Il ristorante La Crusa dal Ga, che significa "la c...

Recensione di del 10/11/2007

La Crusa dal Ga

30 € Prezzo
6 Cucina
6 Ambiente
6 Servizio
Rapporto qualità/prezzo: Scarso
Prezzo per persona bevande incluse: 30 €

Recensione

Il ristorante La Crusa dal Ga, che significa "la croce del gallo", si trova a pochi passi dal Municipio di Bellinzago. Il locale non ha parcheggio privato, ma si trova posteggio con facilità nelle vie adiacenti. L'entrata non è molto appariscente, l'insegna è minuscola e si deve arrivare proprio davanti per accorgersi di essere giunti a destinazione; sembra più la vetrina di un negozio che l'entrata di un ristorante.
Anche la sala di ingresso ha un aspetto un po’ minimalista, con due tavoli non apparecchiati ad uso scrivania e cassa, qualche scaffale con bottiglie di rossi piemontesi e il bancone del bar.
L'impatto è un pò freddino, va meglio invece con le due salette con i tavoli apparecchiati che sono invece più carine, con pareti giallo chiaro a cui sono appesi i quadri dello chef Marco Bovio, tendaggi alle finestre e piastrelloni chiari a pavimento. L’illuminazione non è eccessiva e crea un minimo di ambiente.

Veniamo accolte da una giovane cameriera che ci accompagna in sala e ci lascia libertà di scelta del tavolo prenotato per sei il giorno prima.
La mise en place è molto semplice e consta di sottotovaglia verde e tovaglia gialla, calici Scott e posateria in acciaio. Due cestini contengono delle fette di baguette e di pane al sesamo, piuttosto ordinari. I tavoli sono di legno, le sedie impagliate.

Il menu.
Mi colpiscono subito i bei menu inseriti in quegli album “etnici” di carta riciclata con la copertina dura decorata con composizioni di perline e fiori secchi.
Nella prima pagina è riportato il menu degustazione ed è sottolineato che tutti i piatti sono realizzati "espressi". Nelle pagine successive sono invece elencate le poche proposte alla carta, si tratta di scegliere tra quattro-cinque antipasti dove è prevista anche la possibilità di avere un assaggio di ognuno, quattro-cinque primi con possibilità di un bis di assaggi e quattro-cinque secondi a base di carne.
La scelta dei piatti è ridotta al minimo, ma questo lo considero garanzia di qualità e di freschezza delle preparazioni. L'impronta del menu è regionale, una cucina fatta di prodotti del territorio basata sulla reperibilità di materie prime stagionali. La descrizione dei piatti è molto semplice ma invitante.
Il nostro tavolo si orienta su scelte un po’ differenziate che purtroppo, nonostante la nostra richiesta, non potranno essere servite in modo simultaneo e saremo costretti ad una attesa abbastanza prolungata tra un piatto e l'altro.

Carta dei vini.
La carta dei vini è invece presentata in un album di plastica ed elenca un centinaio di etichette che abbracciano un po’ tutto il panorama enologico italiano, con particolare attenzione alla tradizione enologica piemontese e locale.
Scegliamo un Valpolicella Ripasso Capitel della Crosara, 2003, di Montresor. La bottiglia viene mostrata e aperta al tavolo, servita per la degustazione alla persona da noi designata, ma poi il vino non viene versato anche a tutti gli altri commensali.

Come anticipato, vengono prima serviti gli antipasti ai tre commensali che li hanno ordinati e poi, atteso che questi li terminassero, arriveranno anche i primi agli altri in attesa. Ho fatto in modo di assaggiare due primi e due secondi così posso riferire le mie impressioni su quanto segue.

Primi piatti.

Su piatti fondi di ceramica bianca col bordo lavorato vengono servite porzioni abbastanza abbondanti.
Tagliatelle ai carciofi e tartufo.
Un piatto discreto, ma nulla di più. I tagliolini non mi sembravano artigianali (non che fosse scritto da qualche parte che dovesse essere così, ma avevo questa aspettativa) e non mi hanno lasciato un ricordo particolare. I carciofi erano nella norma, il profumo del tartufo nero discreto, ma non così intenso. Voto 6,5

Gnocchi di patate allo zola e noci.
Gli gnocchi avevano una consistenza molto gradevole e non si appiccicavano al palato come spesso succede, però purtroppo secondo me il piatto mancava di personalità perché il gorgonzola non aveva un aroma molto intenso. Trovandoci in una delle zone tradizionalmente più vocate mi aspettavo un gorgonzola super, invece era piuttosto ordinario. Alla fine il sapore più percettibile era quello delle noci. Voto 6.

Secondi piatti.

Tagliata di manzo al pecorino.
Di questo piatto mi ha entusiasmata maggiormente la qualità e il profumo del pecorino perché la carne, per quanto avesse una cottura per i miei gusti perfetta, purtroppo non era molto tenera e richiedeva una masticazione abbastanza prolungata. Il piatto era decorato con una foglia di radicchio e servito con un contorno di patate al forno un po’ mollicce e non molto saporite. Voto 6.

Spezzatino di vitello ai funghi porcini.
La tenerezza che mancava alla tagliata era tutta nel vitello. Ma i commenti positivi su questo piatto purtroppo finiscono qui perché i funghi erano praticamente insapori. E' pur vero che la stagione, già avara di suo, è terminata, ma poiché il locale evidenzia che il menu è confezionato sulla base di prodotti reperiti freschi, proprio questi pensavamo di trovare. Carne e funghi erano amalgamati in una cremina dall'indefinibile sapore dolciastro. A decorazione la solita foglia di radicchio e le stesse patate molli di contorno. Voto 6.

Già sazi e forse non particolarmente invogliati, rinunciamo al dessert e ordiniamo i caffè.
Il giudizio alla mia prima visita, condiviso da tutti i commensali, è quello di un localino dove si può cenare in tranquillità, con una cucina che non regala particolari emozioni, e dove la qualità delle materie prime, per quanto sufficiente, mi è parsa un po’ altalenante tra una portata e l’altra.
Le porzioni sono discrete, in taluni casi anche abbondanti, ma i piatti mi sono sembrati tutti poco caratterizzati. Fatta eccezione per il pecorino della tagliata, i sapori nel complesso erano piuttosto anonimi.
Il servizio è stato un pò lento e poco premuroso. Per chiedere il conto abbiamo dovuto alzarci noi perché alle 23:00 in sala non si vedeva più nessuno.

Il conto: coperti non addebitati; tre antipasti 23 euro; quattro primi 38 euro; sei secondi 89 euro; tre bottiglie di acqua Val Vigezzo 7,50 euro; una bottiglia di vino 18,30 euro; tre caffè non addebitati. Totale per sei persone: 175,80 euro. 30 euro a testa per due piatti piuttosto ordinari e una bottiglia di vino in sei, non mi fa giudicare il rapporto qualità/prezzo tra i migliori che abbia esperito finora.

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