Sfiancati dalla giornata di lavoro, dall’afa e dal...

Recensione di del 27/07/2009

Baretto di San Vigilio

46 € Prezzo
6 Cucina
9 Ambiente
5 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Normale
Prezzo per persona bevande incluse: 46 €

Recensione

Sfiancati dalla giornata di lavoro, dall’afa e dalle maledette zanzare tigre, decidiamo di festeggiare il compleanno di una collega con una boccata d’aria.
S. Vigilio, il colle più alto e fresco di Bergamo, è dominato da un castello ormai diroccato dal quale si controlla tutta la Città Alta. Nei secoli, i signori del luogo, si sono costruiti ville e palazzi, inerpicati su questa ripida altura. S. Vigilio è così scosceso ed inadatto al traffico veicolare, da essere poco frequentato dagli stessi Bergamaschi. Tuttavia, la fatica di arrivarvi è ripagata dallo splendido panorama e dalla possibilità di estraniarsi dalla folla chiassosa e sudaticcia dei turisti brulicanti in Città Alta. Inutile arrivare in auto: qui non c’è posto nemmeno per i residenti; persino il milanese più abile nell’arte di parcheggiare in verticale fallirebbe nell’ardua impresa di trovare posto. Lasciate l’automobile nel parcheggio a pagamento sito ai piedi della funicolare di S. Vigilio, che tanto il Baretto è adiacente alla stazione di arrivo. Postilla: con la coda dell’occhio ho visto più volte un ragazzo parcheggiare diverse auto di grossa cilindrata (che il ristorante possieda qualche posto auto? Non mi risulta, ma informatevi al momento della prenotazione). Dopo cena, vale la pena due passi fino al Belvedere e sulle scalette del Castello.

L’ambiente.
Il Baretto gode dell’immensa fortuna di un ampio dehors ricoperto da pergolato ed in ombra, che permette alla vista di spaziare su chilometri e chilometri di pianura padana. I tavoli (stimo approssimativamente 40 coperti) sono apparecchiati elegantemente con tovaglie verdi che richiamano il panorama circostante; come centrotavola un fine porta candela rosso. Buona cristalleria e posate d’argento. Comode le sedute. I tavoli sono disposti in modo da sfruttare ogni spazio utile, tuttavia, complice la lieve brezza e la mancanza di pareti, le voci dei vicini non arrivano alle nostre orecchie. Sette-otto camerieri in uniforme sono allineati come un plotone d’esecuzione lungo il lato della terrazza. Menu curati. Cantina discreta. Non siamo entrati dentro il locale, quindi il voto è riferito solo al dehors.

Il servizio.
Capitiamo per caso davanti al ristorante, meditando un semplice aperitivo; ma poichè da mesi la festeggiata proponeva di cenare al Baretto, fermarci è sembrato il miglior regalo di compleanno. Pur senza prenotazione, un cameriere ci trova un angolino, avvertendoci che per le 22:30 dovremo liberare il tavolo, già riservato ad avventori più previdenti. Nonostante la comanda piuttosto breve, il servizio è risultato fastidiosamente incalzante e confuso.

Molto dopo il prosecco di Valdobbiadene (S. Giuseppe), ma molto prima che ci servissero il vino (Pigato 2007, Bruni), arriva il mio antipasto. Tra l’unico antipasto ed i primi piatti arrivano gli appetizer, ma solo per i miei colleghi (a me nulla: in punizione per aver ordinato l’antipasto!). Resosi autonomamente conto della brutta performance del suo personale, il maître si è spontaneamente scusato, gesto che salva il Baretto da un 4 al servizio, meritato anche per altre piccole sbavature che sarebbe impietoso e noioso elencare. Menzione positiva: alle 22:30 nessuno è venuto a suonare la campanella per liberare il tavolo.
Ma veniamo ai piatti.

Appetizer.
Un ottimo gazpacho dal colore rosé servito in bicchiere da Martini, con una pallina di mousse verde della quale non sono riuscito a capire la composizione (se l’avessero servito anche a me, forse sarei riuscito ad essere più preciso!)

