Insolita cucina

Recensione di del 07/02/2015

Al Solito Posto

65 € Prezzo
9 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 65 €

Recensione

Siamo in quattro e prenotiamo un tavolo per la cena in questo ristorante di cui molti parlano assai bene. Siamo a Pontetto, al limitare estremo di Levante del paese di Bogliasco, in prossimità della stazioncina ferroviaria e del relativo passaggio a livello. Per il parcheggio bisogna aver fortuna di trovare sull'Aurelia e poi scendere la scaletta, segnalata da apposito cartello, che conduce di fronte all'ingresso del ristorante, bene illuminato.

Il locale è curioso, a sinistra entrando un banco di mescita e a destra una sala, l'unica, non troppo grande, con tavoli disposti piuttosto vicini a corona delle pareti vetrate, quindi in parte con sedie e in parte con divani a contorno. L'arredamento, anche se involontariamente, fa pensare a un interno di yacht o di carrozza ristorante del secolo passato: del resto siamo praticamente affacciati sui binari. Comunque ha una sua semplice eleganza. Peccato per la toilette, per la quale bisogna uscire su un terrazzino.

L'apparecchiatura è essenziale: non tovaglie ancien régime, ma strisce di tessuto per coppia di commensali. Ecru i tovaglioli. Posate, stoviglie e bicchieri nella norma.

Il servizio in sala, se non andiamo errati, è curato con sollecitudine dal marito della cuoca, Serenella Medone. I coperti non sono molti perciò non si avvertiranno défaillances nel servizio né nel ritmo delle portate. Insomma, l'avvio è invitante.

Ci vengono recati i menu e la lista dei vini. Ordiniamo acqua minerale frizzante (dovremo chiederne diverse bottiglie, perché sono solo da 50cl.) e una bottiglia di tocai (anche se il nome è vietato dalle norme europee), servito in cestello alla giusta temperatura. Un cestino con tre tipi di pane fatto in casa viene a completare l'apparecchiatura; lo dico subito: il punto più negativo dell'offerta, la focaccia in grado di soddisfare forse dei turisti, ma non certo dei nativi genovesi, il pane a lievitazione naturale, accettabile, dei quadratini che sembravano fagottini o frittelline si rivelano vuoti e secchi; il tutto diciamo che può far contento chi non apprezza l'olio e il sale. Mi soffermo su questo aspetto sia perché ormai, in ristoranti di livello, anche l'offerta di pane, focaccia, grissini e assimilati sta acquisendo la giusta importanza e soprattutto la differenziazione da ciò che si può acquistare in un panificio di strada, sia perché a mio giudizio stona troppo con la qualità e la ricercatezza di tutte le altre offerte della cucina della signora Serenella.

Ci sono dei menu degustazione, offerti a prezzi veramente competitivi, ma non vengono scelti quasi mai, perché c'è la pretesa che tutto il tavolo mangi le stesse cose: un tavolo può essere di una, due, tre, quattro o più persone; che razza di pretesa è? perché non porre semplicemente un limite inferiore (classico: due persone)? Ci permettiamo di suggerire un po' di flessibilità in più.

Perciò dobbiamo scegliere alla carta: nell'attesa delle prime portate, su una lastra di ardesia individuale, dalla cucina giungono tre attizzatori del gusto molto speciali, una spugna di erbette, un prosciutto cotto fatto in casa, una crema di cime di rapa con gelato al cotechino. Nella sua semplicità il prosciutto è sicuramente il più memorabile, ma tutta la terna è squisita e gradita.

La nostra comanda mescola entrate, minestre e pietanze: ecco allora un piatto di rossetti crudi, puntarelle, spinacino, agrumi, un piatto di carbonara di capesante, un piatto di trippe al limone con frutti di mare, un piatto di tortelli di zucca al Montebore e birra; molta fantasia e abbinamenti insoliti producono gusti particolari, che possono estasiare o anche deludere. Benché nell'insieme i piatti siano stati apprezzati, penso che la carbonara di capesante svetti per felicità di combinazione di sapori, mentre più discutibili gli amarognoli tortelli a causa della birra.

Seguono fagottini di pescatrice ai carciofi e brodo dashi (pochi, ma buonissimi: assai insolito il condimento a base di brodo di alghe - dà un gusto che assomiglia al tè lapsang souchong), zuppa di ceci, stoccafisso, cavolo nero e un trancio di pescato fresco al forno con bella e buona guarnizione di verdure e patate. Le verdure prevalgono in quasi ogni portata, anche di quelle non scelte dal menu, con una inconsueta massiccia presenza di cavoli, verze, broccoli in tutte le loro varianti: una scelta che trovo personalmente molto discutibile e azzardata, perché si tratta di un tipo di verdura tutt'altro che innocuo, cioè non solo può facilmente non piacere, ma è notoriamente fonte di intolleranze e allergie. In tal caso il malcapitato commensale rischia di vedersi ridurre l'offerta della carta a davvero poche scelte obbligate! Anche qui un pizzico di flessibilità in cucina sarebbe di vantaggio.

Allettati comunque dalle insolite e sofisticate proposte, decidiamo anche per un assaggio di altri due piatti: i gamberi di Santa Margherita appena scottati con verdure dell'orto (?), e riecco cavolfiori a go go, con rape rosse e patate viola e salsa verde (insomma un cappon magro ripensato, diciamo così) e una palamita arrostita con altro contorno vegetale; due pietanze davvero molto buone, per qualità e freschezza degli ingredienti e cotture al limite (certo: chi non ama la cottura leggera, tendente al crudo, stia alla larga, perché rimarrà deluso e non potrà soddisfare il suo palato).

Fra i dessert scegliamo la sacher con cioccolato liquido e gelato di crema (buona, non memorabile), sfoglia di mela e zucca, 'limone e basilico' con madeleine e olio e.v.o. (?): un predessert ci viene offerto nell'attesa (crema aromatizzata con fave di tonga: squisita). Chiudiamo con due caffè, due grappe di pigato, accompagnate da una scatola di dolcetti (gelatine, cioccolatini, brutti ma buoni).

Al momento del conto la ricevuta totalizza 260 euro in quattro, cioè 65 euro a persona. Benché il conto appaia a forfait e non si possa controllare la correttezza di tutte le voci (dico soprattutto pensando a eventuali avventori stranieri e a turisti), giudichiamo il prezzo sicuramente adeguato a quanto ricevuto.

Per ritornarci, occorrerà aspettare però un rinnovamento del menu, altrimenti l'insolita cucina diventa ripetitiva!

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