In previsione di un weekend in Sardegna, dopo esse...

Recensione di del 13/12/2004

S'Apposentu al Teatro Lirico

92 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 92 €

Recensione

In previsione di un weekend in Sardegna, dopo esserci informati su un ristorante all’altezza della tradizione sarda, abbiamo deciso di provare quello che ritengono il numero uno: S’Apposentu.

E’ sito all’interno del Teatro Lirico di Cagliari, una struttura modernissima all’interno del quale, dopo aver percorso una scala a chiocciola in cemento, ci si trova (spiazzati) in un ampissimo spazio. Fa quindi capolino un cameriere che ci accompagna all’interno del ristorante.
Un locale modernissimo, tavoli in legno ben distanziati tra loro, circa una decina per un totale di più o meno 50 coperti. Essi sono apparecchiati in maniera singolare: un telo color ecrù con bordi in raso che non copre l’intero tavolo per due persone... mentre due teli a croce per i tavoli apparecchiati per 4 persone. Decisamente originale.

Da notare i tovaglioli, a dir poco enormi.... ed una “pecca” di cui mi sono accorta subito: manca il piattino per il pane.

Il pavimento è in legno scuro, il che rende l’ambiente molto caldo; la sala è illuminata da vari fari e faretti che conferiscono all’ambiente tutto un aspetto piacevole.

Il personale è molto giovane. Ci portano i menu: quello per l'ospite è presentato senza prezzi, cosa che apprezzo molto, ad alcuni può non piacere come abitudine, ma a me pare un'usanza galante e di buon gusto.
Mentre consultiamo i menù ci viene offerto, e molto gradito, un aperitivo (prosecco) molto gradevole e a temperatura.
Il menù è ricco nella sostanza e rende onore alle tradizioni di questa meravigliosa terra: la scelta è imbarazzante ma proviamo a scegliere tra le tante bontà proposte.

La carta dei vini è completa, ottimo assortimento dei sardi, presenti vini da quasi tutte le regioni italiane e anche qualche francese, ricarichi onesti. La nostra scelta ricade, e non poteva essere altrimenti, su un vino autoctono, Vermentino Palmador del 2002 , davvero ottimo, temperatura perfetta.

Nell’attesa arriva un’”entree” composta da un uovo di quaglia con funghi su un crostino: appena preparato, caldissimo, ci pare un ottimo biglietto da visita per la cena che seguirà. E non ci sbagliamo.
Arriva quindi un cestino di pane, con molte varietà, dal carasau, ai grissini, dalle pizzettine, al pane al sesamo, tutto ovviamente preparato dallo chef; ogni tipo è ottimo.

Ecco gli antipasti:
Il mio commensale sceglie una “insalatina di baccalà e patate con scalogno e salsa acida all’erba cipollina” ; dice che è squisita; io posso solo descrivere l’attenta preparazione delle patate, tagliate a dadini, e l’aspetto invitante del baccalà.
Io, invece, scelgo “cardi e carciofi profumati all’aglio con casitzolu e salsa d’acciughe leggera”. E’ praticamente una specie di millefoglie avente come strati interni cardi e carciofi, ottimi. Intenso ma ben dosato il casitzolu (formaggio) nel quale intingere leggermente il “tortino”. Accanto alla preparazione c’è un pomodorino appena appassito, cotto. Un sapore intenso ed unico. Iniziamo al massimo.

Il primo piatto non smentisce le nostre prime impressioni. E’ lo stesso per entrambi: “gnocchetti ripieni di pecorino al tartufo bianco d’Alba, burro all’aglio e salsa di cinghiale”.

In questa preparazione c’è tutta la Sardigna, con i suoi sapori intensi e decisi. Gli gnocchetti (solitamente difficili nella cottura) sono perfetti, al dente, sodi; il pecorino all’interno, una crema densa, è il massimo, specie se accompagnata al ragù di cinghiale che va ad impreziosire il tutto. Una pietanza al top, da provare.

Ed ecco il secondo piatto: anche qui, per entrambi, uguale.
“Baccalà extra arrostito con salsa di lenticchie e cotenna di maiale selvatico”, che dire...

In una fondina, su un letto di piccole lenticchie, assolutamente integre e sode benché cotte, il baccalà, bianco, tenero, e sopra di esso delle listarelle di cotenna morbida, appena “scottata” da un lato. Accanto alla preparazione, appena un ciuffetto di finocchietto selvatico che conferisce al tutto un profumo intenso e tipico.La pietanza è deliziosa, un trionfo di sapori.

Nel frattempo ci viene offerto un pre-dessert che consiste in un “tortino di mele con crema inglese calda”, giusto un assaggio ma molto molto buono.
I dessert vengono proposti in una carta a sé da cui scegliamo “il gelato della casa allo zafferano di San Gavino con gatò e miele di “gureu” Liccu Mannias”. Accanto al gelato vero e proprio, piccole porzioni di kiwi, fragola, mandarino, ananas, riber da intingere nel gelato. Complessivamente il gusto è sobrio, non intenso ma piacevole dopo una cena piena di sapori.
Per accompagnarlo ci viene consigliato un buon bicchiere di Malvasia sarda, 14 gradi, Licoro Planargia. Molto buono.

Infine, prima dei due caffè di rito, buoni, la piccola pasticceria. Non eccezionale.

Arriva quindi il conto, 183 euro, preparato dal proprietario; un giusto rapporto qualità-prezzo, a mio parere. Ci torneremo sicuramente.

Complimenti allo chef Roberto Petza e al suo staff, per essere riuscito a dare un'impronta moderna alla cucina tradizionale sarda.

Veniamo quindi accompagnati all'uscita.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.