Siamo di ritorno dalla Toscana, e con una guida de...

Recensione di del 16/03/2008

Manubiola

15 € Prezzo
9 Cucina
7 Ambiente
8 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Ottimo
Prezzo per persona bevande incluse: 15 €

Recensione

Siamo di ritorno dalla Toscana, e con una guida degli slow food alla mano, decidiamo di provare questo ristorante. È a dieci minuti dall’uscita di Borgotaro (come di Berceto) e per arrivarci bisogna scalare una collina, tra curve strette e strade ad una corsia. Arrancando tra la seconda e la terza marcia, arriviamo nell’ameno comune di Bergotto. Lì ci attende il ristorante e poco altro. Naturalmente, come spesso capita al di fuori dei grandi centri, il parcheggio è tutto fuorché un problema. Siamo nella via dei funghi, e la mia dolce metà strizza, come un segugio di razza, le sue gentil narici fino a portarmi dritto dritto nel ristorante.

L’ambiente è da ristorante della domenica. Sobrio, banalotto, che non ispira granchè. Quelle vie di mezzo tra il ristorante altisonante e la trattoria con lunghe tavolate di avventori affamati. Muri bianchi, tavoli con tovaglie bianche, piatti e bicchieri classici. Il tutto molto pulito. Dalle finestre centrali si vede il monte dirimpetto a noi, giusto al di là del fiume Manubiola, dal quale si scorge l’autostrada e con facilità è possibile monitorare il traffico della Cisa. Il cameriere indossa pantaloni neri, camicia bianca e papillon, come vuole la tradizione. Veniamo accolti con sorrisi da tutti, il che è sempre piacevole. Il pane ci viene portato insieme all’acqua, ed è di quelli a fette artigianali (buono e croccante).

Non siamo affamatissimi ma incuriositi da questo locale, nel quale difficilmente ci saremmo arrivati e successivamente fermati se non per la guida. Una giovane e fresca ragazza ci sciorina, in leggero accento parmense, le pietanze. Per antipasto è possibile prendere affettati, crostini di funghi, tortina di patate e erbette con lardo, insalata di funghi e tortina di verdure (oltre ad altro che sicuramente non ricordo). Come primo ci sono numerosi paste con funghi, tartufi e cacciagione, oltre ai tortelli alle erbette e agli agnolotti in brodo. Come secondo c’è della cacciagione (capriolo!), funghi e costolette.

Decidiamo di iniziare con una porzione di antipasto, da condividere amorevolmente, con tortino di patate ed erbette con lardo (a parte) e tortino di verdura. I tortini arrivano dopo poco, sono tiepidi e molto buoni. Il tortino di patate è delicato e solletica il palato con gli aromi che contiene all’interno. L’abbinamento con il lardo (eccellente) è estremamente piacevole e per nulla banale (voto 9). Anche la torta di verdura è buona, e al palato, prevale su tutto il gusto di spinaci (voto 8,5).

L’ambiente non aveva impressionato, il cibo invece ci inizia a convincere. Arrivano i primi. La mia preziosa metà prende tortelli di patate con i funghi porcini. I tortelli sono fatti in casa, ognuno è diverso, in ognuno è possibile leggere l’impronta digitale dell’esperto pastaio. Non vi stupirà, se vi dico che il tortello è sublime, equilibrato nei suoi ingredienti, non stopposo ma saporito. I funghi, neanche a dirlo, sono fantastici. Freschi, polposi, profumatissimi; piatto eccellente in ogni singolo composto come nel risultato finale, artigianale ma non grezzo (voto 10). I miei agnolotti in brodo sono anch’essi fatti in casa. Ottimi, non troppo pesanti, delicati così come il brodo che attraverso il gusto racconta una lunga giornata di lavoro (voto 9,5). Tra l’altro, non essendo un gran bevitore di brodo, chiedo che mi venga concessa una proporzione brodo-agnolotto a detrimento del brodo, e ciò avviene senza fare un plissè.

Siamo già soddisfatti, ma ancora golosi, così decidiamo di non arrenderci prima del dolce. Io prendo la classicissima torta pere e cioccolato, ben fatta (voto 8), e la mia compagna di forchetta sceglie la torta al limone e pinoli. Naturalmente di produzione interna e anch’essa molto buona (voto 8).

L’ennesimo foro concesso alla cinghia della cintura è il trofeo dell’eccellente pranzo, e ci suggerisce di deporre forchetta e coltello ed impugnare il portafoglio. L’antipasto, medio abbondante, costa cinque euro; i primi, abbondantissimi, 6,5 euro cadauno; i dolci tre euro a testa. Aggiungendo un acqua (2 euro) e due coperti (2,20 euro) il totale è 28,20 euro, ne paghiamo 28 e siamo entusiasti. Il servizio è cortese, informale ma mai disattento, l’ambiente è sempliciotto ma pulito, la cucina superba nel rapporto qualità prezzo. A Milano è impossibile mangiare così bene per 30 euro a testa e qui ne spendiamo meno e per due. Stupefatto, mi accomodo alla guida lanciando uno sguardo di intesa alla mia dolce metà; sì, cara mia, ci torneremo perché raramente il casalingo, l’artigianale, la delicatezza e la genuinità si abbracciano così furbescamente in una cucina.

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