chi mi risponde emette il triste verdetto: “spiacente, ma siamo al completo”. Ebbene, il tema è la ricerca della novità e così percorro caparbio la mia strada.

C’è questo ristorante che in un’attendibile guida acquista di anno in anno un punteggio interessante; la cucina è di pesce, la specializzazione è il tonno: interessante, mi dico, e così eccomi di fronte a questa elegante casa di campagna, dopo una lunga, imprevista gita in mezzo ai campi. Non sempre c’è da fidarsi del satellitare o la colpa è di chi lo usa?

All’interno trovo, insieme alle persone che mi aspettano, un ambiente discreto ma molto deludente rispetto alle mie aspettative. Lo stanzone spoglio, una luce eccessiva, una sensazione fredda a scapito della temperatura africana. I tavoli sono semplici, disposti in modo anche troppo regolare e non particolarmente eleganti nell’allestimento, mentre le distanze sono abbastanza a prova di privacy.

L’accoglienza del patron è tiepida e professionale, quella delle due cameriere che si occuperanno di noi è all’inizio cortesemente distaccata, ma il servizio avrà il tempo di peggiorare nel corso della serata, a partire dal momento della scelta dei vini.
La carta è interessante e presenta etichette di buon livello a prezzi tutto sommato accettabili. Lo champagne servito insieme all’appetizer, un gustoso stuzzichino a base di alici, è molto gradevole.

Primo piccolo intoppo: la bottiglia con cui decidiamo di iniziare arriva con due anni di differenza d’età rispetto a quanto previsto; in effetti il Kaiton, eccellente Riesling della cantina altoatesina Kuen Hof (25 €), è un 2004 e non un 2002: in realtà fino a due anni fa l’etichetta non riportava l’anno di produzione, ma credevo si fossero preoccupati di datare qualche bottiglia per la gioia degli appassionati. Secondo lieve difetto: arriva già stappata. Terzo importante fastidio: chiedo una glacette per tenere la bottiglia in temperatura e, dopo un “non ne abbiamo, semmai il secchiello del ghiaccio” e uno sguardo di compatimento alla mia insistenza, arriva un triste reperto dell’archeologia post sessantottina, meglio di nulla.

La cucina è discreta, con due note, una positiva per le generose porzioni, al dessert non ci si arriva, se non si salta almeno una portata, e un’altra negativa per i prezzi troppo alti dei singoli piatti.

Siamo però lontani dall’emozione.
Corretto il misto di crudo “del Sacerno”: molto valide le cozze pelose, di poco sapore l’ombrina, normali i gamberi e i gamberetti, notevole la canocchia, nella norma le seppioline.

Anche la seconda bottiglia, uno splendido Terre Alte di Livio Felluga del 2001 (35€) che ha beneficiato degli anni passati in bottiglia acquistando una grande finezza, viene servito già stappato.

La sgarbatezza delle due signore a noi dedicate nel frattempo imperversa e non migliora, tra uno sguardo truce e un sorriso tirato: credo si tratti di una delle mie esperienze più antipatiche in assoluto, un vero peccato. Per fortuna la buona compagnia e le chiacchiere rendono sempre comunque piacevole lo stare a tavola.

Il baccalà mantecato non è male, ma ne ho mangiati di nettamente migliori, e gli ziti con capperi e tonno, da un’aspettativa alta basata sulla mia supposizione che a piatto semplice corrispondesse esecuzione magistrale, si rivelano banali, di gusto gradevole ma imperdonabilmente cotti oltre il limite massimo.

I miei commensali sono abbastanza soddisfatti dei loro piatti, tra cui una piacevole zuppa di pesce e dei classici gamberoni al sale. Sembrano buoni anche i due piatti a base di tonno, ma non ho modo di assaggiarli.

Anche se ci sarebbe bisogno di un po’ di dolcezza per mitigare l’acidità delle due cameriere, lo spazio per i dessert non c’è.

Alla fine gli 80 € a testa del conto appaiono un po’ troppi, per una cucina da sei e mezzo e un servizio da dimenticare. La tentazione di dare al locale un’altra chance, per quanto mi riguarda, verrà riservata ad un prossimo, eventuale, periodo masochistico.

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