Facciamo ritorno al rinomato Ristorante La Buta, d...

Recensione di del 03/10/2009

La Buta

35 € Prezzo
6 Cucina
7 Ambiente
4 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Facciamo ritorno al rinomato Ristorante La Buta, dopo anni di deliberata assenza, in compagnia di una coppia di amici che, come noi, apprezzano l'ubicazione del locale, ospitato in quelle che furono le scuderie di un antico palazzo secentesco recentemente ristrutturato.
All'ingresso ci avvolge un persistente odore di fritto che fortunatamente si attenua un poco nella seconda saletta in cui veniamo fatti accomodare.
L'ambiente è raccolto in genuino stile "di campagna", con pavimenti in cotto, pareti tinteggiate in giallo e soffitto a volta con mattoni a vista.
I tavoli sono piuttosto ravvicinati ed apparecchiati con bel tovagliato in fiandra color crema e copri macchia color cannella, piatti con logo della casa, dall'aria un po' vissuta, posate in acciaio, calice per il vino e bicchiere per l'acqua. Come centro tavola il cestino del pane con grissini industriali e micca oltrepavese molle e per niente fragrante.

Mentre ancora stiamo prendendo posto, veniamo raggiunti dalla titolare che, seria e compita, snocciola velocemente il menu, di cui, nonostante l'attenzione prestata, perdiamo qualche dettaglio. Richiestoci se gradiamo antipasto, rispondiamo in senso affermativo senza che ce ne venga illustrata la tipologia. Manca anche la carta dei vini, nè ci viene proposto alcunchè se non una generica scelta tra vino bianco o vino rosso, esterniamo così le nostre preferenze per un Bonarda leggermente vivace.
In un battibaleno ci vengono servite le bevande. Vino ottimo, ovverosia Morgana, Bonarda D.O.C.Oltrepò Pavese della tenuta Scarpa Colombi, anno 2008, 12,5 gradi, dal profumo intenso e di piacevole morbidezza.

In rapida successione vengono serviti anche gli antipasti che iniziano con una pallina fritta con formaggio e tocchetti di verdura, fiore di zucca in pastella e crostino con funghi e cipolle. Il fritto è croccante e ben caldo, leggero ed appetitoso, tutto sommato in linea con quanto può offrire una buona rosticceria, meglio il crostino con il gusto dei funghi giustamente predominante su quello delle cipolle alle quali si lega formando una crema delicata e gradevole.
Sugli antipasti caldi cala velocemente il velo degli affettati:pancetta, coppa e salame; nella norma i primi due, buono quest'ultimo. Sempre in gran fretta, si passa al sedano crudo con crema al Gorgonzola con noce decorativa, alla falda di peperone ed alla melanzana grigliata, un tris assolutamente anonimo, che menziono solo per completezza descrittiva. Chiude gli antipasti una conchiglia di capasanta in cui sono adagiati un assaggio di salmone affumicato, uno di pesce a vapore, probabilmente tonno e un gambero, con minuscola guarnizione di insalata russa, di fattura assai modesta, forte e leggermente acida. La conchiglia, così proposta, con i suoi componenti poco significativi e disarmonici, non raggiunge lo scopo di dimostrare la raffinatezza della cucina cui il locale ambisce e resta completamente avulsa dal contesto degustativo in cui è inserita.
Gli antipasti, per niente originali, si attestano poco al di sotto della sufficienza, deludenti.

"Quando i commensali fanno oh" il titolare fa il suo ingresso in sala spingendo un carrello su cui troneggia una forma di Grana Padano, appropriata zuppiera in cui è contenuto il risotto ai funghi porcini freschi, cavallo di battaglia del locale e che anche noi abbiamo ordinato. La mantecatura finale viene enfatizzata con gestualità  quasi teatrale, così esaltando il profumo dei vapori che sprigiona. Il conseguente aumento di temperatura induce il titolare ad aprire la finestra accanto al nostro tavolo, così da favorire l'ingresso di una corrente di aria fresca e umida che, dopo aver sopportato in silenzio per una ventina di minuti, decido di escludere dal locale richiudendo la finestra, gesto con il quale mi guadagno l'incondizionato sollievo anche di sconosciuti commensali.
Il risotto è cotto alla perfezione, ben mantecato, ha chicchi piccoli ed è molto cremoso, abbondante la presenza del burro, scarsissima invece quella dei porcini freschi, difficili da trovare, poco identificabili anche per il loro sapore, tanto delicato da avvertirsi più a livello olfattivo che degustatvo. Apprezziamo, anche se mi coglie il dubbio che tanta ricca cremosità  possa ospitare un discreto apporto di panna. Buono, sostanzioso e molto abbondante.

Gli effetti speciali finiscono con il risotto nella forma di grana, perchè, poco stimolati dalle svariate proposte di secondi, passiamo direttamente al dessert. Arriva prontamente il carrello dei dolci sul quale trovano posto, torte e dolci al cucchiaio. Una bella visione. Scegliamo charlotte di pere e torta al cioccolato con granella di nocciole. La mia charlotte ha un sapore poco definito, delicato sì, ma le pere non si avvertono se non per una leggera granulosità dell'impasto che risulta nel complesso ben amalgamato, ma deficitario in zucchero. Inoltre i savoiardi che incoronano la preparazione, sono un po' troppo asciutti e non aderiscono bene al nucleo del dessert. Comunque sufficiente. La torta al cioccolato del coniuge è un po' meglio, anche perchè è costituita da un impasto di cioccolato cremoso ed omogeneo, leggermente stucchevole, tempestato da una granella di nocciole, dal sapore a tratti, un po' oleoso. Sufficiente e basta. Le porzioni dei dolci sono esigue, e il carrello delle delizie viene prontamente ritirato senza proposte di ulteriori assaggi.
Beviamo il caffè, il tavolo viene subito ripulito e paghiamo il conto direttamente alla cassa.
Dalla ricevuta fiscale /929 apprendiamo di aver consumato, a nostra completa insaputa, quattro menu degustazione, per un totale complessivo di euro 140. Null'altro è specificato. In definitiva abbiamo consumato quattro antipasti (due scarsi perchè alcune portate sono state rifiutate), quattro risotti, quattro dessert, due bottiglie di vino e quattro di acqua minerale, quattro caffè.
Il servizio ai tavoli è svolto con professionalità  da personale giovane, tuttavia è scandito da tempi troppo ravvicinati ed incalzanti che infastidiscono il cliente al quale non viene dedicata alcuna attenzione. Le numerose sbavature riscontrate non sono tuttavia ascrivibili ai camerieri.
La location, ancorchè notevole e di indubbio valore storico, andrebbe tuttavia migliorata, sia per l'acustica, sia per le modalità  di aerazione delle sale ristorante.
La cucina è appiattita su preparazioni piuttosto banali, con proposte che si mantengono immutate nel tempo, senza apporti innovativi, nè punte di eccellenza. Locale decisamente sopravvalutato. Improbabile un'ulteriore visita.

Santippe28

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