Elegante, ingredienti tradizionali con un tocco estroso

Recensione di del 28/07/2019

Osteria del Sass

39 € Prezzo
9 Cucina
9 Ambiente
7 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 39 €

Recensione

Ero stato all’Osteria dei Sass insieme alla moglie forse un vent’anni fa, seguendo i preziosi consigli della mai abbastanza rimpianta guida dei Ristoranti del Veronelli e mi era rimasto il ricordo di una location molto elegante, con preparazioni particolari ( mi ricordo dei cubetti di lardo alla piastra veramente delicati ) che avevo tentato inutilmente di replicare a casa ) e prezzo nella parte alta del mercato. Un posto dove tornare ma che complice la nascita dei figli non ero più riuscito a visitare pur avendoci mandato degli amici. Oggi l’anniversario di matrimonio, devo pensare a qualcosa dove andare con la famiglia ristretta ( un figlio è in Irlanda a godersi la cucina locale ) e mi torna in mente, faccio approvare il menù da moglie e figlio, prenoto e partiamo.

Besozzo è un bel paesino delle prealpi Varesotte posto fra il Lago di Varese e quello di Corgeno, molto caratteristico e fortunatamente pieno di cartelli per raggiungere il ristorante nel dedalo di strade che si inerpicano sulla collina. Siamo di fianco al monumento dei caduti, un faro in pietra che svetta sulla collina ed il ristorante è una vecchia casa costruita lungo il fianco della collina. Entrati colpo d’occhio sul salottino che fa da antibagno e che ospita ( scoprirò dopo ) la collezione dei vini da scegliere al volo. Soffitti in legno originale, tanto sasso a vista, mattoni a vista, una perfetta opera di conservazione e valorizzazione.

Oggi i tempo minaccia pioggia e quindi siamo all’interno del Dehors, ( vent’anni fa mi ricordo che avevamo mangiato su un pianerottolo delle scale esterne ), con vetrata e vista stupenda su tutta la valle sotto e sulle prealpi. Pietra a vista e qualche mattone ovunque, soffitto in legno, tavoli tutti diversi con un pout purry di stili , quadrati e tondi, una con vecchie sedie in alluminio e fili di plastica intrecciati in puro stile anni 60. Su ogni tavolo un mortaio con pestello a scopo decorativo. Noi siamo contro il muro, un tavolo in listelloni di legno scuro con due tovagliette che corrono ortogonali color giallo spento come i tovaglioli.

CI portano intanto un cestino con Pane bianco, fettine di pane di segale molto buono e a seguire un cilindro con lunghi e sottili grissini, con delle spirali che li fanno sembrare dei tralci secchi, molto croccanti e pericolosamente gustosi. A parte un contenitore in ceramica con del burro all’aneto e dell’olio da versare sul pane con un cucchiaino. Anche questi pericolosamente saporiti.

Si parte poi con un piccola e stuzzicante entree, una fetta di branzino crudo su una crema di zucchine decorato con lunghi fili di peperoncino ( almeno così si ricorda la moglie, per me era più peperone ) secco .

Menù particolare ed interessante : ingredienti tradizionali ma con tocco estroso, frutta, fiori, salse orientali. Sbilanciati sul pesce i primi, divisi fra pesce e carne antipasti e secondi. Tante proposte che allettano, non è facile scegliere. Riporto qualcuna che avei voluto assaggiare : “Melo-Magnum: carrè di maialino, mandorle, yogurt, mela, pomodorini confit, nasturzio” fra I secondi, “Ravioli, tartufo nero, panna, caviale di trota, polvere di tuorlo” fra I primi e “Filetti di Triglia, carpione delicato di frutta, pesche, ribes” fra gli antipasti.

La Carta dei vini non c’è solo dopo quando passo nella saletta realizzo che sul menù c’era scritto che i vini si sceglievano direttamente nella esposizione ed infatti c’è un espositore con le diverse bottiglie ciascuna con il suo tagliandino del prezzo. Peccato perché avrei preso volentieri una mezza bottiglia ne avevo viste di interessanti, a partire dal Pinot di St Michael Eppan. Per il resto l’esposizione non riesce a darmi una visione globale e non riesco a dare un giudizio su cantina e ricarichi.

Per la moglie una birra, tutte Poretti ( la Valganna è a due passi ) e mia moglie prende la Cinque Luppoli che risulta gradita.

Come primo bicchiere per l’agnello ordino un Pinot Veneto, cantina Castelforte ( come tutti gli altri vini al calice ), tanta frutta matura al naso, specie susine, in bocca ancora la frutta matura con tantissimo pepe, una piacevole acidità. Discreto ma che mi lascia un po' perplesso come gusto, troppo pieno e con troppa frutta matura per un Pinot tale per cui decido di tenerlo da parte per il secondo ci carne e prendere un bianco sull’agnello.

Bianco che è una Garganega 2015 sempre di Castelforte, anche qui vino discreto senza conquistare, salino e balsamico al naso con le stesse sensazioni che si ripetono in bocca insieme a forti note di agrumi, pompelmo in primis,

Il ragazzo prende il Crudo di manzo, sedano stufato, salsa ravigote, germogli. La carne è tagliata a quadrotti relativamente grossi, sagomata a treccia e di un colore rosso acceso per la marinatura nella rapa rossa. Prodotto di grande qualità, la carne in bocca è uno spettacolo, in sottofondo anche un tono agrumato che non riuscirò ad attribuire ma che davano un tocco in più.

