Questa sera ci rechiamo a Bergamo a "provare" la m...

Recensione di del 05/03/2011

L'Osteria di Via Solata

125 € Prezzo
8 Cucina
8 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Buono
Prezzo per persona bevande incluse: 125 €

Recensione

Questa sera ci rechiamo a Bergamo a "provare" la mano dello chef Ezio Gritti, patron del ristorante "Osteria di via Solata".
Il locale si trova nella sempre affascinante Bergamo alta, ubicato nello stretto vicolo da cui prende il nome, amena viuzza che s'imbocca proprio in prossimità della fermata della funicolare. Ne converrete che è piuttosto semplice giungere al rinomato ristorante, ad eccezion fatta per le dame che incautamente cercano di arrivarci in tacco 12, calzature per l'appunto arditamente indossate dalla mia amata compagna, infatti il centinaio di metri che separa l'uscita della "stazione funicolare" dall'ingresso della "stellata osteria" è accuratamente pavimentato in ciottoli.

Varcata la soglia ci troviamo direttamente nell'unica sala da pranzo e ad attenderci una gentil signora, con mansione di maître de salle, che presa in consegna i nostri cappotti ci accompagna al desco a noi assegnato: un ampio tavolo rettangolare in noce in stile lombardo '800 con le classiche gambe a cipolla, le due sedie in legno che lo accompagnano sono volutamente in armonia con la tavola d'epoca; scelta azzeccata a colpo d'occhio anche se si rivelerà essere una seduta un po’ scomoda. L'ambiente e tutto sommato gradevole: un bel pavimento in marmo, luci soffuse, tavoli giustamente distanziati e mise en place di livello, un bell'arco apparentemente originale, o sapientemente ricostruito, divide la piccola sala da pranzo e gioca a contrastare con l'imponente soffitto a cassettoni in cemento armato.
In sala vi son anche innumerevoli fiori freschi molto profumati, gradevoli appena seduti, ma alla fine disturbano lievemente la degustazione.

Carta con piatti principalmente di carne e d'impronta tradizionale, alla riscoperta di frattaglie e tagli di bassa macelleria. Per la serata odierna, la comanda per la mia compagna è alla carta, mentre io, dietro gentil concessione dello chef, opto per il menu degustazione di cinque portate a 70 euro.
Carta dei vini ampia e con ricarichi in linea con il prestigio del locale; ordino una grandissima bollicina d'oltralpe: Champagne A. Margaine Blanc de Blanc reserve 1999 proposto a 110 euro. Nel bicchiere abito dorato leggermente ambrato, dal perlage fitto e persistente, profumi intensi di fragrante pasticceria, grandi profumi terziari, lievito elegante su tutti. Al palato potente, rotondo e fresco. Emozione a tutto pasto.

Un magnifico cesto dei pani casereccio in cui spiccano i sottili e croccanti grissini, vien servito assieme all'appetizer; un delizioso gambero su crema di fagioli che sembra esser la sintesi del modus operandi del Gritti: ottima materia prima, sapiente "semplicità" d'abbinamento, lo scrivo nell'accezione più elevata del termine, e grande tecnica d'esecuzione.

Solertemente arriva la scaloppa di foie gras con la sua composta di fichi, al cognac e vaniglia.
Piatto che ricorderò a lungo e che consiglio di provare a tutti gli amanti del foie gras. Trancio di fegato d'oca leggermente scottato a dare una leggera crosticina, esaltandone il dolce sapore. Degna d'accompagnamento la composta.

Proseguo con le capesante, mandarini e radicchio.
Le capesante cotte unilateralmente, sono adagiate su un letto di radicchio spadellato e accompagnate dai piccoli mandarini kumquat. Bello e curioso modo di smorzare l'intenso sapore del materiale ittico, piatto innovativo e ben riuscito, giocato con tinte calde, agro-dolci e amare.

È il momento dei tagliolini ai calamaretti.
Piatto che ricalca la via dell'amuse bouche: pulito, lineare e ben fatto. I tagliolini ben posizionati all'intero di un ampio piatto di ceramica bianco fondo, son riccamente conditi con dei piccoli calamaretti tagliuzzati. Buono il gusto e piatto gradito.

Vien servito un piatto semplice ma ricco e goloso: posta in una terrina di coccio v'è la zuppa di cipolle con un'abbondante grattata di tartufo bianco. Calda e cremosa la zuppa e buono anche se non straordinariamente profumato il pregiato tubero.

Un tenerissimo filetto d'agnello, omogeneamente affettato, elegantemente impiattato e accompagnato da una gustosa polenta, chiude la ricca cena.

Ci è porta la carta dei dolci, decliniamo la proposta e concludiamo con un buon caffè ed una discreta ma non eccellente piccola pasticceria.
Onorato il conto, 250 euro (di cui 110 euro per la cantina, 128 euro per la cucina, 6 euro per i due caffè e 6 euro per due bottiglie d'acqua frizzante), ci intratteniamo con lo chef per una cordiale chiacchierata, che viste le calzature della mia compagna ci consiglia di chiamar il radio taxi; pochi minuti e arriva una vettura a prenderci dinanzi al locale.
Ristorante con cucina di livello, servizio curato e premuroso, ambiente accogliente ed elegante, anche se troviamo discutibile l'abbondanza di fiori in sala.

Matteo e Patrizia

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