Nella mia prima recensione sono stato un po’...

Recensione di del 26/10/2005

Marco Fadiga Bistrot

35 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 35 €

Recensione

Nella mia prima recensione sono stato un po’ ingeneroso nei confronti di Marco Fadiga e del suo bistrot. Una seconda visita permette il più delle volte di rivedere il giudizio, in questo caso favorevolmente. Restano alcune perplessità sull’impostazione del locale.

Chiariamo un punto: la formula è vincente perché qui è possibile provare una cucina di qualità dalle linee ben definite a un prezzo giusto e accessibile ai più. Si può iniziare con un aperitivo al banco delle ostriche per poi proseguire più comodamente al tavolo; ma si può anche optare per una cena post teatro, fino a tarda ora, senza che nessuno stia a guardare l’orologio per farti alzare i tacchi. E non è poco, in una città dove alle dieci di sera il 90% dei ristoranti ha già chiuso la cucina.

La mia visita del 26 ottobre, con fidanzata e altri due amici, è iniziata poco prima delle 23, subito dopo la conclusione della “prima” al teatro Duse. In scena la Fedra di Seneca, con Ida Di Benedetto nel ruolo di protagonista. La compagnia avrebbe successivamente cenato da Fadiga, come da consuetudine.

Data l’ora, decidiamo di star leggeri. C’è chi prende la ricciola con i finferli, chi si ferma all’antipasto. Per me insalata di ovoli e parmigiano, a seguire una tartare di dentice. Le proposte sono decisamente interessanti e preparate in maniera ineccepibile, ma la scelta è quel che è. In più, si tratta di proposte piuttosto semplici, quando da uno chef di questa levatura ti aspetteresti il colpo di teatro. Che non arriva, se non al momento del dolce.

Sui dessert Fadiga è veramente di un altro pianeta. Non avevo mai provato il sigaro, marchio di fabbrica di questo chef stellato all’epoca de “La pernice e la gallina”. Si tratta di una creazione dal piacere devastante: cialda croccante ripiena di una crema leggera al rhum accompagnata da un infuso con foglie di sigaro. Non parlo dei dolci scelti dagli altri commensali, anch’essi estasiati, e mi soffermo su questo: geniale per equilibrio di sapori e gradevole nella semplicità della presentazione. Un colpo da vero fuoriclasse

Chissà quanto potrebbe dare questo chef, se solo le circostanze glielo permettessero! Non gli è mancato il coraggio nell’impostare un locale così “parigino” in una realtà conservatrice come quella bolognese, tra l’altro con ottimi risultati. Un aiuto involontario gli sarà stato anche dato dai colleghi concittadini, che sparano prezzi da stellati per piatti modesti. Qui il rapporto qualità/prezzo è corretto, il servizio informale e a tratti squisito (molto simpatica la cameriera che ci ha seguiti), l’ambiente accogliente.

Resta l’impressione di avere di fronte uno chef dalle enormi potenzialità, costretto a servire pochi piatti e non troppo impegnativi per la necessità di ridurre i costi fissi, privilegiando così la scelta delle materie prime rispetto alla preparazione. È un peccato, ma lo si può anche capire. Questa è solo un’opinione, naturalmente criticabile.

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