Cena di sabato 2 giugno, approdo a questo agrituri...

Recensione di del 02/06/2007

Agriturismo La Paideia

35 € Prezzo
7 Cucina
5 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Cena di sabato 2 giugno, approdo a questo agriturismo con il mio consorte, abbiamo prenotato. L'ubicazione è suggestiva, posizione defilata e panoramica, ma non fuori dal mondo. Parcheggiamo in uno spiazzo buio davanti l'ingresso del ristorante, illuminazione inesistente, memo per chi volesse andarci: portare pila. Una signora vestita di nero con ciabattina dorata, si sporge dagli scalini, tendendoci la mano in segno di benvenuto. Ci fa quindi accomodare nella sala ristorante.

L'impatto non è dei migliori, si tratta infatti di un ampio garage la cui originaria destinazione d'uso prevale comunque, a dispetto dei tavoli apparecchiati e del "cifone " colmo di bottiglie e avanzi di moccoli che troneggia in fondo alla sala. Soffitto basso, illuminazione con plafoniere anonime, una finestrona senza tende che si affaccia sul buio dal quale siamo da poco emersi, acustica cacofonica. Pavimento tipo cotto color biondo, soffitto bianco, pareti pure bianche con stampe dell'Arcimboldo e papiri egizi, su ogni parete sono dipinti alberi stilizzati dai colori inverosimili, più consoni ad un'aula di scuola materna che ad una sala da pranzo.

Sui tavoli gradevoli tovaglie bianche distese su copritavoli bordeaux setificati, lunghi fino a terra, che conferiscono un tono molto barocco in totale disarmonia con il contesto. Nel complesso un ambiente freddo, poco accogliente, arredato con gusto discutibile al confine tra "miseria e nobiltà ".
Il servizio ai tavoli viene espletato dalla proprietaria nero vestita.

Si comincia con un tagliere di affettati, salame mediocre e pancetta favolosa, accompagnato da gnocco fritto. Quest'ultimo è molto unto, insipido e mal sortito, gioverebbe un corso full immersion per elevarne gusto e qualità.

Prima nota dolente: scopriamo che non si può scegliere il vino, la cui mescita deve essere richiesta alla proprietaria che lo versa nei bicchieri dei commensali (in totale 18) da bottiglie già aperte, avendo cura di non mostrare l'etichetta.
Con gli antipasti ci versa del Resling (riesco di sfuggita a vedere la scritta Oltrepò Pavese ), dal gusto leggermente resinato: appena discreto.

Gustiamo quindi un piatto di ottimo lardo al rosmarino, servito con fragrante pan brioche appena sfornato, buono.
A seguire un'insalata di pollo su letto di lattuga, non amo il genere, ma la apprezzo comunque per la delicatezza.

Quello che parrebbe essere il cuoco e forse anche il proprietario, ci serve poi i primi. Una generosa porzione di rosette di pasta fresca con ripieno di spinaci e ricotta, servita su letto di besciamella. La pasta è veramente buona, tirata in una sfoglia porosa e consistente, il ripieno è delicato, la besciamella piuttosto ruvida al limite del granuloso e si impone un po' troppo sugli altri gusti di questa preparazione che eleggiamo a miglior piatto della cena.

Arriva poi un risotto giallo con punte di asparagi; ben mantecato, un po' avanti di cottura, chicchi piccoli e all'ammasso; magari con il Carnaroli sarebbe riuscito meglio.
Con il risotto, appena passabile, arriva anche la seonda nota dolente: se si desidera il parmigiano grattugiato, bisogna farselo servire dalla proprietaria che passa fra i tavoli centellinandolo come fosse tartufo. Va bene che il parmigiano ha il suo bel prezzo, però una bella "sfurmagiada" sul risotto, non guasta e allora, bando alle "braccine corte " e che si lasci ai commensali la possibilità di dosarlo secondo i propri gusti, senza essere intimoriti dall'austera cortesia della proprietaria.
Lo chef forse anche proprietario, mi chiede se il risotto era buono, non so mentire, ma, non desiderando essere scortese, reclino leggermente la testa e abbozzo un'espressione da "così così "

Con i primi piatti ci viene d'arbitrio servita della Bonarda di non si sa dove, e di non si sa chi, brusca, acidula, un pugno nello stomaco, bottiglia già stappata, improponibile nell'Oltrepò Pavese.

Le porzioni sono tutte abbondanti e, con garbo, rifiutiamo la proposta del secondo costituito dalla classica tagliata. Lo chef insiste a più riprese, la signora in nero pure, ma non ce la facciamo proprio, lo chef non riesce a dissimulare il suo disappunto e, piccato, ci porta via con una certa enfasi, il sottopiatto bianco dal bordo marmorizzato rosso, che non ci piaceva neanche un pò; se pensa di averci fatto un dispetto!

Ci viene poi servito il dessert, un semi freddo alla vaniglia con zabaione e salsa di fragole tiepida. Non male, ma l'osmosi delle salse in cui affoga il semifreddo non è delle più azzeccate.
Arrivano poi dei tocchetti di torrone morbido al cioccolato, cosparsi di miele: ottimi.
Il dessert è accompagnato da un bicchiere di Moscato (sempre servito dalla proprietaria da bottiglia già aperta): pessimo, altro pugno nello stomaco, non so come siano riusciti, ma la nota prevalente di questo vino, è quella dell'amarognolo!

L'acqua minerale che abbiamo sorseggiato con vero gusto in alternativa ai vini a noi sgraditi, è calda, il pane nei cestini è raffermo.
Ordiniamo due decaffeinati.

Alle nostre spalle, una chiassosa tavolata di facoltosi commensali, osanna platealmente lo chef e le sue preparazioni, profondendosi in lodi sperticate. " Nui chiniam la fronte " e restiamo impassibili, astenendoci da ogni commento.
Il conto arriva velocemente: 35 € a testa (neanche poco se si considera che, in due, abbiamo bevuto meno di due bicchieri di vino).

L'atmosfera del locale e la misurata cortesia della proprietaria non riescono comunque a mettere a proprio agio i commensali. Ci siamo sentiti ospiti in un garage dall'aria molto pretenziosa, quasi graziosamente ammessi al desco di padroni di casa troppo presi ad ostentare la propria superiorità culturale per preoccuparsi delle reali esigenze degli avventori.
Non ci torneremo, non mi sento neanche di consigliarlo, se non a chi volesse confutare le mie personali, ma genuine opinioni.

Santippe28

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