Antipasto.
Tartare di tonno con crema di mele e curry. Con una coppa, è stato ricavato un tortino di tartare, sovrastato da uno sottile strato rosato di crostaceo (presumibilmente scampi, ma non si riusciva davvero a capire di quale specie si trattasse) che era lavorato come una soppressata. Intorno una cremina “ariosa” di mele e curry. Idea e presentazione decisamente interessanti. Purtroppo il piatto è stato servito freddo di frigo: arriva a meno di due minuti dall’ordinazione, con l’olio d’oliva ancora in fase semiliquida a causa della bassa temperatura. L’unico sapore ben distinguibile, nonostante la temperatura, è quello di un tonno non freschissimo. Piatto disastroso, da me avanzato e che i miei colleghi si sono rifiutati di finire dopo averlo assaggiato.

Primi piatti.
Insalata di spaghetti freddi, verdure ed astice. Bella presentazione; quasi assenti le verdure; astice un pochino stopposo.
Tartare di manzo al tartufo: spalmata in uno strato sottile su di un piatto piano, la carne era guarnita con un generosissima dose di tartufo scorzone tagliato a carpaccio. Il piatto presentava un acutissimo profumo e un deciso sapore di tartufo nero (dal misero assaggio concesso dal collega, non ho capito se la tartare fosse condita con olio tartufato, o se vi fosse una spolverata del tubero più prezioso). Sufficienza piena. Il piatto meglio riuscito è stato quello della festeggiata, che tuttavia proprio non riesco a ricordare.

Passiamo ai dessert: qui si cambia marcia.
Scoprirò in seguito che il ristorante si avvale della collaborazione di uno chef dedicato alla pasticceria. Anticipati da un ottimo predessert, costituito da una mousse di pistacchio con pezzetti di mandorla amara, giungono la torta di mele ed un parfait al cioccolato.
La torta era servita con una pallina di gelato alla vaniglia, della crema d’uovo ben liquida e quasi cruda; mirtilli ed amarene. Niente di più difficile che proporre una buona e semplice torta di mele: cinque centimetri d’altezza; mele ben cotte ma ancora di buona consistenza e non fuse nell’impasto; consistenza morbida ma non rammollita dall’acqua delle mele; croccante fuori, senza essere troppo pastosa o secca all’interno. Uniformemente tiepida, ma non calda. Eccellente.
Il parfait era buono, anche se la mia collega non lo ha gradito.
Eccezionale e fresca anche la piccola pasticceria che accompagnava l’unico caffè: due frollini, un biscotto al cioccolato, una mousse ai frutti di bosco, qualche amarena ed altro ancora.

Complessivamente la prima esperienza in questo ristorante è stata deludente in confronto alle aspettative che in molti avevano alimentato. La mia collega, che l’anno scorso aveva frequentato il locale innamorandosene, è rimasta invece delusa da questa visita. Cucina innovativa con ottime idee ma con un po’ troppo mestiere. Va detto che i piatti sono stati fortemente penalizzati dai tempi di servizio. Sempre sulla cucina, non si può non tener conto degli ottimi dessert che, quasi da soli, hanno riportato la media sopra la sufficienza. Consideriamo che trattavasi di un lunedì sera ed il locale era completamente sold-out. Aggiungiamo infine che, per un ambiente ed un panorama del genere, il cibo in sé passa in secondo piano.
Merita certamente una seconda chance.

Il conto: 108 euro per un antipasto, due primi e due dessert. Nei restanti 30 euro (le bevande erano offerte dell’altro collega, quindi non posso fare la distinta) erano inclusi tre prosecchi, la bottiglia di vino, quella di acqua ed un caffè decaffeinato. In totale 46 euro a persona.

Condividi la tua esperienza

Raccontarci le tue personali esperienze è fondamentale per permetterci di conoscerti sempre di più ed offrirti consigli su misura per te. ilmangione non è più un'esperienza statica, ma una potente Intelligenza Artificiale che impara a conoscerti partendo da quello che ti piace.