Per la moglie invece Melanzana arrosto, ristretto di pomodoro, di birra e di basilico. Quattro rotolini ben presentati da cui si allungano i “fili” creati dalla diverse salse. Non l’assaggio, riporto solo il commento estremamente positivo della consorte.

Per me arriva un primo, ovvero Tagliatelle, ragù agnello, pecorino e fondente di peperone verde. La crema è sul fondo, di un colore verde chiaro, il sugo d’agnello è scuro ed avvolgente, con bei pezzi di carne rettangolare, una spruzzata di scaglie di pecorino e qualche foglia di menta decorativa. Tagliatelle di ottima fattura, piatto elegante, sin delicato, cosa che non ti aspetteresti col peperone, bonus per la menta che dona una notevole freschezza a gusto.

La moglie prende invece un Trittico di trota, fragole, fiori, verbena, sedanorapa, burro acido. Presentazione d’eccezione, tre filetti ben cotti, sagomati, presentati come fossero una tavolozza. SI parte dal rosso delle fragole che sormontano il primo filetto, si passa al verde del sedano rapa abbinato al rosa della salsa alla verbena per finire con il bianco del burro acido decorato da un fiore giallo col suo gambo verde. Trota tenera, la moglie apprezza tutte e tre le preparazioni ma in particolare la salsina alla verbena che è veramente particolare, delicata, difficile da descrivere ma facile da ricordare.

Cambio di posate in tavola, chi ha preso la carne si vede arrivare un bellissimo coltello della Opinel dal manico in legno e dai colori pastello, blue per me, verde per il figlio, usurato dal tempo ( o forse usurato ad arte per dagli un tocco vintage ), me ne sono innamorato.

Il figlio prende il Petto d’anatra, crauto viola, scalogno bruciato, mizuna. Carne scottata fuori, rosa pallida all’interno, molto morbida, dal gusto deciso: ottima. Pareri discordanti sul crauto viola, dolce con una nota di aceto, da mangiare quasi come spaghetto arrotolato sulla forchetta, a me piace molto, al figlio no ed infatti me lo cede in cambio della mia misticanza.

Per me arriva la Coppa di maialino, misticanza, pop corn al cioccolato, piatto molto intrigante sulla carta che sono curioso di provare. L’aspetto è invitante, un blocco di coppa sovrastato da un pezzo di cotenna che brilla al punto da sembrare caramellata contornato da una bella dose di pop corn dai riflessi scuri per il cacao. Carne morbida, succosa, ben speziata, accostamento con il poccorn al cioccolato molto ben riuscito sia come gusto che come consistenza ( unica pecca un paio di pop corn non riusciti che si sono dovuti sputare ), cotenna croccantissima che copre due dita di grasso talmente morbido da poter essere succhiato, il piatto migliore della serata, direi.

Il figlio è un raro esempio di adolescente non goloso di dolci ( com’era stato un bambino non goloso di dolci ) e salta, io la consorte decidiamo di prenderne uno in due. Ne hanno solo uno in carta ed è il “Trittico di Dolci”, quindi quello prendiamo : una torta con Crema Chantilly e frutta, una Mousse di cioccolato Bianco e delle Ciliege con croccante. La torta è fatta da due fette di pan di Spagna ripiene di crema pasticciera e coperte dalla crema pasticciera e da crema chantilly, con decorazione di ribes, more, lamponi. Pan di Spagna sofficissimo, fresco, spugnoso, di qualità, crema sempre di qualità ma troppo dolce per i miei gusti. Perfetta però per quelli della moglie che la divora. La mousse di cioccolato bianco è particolare, rivestita di sottili pastiglie di rapanello e coperta dalla cannella. Per la moglie il gusto è troppo forte e me la lascia. Io odio qualunque cosa abbia a che fare cioccolato bianco, troppo dolce, ma comunque assaggio : una rivelazione! Al di la della consistenza piacevolmente eterea, il mix di sapori esaltato dall’asprezza del rapanello è fantastico. Il vero pezzo forte sono comunque le ciliege e su quelle ci troviamo d’accordo entrambi: sono delle amarene denocciolate e divise in due, appoggiate su un tappeto di salvia fritta e coperte di crumble. L’equilibrio perfetto di sensazioni al palato, sia come consistenze che come gusti, mai avrei pensato alla salvia fritta assieme ad un dolce ma l’accostamento è azzeccatissimo.

Caffè doppio per me, normale per la famiglia, buono, servito con simpatici piattini a ciambelle cucchiaini con aperture ondulate; menzione per la piccola pasticceria, un microcornetto al cioccolato, ed una minigirella con la crema e uvetta, molto stuzzicanti.

Si paga, 38 Euro a testa grazie anche ad una promozione internet. Impressione finale ampiamente positiva con plauso di tutta la famiglia ridotta, location elegante, sperimentazioni che però non esagerano mai, realizzazioni impeccabili, commistioni di sapori perfette. Servizio gentile, preciso ed accurato anche se con tempi lunghi

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